Tra pochi mesi, con due anni di anticipo, andrò in pensione.
In tutto saranno stati cinquant'anni passati in Università da studente, borsista, ricercatore, professore.
Cinquanta.
Per ragioni soprattutto personali ho deciso di anticipare.
Lo posso fare a cuor leggero perché da quest'anno - dopo anni in cui era parzialmente bloccato - il turn-over è tornato a essere (mediamente) del 100%.
Ne è valsa la pena. Essere pagato per studiare è un privilegio raro.
Insegnare è un mestiere meraviglioso.
L'Università italiana è in difficoltà: da molti anni tutti i governi l'hanno bastonata con una combinazione di malafede, stupidità e ignoranza ("matta bestialitade") rubando un futuro ai giovani.
Ma è stata e rimane un posto in cui vi sono grandi presidi di cultura e di democrazia, mediamente una buona università.
Poi come dovunque ci sono cose che non funzionano (sempre più numerose), burocrazia forsennata (sempre più estesa), clientelismi e familismi (non rari, ma non così frequenti), fannulloni e incompetenti (abbastanza rari, ma ci sono).
C'erano e ci sono molte cose da cambiare; in particolare non ci siamo attrezzati bene al fatto che l'Università è diventata un'università di massa (meno di quanto dovrebbe) e che questo fatto è positivo, ma richiede interventi e risorse e un modo diverso di organizzare gli studi.
Perché la scuola di massa non vuol dire di bassa qualità e non implica la segregazione degli "eccellenti" dalle "merde" (è l'unica concessione alla volgarità che mi permetto).
Ieri, venerdì 2 Marzo, c'è stato il mio penultimo atto al nostro Dottorato.
Tre dei cinque neo-dottori mi avevano come mentore.
Fatemi dire che, aldilà del fatto che ho addottorato qualche decina di giovani, ogni volta per me è un'orgogliosa emozione.
Ma voglio dire di più.
Quest'anno tre dottorandi erano di formazione un filosofo, una giurista, una paesaggista (quest'ultima cittadina serba).
Non era male questa vocazione della nostra scuola di dottorato di essere "aperta": uno dei tanti pregi dell'esperienza di AAA.
Premetto che in tutti i casi avevo dei colleghi più "disciplinari" di me a fare da co-mentori: non sono un tuttologo.
Ma Nanni, Roberta e Nađa (o per essere più corretti Giovanni Campus, Roberta Guido e Nađa Beretić) pur non essendo stati miei studenti (per ovvie ragioni) mi hanno fatto l'onore di scegliermi in quanto i loro temi di ricerca intersecavano dei miei interessi culturali e, forse, sapevano che avrei studiato e imparato con loro (poi i mentori "disciplinari" ci avrebbero "messo in riga").
Hanno fatto un ottimo lavoro.
E penso che i risultati della loro ricerca siano utili (se vi interessano le ricerche, di cui non svelo i titoli, sono legati al rapporto tra arte pubblica e città, al diritto alla città, alle prospettive del parco geominerario della Sardegna; li ho detti volutamente male: se vi interessa contattateli).
Avrò ancora un paio di dottorandi che finiscono il corso a fine 2018 e uno (palestinese con Borsa del MAE) nel 2019.
Non vi racconto qui quali difficoltà hanno studenti non comunitari a mettersi in regola con la burocrazia italiana, nonostante l'illuminato buonsenso di molti poliziotti; del resto un Paese che non riesce a trovare soluzioni efficaci per far votare studenti fuori sede che volete che possa fare con studenti e dottorandi (ma anche con ricercatori) non comunitari.
Perché ho scritto questo post?
Non so; forse perché un po' mi dispiace che alla prossima discussione delle dissertazioni sarò già in pensione e un po' per farvi capire perché non posso proprio pensare di dare il mio voto a chi in questi anni ha attivamente collaborato a cercare di distruggere l'Università pubblica, specie quella del Sud.
E per dire che non ci sono riusciti e non ci riusciranno.
Non solo ne è valsa la pena.
Ne vale la pena, ne varrà la pena.
Anche per Nanni, Roberta e Nađa e per il loro futuro.
P.S.
In questi giorni, a poche ore dalle elezioni, sono state assegnate alle università e agli enti di ricerca le risorse per il reclutamento; briciole: all'Ateneo di Sassari 11 posti in tutto. Siamo proprio sicuri che non sia questo il tempo di mobilitarci?
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sabato 3 marzo 2018
sabato 11 novembre 2017
Vintage --- Sacchi a pelo all'ombra delle colonne
Pubblicato nel 1987 sul giornale di Venezia Il Gazzettino.
Sacchi a pelo all’ombra delle colonne
Da alcuni anni stiamo lavorando, alla Facolta di Architettura, ad un gioco sul futuro di Venezia (si chiama VAGUE, acronimo allusivo, e "gira" su M24 Olivetti).
Tra gli eventi che avevamo inserito come possibili esiti dello "mosse" di gioco, uno si è rivelato profetico interprete di un grottesco avvenimento del luglio veneziano.
Si intitolava "sacchi a pelo all'ombra delle colonne" e prevedeva la realizzazione, a costi modestissimi per l'opulenta serenissima repubblica dei bottegai, di strutture ricettive per il turismo giovanile (tettoie, bagni, spazi nelle isole minori, battelli). Era un evento con basse probabilità iniziali di realizzazione che quasi sempre le varie fasi di gioco portavano a non avverarsi; con qualche stupore dei nostri giocatori-studenti che non capivano le ragioni per cui una tale modesta, conciliante e meritoria opera non fosse in alcun modo desiderabile in una ricca e suppostamente ospitale città abitata dai discendenti di viaggiatori infaticabili.
La realtà, come è noto, è più ricca di fantasia dell'immaginazione; non solo non si è realizzato quel piccolo insieme di misure ospitali (l'ospitalità presuppone anche un'attitudine generosa verso chi non spende, come i poveri fraticelli di Francesco che non portavano denari: nella lunga serie di aggettivi denigratori riportati dai giornali il più ricorrente dopo "sporchi" - do you remember?: "sporco negro", "sporco drogato", "sporco ebreo", "sporco italiano", "sporco muso giallo"- era invece "non spendenti") ma contro i sacchi a pelo è iniziata la mobilitazione.
Emulo di Giovanni d'Austria e armato dell'affilato rasoio dicotomico della scepsi catalaniana ("è molto meglio una città pulita, di gente perbene, turisti con monete forti piuttosto che una città con marocchini, scippatori e scrofolosi") è sceso in campo l'assessore al turismo, uno degli amministratori che noi cittadini veneziani che non godiamo di rendite parassitarie sui flussi turistici più amiamo per le doti di efficacia ed efficienza dimostrate nel cancellare, in una sola stagione, la chiassosa e invadente presenza di "stranieri" plebei dalle calli veneziane in occasione del Carnevale, che già nei secoli passati si era caratterizzata come festa di piccole élite raffinate e che solo in recenti anni "questa generazione mantenuta nel benessere" ha preteso di considerare come una festa praticata en plein air, una sorta di "mondo alla rovescia".
Ora cosa mai vorrà fare Mario Catalano, assessore al turismo, con questo provvedimento miscuglio incomparabile di banalità, perbenismo razzista e servilismo verso i bottegai-rentiers?
Ce lo chiediamo perche "per solito l'uomo quando ode parole crede che nascondano necessariamente pensieri", come osserva Mefistofele.
Suvvia! Si sa che non si debbono gettare cartacce per terra; o le sostanze inquinanti in laguna) e ben farebbero i vigili a multare coloro (turisti e no) che lo fanno, compresi gli autoctoni che fanno volare i sacchetti d'immondizia dalle finestre nei canali; si sa che pisciare sulle colonne non ista bene e ben farebbero i vigili pertanto a tutelare la igiene pubblica, in parte anche insidiata da escrementi di cane tuttavia, e certo non tutelata dalla rarità di cessi pubblici e dal malcostume di molti esercenti che chiudono le toilette dei loro locali.
Suvvia signor sindaco, lei che è allievo del ministro più intelligente della nostra Repubblica (quella italiana intendo), mi meraviglio. Con un po' di ferme e discrete pressioni poteva ridurre sommessamente i modesti disagi provocati agli onesti cittadini dal popolo dei saccoapelisti , senza clamori e proclami repressivi e senza appiattire la sua immagine sulle iniziative dissennate di qualche suo collega meno fortunato. E sì che mi aspettavo qualcosa, dopo la accuse, ingenerose seppur non del tutto immotivate di immobilismo rivolte ai comunisti: non so? Ci vuole l'Expo, la metropolitana, una rete fognaria (non sarebbe una sfida tecnologica degna del 2000 quella di una Cloaca Maxima, già vanto e onore dei re di Roma? Per potersi bagnare tranquillamente nei canali?), un Beaubourg all'Arsenale. Ma qualcosa di grande sì per questa Venezia ci vuole e lei pareva saperlo.
Dunque cosa c'è sotto? I residenti a Venezia "centro - storico" (le virgolette ci sono pour cause) possono essere suddivisi in tre grosse categorie facendo riferimento all'attività economica ormai quasi esclusiva della parte insulare: non percettori di redditi legati ai flussi turistici (tra essi ricchi e poveri, acculturati e no), percettori di redditi prevalentemente legati ai flussi di turismo residenziale, più d'élite ancorché ormai non necessariamente "colto", percettori di redditi legati ai flussi di turismo pendolare, alla "mordi e fuggi" (le temutissime "orde" precedute da ombrellini multicolori che intasano calli e vaporetti).
Noi poveri residenti non turistici (residenti - residenti RR) paghiamo del turismo solo i costi (prezzi alti, disagi nei trasporti, offerta orientata ai turisti e così via), mantenendo, nonostante occasionali irritazioni, in generale un comportamento civile e tollerante (turisti lo si diventa a turno tutti), ma siamo residuali, 20.000 "estranei", provvisori e negletti; sarebbe come se a DisneyWorld vivessero stabilmente (anche di notte) delle persone: spente le luci delle giostre diventerebbero padroni di un mondo fantastico e muto, fascinoso sì, ma non troverebbero dove bere una birra. Di giorno cercheremmo di scappare o di nasconderci, stranieri nella città non più nostra. Tra qualche anno saremo ancor meno e solo "intellettuali" maniaci e malati di nostalgia: già da ora non contiamo niente o quasi (questo, ahimè, ci diceva anche VAGUE).
Gli altri due gruppi (residenti che sfruttano il turismo stanziale RS e Residenti che sfruttano il turismo-pendolare RP) sembrerebbero avere interessi non coincidenti, sicché ci si potrebbe aspettare una qualche conflittualità, una concorrenza, una dialettica tra essi. Tuttavia dentro questi gruppi (tutti i componenti dei quali sono ad alto reddito) prevalgono quelli che potremo chiamare bottegai-rentiers. I mercanti sono stati tra i protagonisti della nascita dell'era moderna, il commercio, la concorrenza e il rischio che spesso lo caratterizzano, ha una sua oscura grandezza, ma a Venezia non di commercio si deve perlopiù parlare, bensì di "rendita di posizione": i flussi ci sono comunque, la gente compre comunque, mangia comunque: non è un caso che il rapporto qualità/prezzi sia a Venezia il peggiore d'Europa nel settore della ristorazione e alberghiero: si può mangiare male anche spendendo 100.000 lire.
L'Assessore (al turismo) citato era l'Avvocato Augusto Salvadori in una Giunta di centro sinistra il cui Sindaco era il socialista Nereo Laroni (Salvadori sarà poi Assessore alla Tutela del Decoro della città nella Giunta Cacciari 3 - 2005-2010).
Il Ministro "più intelligente della Repubblica" (e forse era vero) è Gianni De Michelis, all'epoca Ministro del lavoro.
VAGUE è un gioco di simulazione; l'acronimo sta per Venice: an Ancient Game of Urban Evolution; sviluppato poi in Nouvelle VAGUE e in newWave).
L'articolo fa riferimento a una polemica relativa ai giovani in sacco a pelo che dormivano all'aperto sulle gradinate (soprattutto alla Stazione Santa Lucia).
Con lo slogan "uno, nessuno e centomila (abitanti) mi sono candidato (e sono stato eletto) alle elezioni comunali del 1990 nella lista del PCI-Il Ponte guidata da Massimo Cacciari.
Sacchi a pelo all’ombra delle colonne
Da alcuni anni stiamo lavorando, alla Facolta di Architettura, ad un gioco sul futuro di Venezia (si chiama VAGUE, acronimo allusivo, e "gira" su M24 Olivetti).
Tra gli eventi che avevamo inserito come possibili esiti dello "mosse" di gioco, uno si è rivelato profetico interprete di un grottesco avvenimento del luglio veneziano.
Si intitolava "sacchi a pelo all'ombra delle colonne" e prevedeva la realizzazione, a costi modestissimi per l'opulenta serenissima repubblica dei bottegai, di strutture ricettive per il turismo giovanile (tettoie, bagni, spazi nelle isole minori, battelli). Era un evento con basse probabilità iniziali di realizzazione che quasi sempre le varie fasi di gioco portavano a non avverarsi; con qualche stupore dei nostri giocatori-studenti che non capivano le ragioni per cui una tale modesta, conciliante e meritoria opera non fosse in alcun modo desiderabile in una ricca e suppostamente ospitale città abitata dai discendenti di viaggiatori infaticabili.
La realtà, come è noto, è più ricca di fantasia dell'immaginazione; non solo non si è realizzato quel piccolo insieme di misure ospitali (l'ospitalità presuppone anche un'attitudine generosa verso chi non spende, come i poveri fraticelli di Francesco che non portavano denari: nella lunga serie di aggettivi denigratori riportati dai giornali il più ricorrente dopo "sporchi" - do you remember?: "sporco negro", "sporco drogato", "sporco ebreo", "sporco italiano", "sporco muso giallo"- era invece "non spendenti") ma contro i sacchi a pelo è iniziata la mobilitazione.
Emulo di Giovanni d'Austria e armato dell'affilato rasoio dicotomico della scepsi catalaniana ("è molto meglio una città pulita, di gente perbene, turisti con monete forti piuttosto che una città con marocchini, scippatori e scrofolosi") è sceso in campo l'assessore al turismo, uno degli amministratori che noi cittadini veneziani che non godiamo di rendite parassitarie sui flussi turistici più amiamo per le doti di efficacia ed efficienza dimostrate nel cancellare, in una sola stagione, la chiassosa e invadente presenza di "stranieri" plebei dalle calli veneziane in occasione del Carnevale, che già nei secoli passati si era caratterizzata come festa di piccole élite raffinate e che solo in recenti anni "questa generazione mantenuta nel benessere" ha preteso di considerare come una festa praticata en plein air, una sorta di "mondo alla rovescia".
Ora cosa mai vorrà fare Mario Catalano, assessore al turismo, con questo provvedimento miscuglio incomparabile di banalità, perbenismo razzista e servilismo verso i bottegai-rentiers?
Ce lo chiediamo perche "per solito l'uomo quando ode parole crede che nascondano necessariamente pensieri", come osserva Mefistofele.
Suvvia! Si sa che non si debbono gettare cartacce per terra; o le sostanze inquinanti in laguna) e ben farebbero i vigili a multare coloro (turisti e no) che lo fanno, compresi gli autoctoni che fanno volare i sacchetti d'immondizia dalle finestre nei canali; si sa che pisciare sulle colonne non ista bene e ben farebbero i vigili pertanto a tutelare la igiene pubblica, in parte anche insidiata da escrementi di cane tuttavia, e certo non tutelata dalla rarità di cessi pubblici e dal malcostume di molti esercenti che chiudono le toilette dei loro locali.
Suvvia signor sindaco, lei che è allievo del ministro più intelligente della nostra Repubblica (quella italiana intendo), mi meraviglio. Con un po' di ferme e discrete pressioni poteva ridurre sommessamente i modesti disagi provocati agli onesti cittadini dal popolo dei saccoapelisti , senza clamori e proclami repressivi e senza appiattire la sua immagine sulle iniziative dissennate di qualche suo collega meno fortunato. E sì che mi aspettavo qualcosa, dopo la accuse, ingenerose seppur non del tutto immotivate di immobilismo rivolte ai comunisti: non so? Ci vuole l'Expo, la metropolitana, una rete fognaria (non sarebbe una sfida tecnologica degna del 2000 quella di una Cloaca Maxima, già vanto e onore dei re di Roma? Per potersi bagnare tranquillamente nei canali?), un Beaubourg all'Arsenale. Ma qualcosa di grande sì per questa Venezia ci vuole e lei pareva saperlo.
Dunque cosa c'è sotto? I residenti a Venezia "centro - storico" (le virgolette ci sono pour cause) possono essere suddivisi in tre grosse categorie facendo riferimento all'attività economica ormai quasi esclusiva della parte insulare: non percettori di redditi legati ai flussi turistici (tra essi ricchi e poveri, acculturati e no), percettori di redditi prevalentemente legati ai flussi di turismo residenziale, più d'élite ancorché ormai non necessariamente "colto", percettori di redditi legati ai flussi di turismo pendolare, alla "mordi e fuggi" (le temutissime "orde" precedute da ombrellini multicolori che intasano calli e vaporetti).
Noi poveri residenti non turistici (residenti - residenti RR) paghiamo del turismo solo i costi (prezzi alti, disagi nei trasporti, offerta orientata ai turisti e così via), mantenendo, nonostante occasionali irritazioni, in generale un comportamento civile e tollerante (turisti lo si diventa a turno tutti), ma siamo residuali, 20.000 "estranei", provvisori e negletti; sarebbe come se a DisneyWorld vivessero stabilmente (anche di notte) delle persone: spente le luci delle giostre diventerebbero padroni di un mondo fantastico e muto, fascinoso sì, ma non troverebbero dove bere una birra. Di giorno cercheremmo di scappare o di nasconderci, stranieri nella città non più nostra. Tra qualche anno saremo ancor meno e solo "intellettuali" maniaci e malati di nostalgia: già da ora non contiamo niente o quasi (questo, ahimè, ci diceva anche VAGUE).
Gli altri due gruppi (residenti che sfruttano il turismo stanziale RS e Residenti che sfruttano il turismo-pendolare RP) sembrerebbero avere interessi non coincidenti, sicché ci si potrebbe aspettare una qualche conflittualità, una concorrenza, una dialettica tra essi. Tuttavia dentro questi gruppi (tutti i componenti dei quali sono ad alto reddito) prevalgono quelli che potremo chiamare bottegai-rentiers. I mercanti sono stati tra i protagonisti della nascita dell'era moderna, il commercio, la concorrenza e il rischio che spesso lo caratterizzano, ha una sua oscura grandezza, ma a Venezia non di commercio si deve perlopiù parlare, bensì di "rendita di posizione": i flussi ci sono comunque, la gente compre comunque, mangia comunque: non è un caso che il rapporto qualità/prezzi sia a Venezia il peggiore d'Europa nel settore della ristorazione e alberghiero: si può mangiare male anche spendendo 100.000 lire.
I redditieri del turismo polemizzano tra di loro solo per gusto e per autogiustificazione (i pochi che hanno il senso del pudore vorrebbero riqualificare l'offerta e pensano anche seriamente a questo, senza però rendersi conto che questo ha un prezzo).
La campagna di Catalano fa parte di una vera recita, cui si aggiungono dosi massicce di incultura, pressapochismo, spirito ipocrita a benpensante: si vuole lasciare che i padroni della città possano fare il loro comodo senza scrupoli e senza sensi di colpa.
Ben altro ci vorrebbe. In primo luogo fare di Venezia insulare un vero centro storico. Una cosa è che 100.000 turisti arrivino in un giorno in una città di 500.000 o di 50.000 anime: in realtà la terraferma e la parte insulare sono oggi separate e indifferenti. A tutt’oggi Venezia non è percepita e non è il centro di gravità della vasta conurbazione di terraferma, per molte ragioni tempi e difficoltà d'accesso, prezzi, servizi ed attività culturali tutti concepiti per il "mondo", mai per l'hinterland, scarsa vitalità.
Senza pensare (ed anche senza rifiutarsi di pensare) ad una metropolitana, servizi di treni ed autobus tipo shuttle 24 ore su 24, interscambio di attività e servizi, sistemi informativi telematici, decentramento della sedi culturali e universitarie, ricostituzione di attività produttive avanzate nella parte insulare, questa è una gamba di un progetto sensato per salvare Venezia; l'altra, di cui non parlerò, è una politica della casa e delle destinazioni d'uso, che si ponga un obiettivo serio e mobilitante di almeno 100.000 residenti al 2.000.
I poveri saccoapelisti sono innocenti a rischiano di pagare come capri espiatori colpe che non hanno. Catalano vorrebbe scaricare su di loro stanchezze e risentimenti dei veneziani. Ma loro non ci danno proprio fastidio. I fastidi sono dati dalla monocultura del turismo, spesso avido e indecente. Ridateci una città, non un baraccone da luna park con imbonitori sbracati, e i turisti non gireranno più in mutande e berremo una birra a mezzanotte e potremo cadere nei canali nelle lunghe notti della allegra e internazionale nuova movida veneziana.
La campagna di Catalano fa parte di una vera recita, cui si aggiungono dosi massicce di incultura, pressapochismo, spirito ipocrita a benpensante: si vuole lasciare che i padroni della città possano fare il loro comodo senza scrupoli e senza sensi di colpa.
Ben altro ci vorrebbe. In primo luogo fare di Venezia insulare un vero centro storico. Una cosa è che 100.000 turisti arrivino in un giorno in una città di 500.000 o di 50.000 anime: in realtà la terraferma e la parte insulare sono oggi separate e indifferenti. A tutt’oggi Venezia non è percepita e non è il centro di gravità della vasta conurbazione di terraferma, per molte ragioni tempi e difficoltà d'accesso, prezzi, servizi ed attività culturali tutti concepiti per il "mondo", mai per l'hinterland, scarsa vitalità.
Senza pensare (ed anche senza rifiutarsi di pensare) ad una metropolitana, servizi di treni ed autobus tipo shuttle 24 ore su 24, interscambio di attività e servizi, sistemi informativi telematici, decentramento della sedi culturali e universitarie, ricostituzione di attività produttive avanzate nella parte insulare, questa è una gamba di un progetto sensato per salvare Venezia; l'altra, di cui non parlerò, è una politica della casa e delle destinazioni d'uso, che si ponga un obiettivo serio e mobilitante di almeno 100.000 residenti al 2.000.
I poveri saccoapelisti sono innocenti a rischiano di pagare come capri espiatori colpe che non hanno. Catalano vorrebbe scaricare su di loro stanchezze e risentimenti dei veneziani. Ma loro non ci danno proprio fastidio. I fastidi sono dati dalla monocultura del turismo, spesso avido e indecente. Ridateci una città, non un baraccone da luna park con imbonitori sbracati, e i turisti non gireranno più in mutande e berremo una birra a mezzanotte e potremo cadere nei canali nelle lunghe notti della allegra e internazionale nuova movida veneziana.
mercoledì 24 febbraio 2016
Ad Alghero! Ad Alghero!
Verso la fine del precedente post, scrivevo:
Il quarto soggetto è la comunità del DADU. Questa è una nota dolente, la più dolente. Ne parlerò in un prossimo post, l’ultimo che destinerò a queste tematiche (e spiegherò perché mi costringerò, dopo quell'intervento a tacere). Per ora devo dire che anche noi abbiamo fatto e stiamo facendo meno del necessario.
Prima di spiegare perché non continuerò, dopo questo intervento, a intervenire pubblicamente sulle questioni pubbliche riguardanti AAA, lasciatemi, brevemente, dire quali sono le ragioni che mi hanno portato a scrivere: anche noi abbiamo fatto e stiamo facendo meno del necessario.
Ma prima un passo indietro: sono ad AAA sin dalla sua fondazione e ho persino dato un piccolo contributo alla sua "ideazione".
Chi c'è stato a pensarla e a realizzarla?
Due intellettuali del calibro e dell'ampiezza culturale come sono Giovanni Maciocco e Silvano Tagliagambe.
Come tutti sanno sono amico personale di entrambi e sono loro grato per avermi voluto coinvolgere, con ruoli di responsabilità, nell'impresa che hanno costruito.
Vanni poi ha anche preso in mano dal punto di vista organizzativo l'allora Facoltà con la sua immensa capacità di lavoro e la sua apertura mentale.
Non è difficile accorgersi delle differenze che esistono tra il mio modo di agire e quello di Vanni, ma posso testimoniare per essere stato vice-Preside per molti anni, che la visione, la proiezione strategica e la capacità di inclusione espresse da Maciocco sono state straordinarie.
Dunque un tempo c'erano Maciocco e Tagliagambe, e scusate se è poco.
Non peccherò di immodestia se dico che in questo quadro ho dato un contributo assai rilevante al successo della nostra impresa: non solo affiancando il Preside per lunghi anni, ma anche dirigendo il corso di laurea di Urbanistica, che ha ottenuto risultati e prestigio indiscussi, e soprattutto occupandomi dei rapporti internazionali, uno dei punti di forza assoluti di AAA.
Moltissimi sono i colleghi che hanno speso molto di sé in questa intrapresa, pochissimi (ma statisticamente non potevano mancare) quelli che hanno remato contro o hanno perseguito i loro privati interessi (a volte senza riuscirci del tutto).
Per un insieme di circostanze, di cui ho ricordato molte volte l'importanza, tra cui il finanziamento regionale che è stato consistente per molti anni e la disponibilità delle amministrazioni algheresi, si è creato un piccolo miracolo: una Scuola di Architettura nuova, in una piccola città meridionale è diventato uno dei nodi culturali, didattici e scientifici di una rete internazionale assai estesa, conquistando risultati assai notevoli e costruendo un enorme capitale relazionale.
Queste circostanze, oltre alle grande intuizione dei due fondatori, Maciocco e Tagliagambe, alla capacità organizzativa di Maciocco, al lavoro di molti colleghi (sia docenti sia del personale tecnico-amministrativo, molti dei quali precari), e infine al mio contributo costante, fattivo ed efficace hanno portato a questi risultati.
Quando poco più di quattro anni fa il collega Maciocco ha deciso di anticipare il suo pensionamento (Tagliagambe l'aveva fatto anni prima) mi è stato chiesto con insistenza, con molta insistenza, di accettare di fare il Direttore: tutti sanno che non volevo farlo; ho accettato, per un mandato solo di tre anni, la carica; per la quale ho avuto l'unanimità dei voti.
L'ho fatto sulla base di linee programmatiche molto precise, basate su una visione molto precisa.
Sono stati tre anni duri, in prima linea, in cui abbiamo dovuto raschiare il fondo del barile per l'assottigliarsi dei finanziamenti regionali e per la crisi di risorse dell'Ateneo, per ottenere degli spazi adeguati, ma abbiamo - faticosamente - resistito, confermando e migliorando i nostri risultati: non è solo merito mio, ma qualcosa credo di aver prodotto per ottenerli.
Ma c'erano scricchiolii sinistri: con l'idea che nascondere i problemi non aiuta a risolverli, li ho resi palesi, come è ovvio (e come solo degli imbecilli o degli opportunisti potrebbero pensare che non sia) nel solo intento di "mobilitare" noi stessi e i nostri interlocutori per affrontarli.
Scaduto il mio primo mandato ho comunicato con grande chiarezza la mia indisponibilità al rinnovo: ho tenuto duro sino alla mattina delle elezioni, ma avendo ricevuto nella notte una lettera che mi chiedeva in modo pressante di accettare, ho comunicato che non avrei rifiutato di accettare un'eventuale elezione, elezione che è avvenuta con un consenso amplissimo (solo due astensioni).
Votavano per me, dopo quello che avevo fatto, per quello che avevo fatto.
Votavano per linee programmatiche ancora più precise, basate su una visione ancora più precisa.
Avevo allora già un blog nel quale si era svolta la mia campagna per l'elezione del Rettore, la discussione sulla sede, la richiesta ripetuta di finanziamenti.
Ho sbagliato ad accettare, ero stanco e la situazione era diventata troppo difficile per le mie forze.
Ho tentato di riconquistare il finanziamento regionale e il riconoscimento di Alghero come sede decentrata in tutti i modi: un ruolo essenziale l'hanno avuto una gran parte degli studenti, ma alla fine abbiamo ottenuto questi risultati.
Ma vedevo i problemi e percepivo che la comunità cui appartengo non riteneva di essermi vicina come io credo che sarebbe stato necessario e - soprattutto - che la discussione che avevo più volte sollecitato non interessava pressoché nessuno.
Dopo aver ottenuto il risultato sul punto nodale dei finanziamenti e della sede decentrata, poiché ritenevo di non poter affrontare e risolvere i problemi che man mano crescevano e che ho più volte rappresentato, mi sono dimesso (non ho fatto finta di dimettermi, mi sono dimesso davvero: ho procrastinato di un paio di mesi per continuare a contribuire alla mobilitazione e perché, con un gesto di attenzione di cui mi sono sentito onorato, il Magnifico Rettore ha respinto tre volte le mie dimissioni).
Questo non vuol dire che i nostri problemi siano scomparsi.
Come ho scritto più volte mi auguro che le cose cambino e ho dato atto con soddisfazione che sulla "questione sede decentrata" c'è una decisione della Regione che ripristina una situazione compromessa da molti anni. E io penso di avere avuto e di avere molti meriti in questi risultati.
Penso anche di aver continuato - con diverso stile - la politica di coraggiose aperture promossa dal mio predecessore; cito solo due avventure "folli" che ho facilitato: il lavoro eccellente fatto per l'Expò dalla magnifica equipe del collega Ceccarelli (con cui mi è capitato di avere dei dissapori, ma che ha il grandissimo pregio di lavorare con passione, dedizione e testardaggine per AAA) e la ormai stra-citata avventura di Open for Art, conclusa pochi giorni fa.
Io mi sono limitato a facilitare. Non è molto, ma è molto di più di quel che succede normalmente in ambito accademico.
C'è un altro segnale positivo, il Magnifico Rettore incontrerà il Consiglio di Dipartimento, il prossimo 9 Marzo. Massimo Carpinelli sa che a volte non ho condiviso alcune sue scelte, altre volte ho ritenuto di essere in disaccordo con quello che pensavo (per quanto mi si riferiva) che avesse scelto, ma una persona della sua intelligenza credo che avrà modo di rendersi conto dei molti problemi e delle residue potenzialità di AAA; e di convincersi della straordinaria importanza di avere la presenza di una Scuola di Architettura ad Alghero.
Vi spiego infine perché mi fermerò qui; come ho chiuso con i miei interventi sulle questioni strettamente legate alla "politica algherese", chiuderò con quelli legati alla "vita accademica".
Le ragioni sono più o meno le stesse: io non ho mai insultato nessuno, ho sempre argomentato nel merito, basandomi su informazioni verificabili; quando ho polemizzato l'ho fatto in forma argomentativa, a volte forse contundente, in generale pacata.
Raramente chi era in dissenso con me ha opposto ragionamento a ragionamento, argomentazione ad argomentazione.
Ma in molte sedi (non di dibattito pubblico) si è ribadito, senza ragioni e in modo trasversale, che era meglio, più utile che io tacessi (di volta in volta per la sinistra, per l'amministrazione, per il Dipartimento, per l'Ateneo, ...).
Bene sapete come succede, dopo un po' uno "si rompe i coglioni" (absit iniuria verbis).
Quindi anche per AAA, come per le vicende algheresi, faccio un passo indietro.
Forse non parteciperò all'incontro con il Rettore per questa ragione, ma ci penserò.
Farò un grande, pieno passo indietro. Mi restano poco meno di cinque anni prima della pensione: mi dedicherò con passione alla didattica e alla ricerca; penso di poter dire "ho già dato".
Spero che i miei timori siano smentiti e che le speranze si realizzino.
A "futura memoria" sto preparando un documento su quelle che penso possano essere le prospettive dell'alta formazione nella nostra "rete metropolitana" (Alghero inclusa) chi volesse riceverlo mi scriva.
Per il resto, ringrazio chi mi è stato vicino. A giorni li inviterò ad un aperitivo.
Il quarto soggetto è la comunità del DADU. Questa è una nota dolente, la più dolente. Ne parlerò in un prossimo post, l’ultimo che destinerò a queste tematiche (e spiegherò perché mi costringerò, dopo quell'intervento a tacere). Per ora devo dire che anche noi abbiamo fatto e stiamo facendo meno del necessario.
Prima di spiegare perché non continuerò, dopo questo intervento, a intervenire pubblicamente sulle questioni pubbliche riguardanti AAA, lasciatemi, brevemente, dire quali sono le ragioni che mi hanno portato a scrivere: anche noi abbiamo fatto e stiamo facendo meno del necessario.
Ma prima un passo indietro: sono ad AAA sin dalla sua fondazione e ho persino dato un piccolo contributo alla sua "ideazione".
Chi c'è stato a pensarla e a realizzarla?
Due intellettuali del calibro e dell'ampiezza culturale come sono Giovanni Maciocco e Silvano Tagliagambe.
Come tutti sanno sono amico personale di entrambi e sono loro grato per avermi voluto coinvolgere, con ruoli di responsabilità, nell'impresa che hanno costruito.
Vanni poi ha anche preso in mano dal punto di vista organizzativo l'allora Facoltà con la sua immensa capacità di lavoro e la sua apertura mentale.
Non è difficile accorgersi delle differenze che esistono tra il mio modo di agire e quello di Vanni, ma posso testimoniare per essere stato vice-Preside per molti anni, che la visione, la proiezione strategica e la capacità di inclusione espresse da Maciocco sono state straordinarie.
Dunque un tempo c'erano Maciocco e Tagliagambe, e scusate se è poco.
Non peccherò di immodestia se dico che in questo quadro ho dato un contributo assai rilevante al successo della nostra impresa: non solo affiancando il Preside per lunghi anni, ma anche dirigendo il corso di laurea di Urbanistica, che ha ottenuto risultati e prestigio indiscussi, e soprattutto occupandomi dei rapporti internazionali, uno dei punti di forza assoluti di AAA.
Moltissimi sono i colleghi che hanno speso molto di sé in questa intrapresa, pochissimi (ma statisticamente non potevano mancare) quelli che hanno remato contro o hanno perseguito i loro privati interessi (a volte senza riuscirci del tutto).
Per un insieme di circostanze, di cui ho ricordato molte volte l'importanza, tra cui il finanziamento regionale che è stato consistente per molti anni e la disponibilità delle amministrazioni algheresi, si è creato un piccolo miracolo: una Scuola di Architettura nuova, in una piccola città meridionale è diventato uno dei nodi culturali, didattici e scientifici di una rete internazionale assai estesa, conquistando risultati assai notevoli e costruendo un enorme capitale relazionale.
Queste circostanze, oltre alle grande intuizione dei due fondatori, Maciocco e Tagliagambe, alla capacità organizzativa di Maciocco, al lavoro di molti colleghi (sia docenti sia del personale tecnico-amministrativo, molti dei quali precari), e infine al mio contributo costante, fattivo ed efficace hanno portato a questi risultati.
Quando poco più di quattro anni fa il collega Maciocco ha deciso di anticipare il suo pensionamento (Tagliagambe l'aveva fatto anni prima) mi è stato chiesto con insistenza, con molta insistenza, di accettare di fare il Direttore: tutti sanno che non volevo farlo; ho accettato, per un mandato solo di tre anni, la carica; per la quale ho avuto l'unanimità dei voti.
L'ho fatto sulla base di linee programmatiche molto precise, basate su una visione molto precisa.
Sono stati tre anni duri, in prima linea, in cui abbiamo dovuto raschiare il fondo del barile per l'assottigliarsi dei finanziamenti regionali e per la crisi di risorse dell'Ateneo, per ottenere degli spazi adeguati, ma abbiamo - faticosamente - resistito, confermando e migliorando i nostri risultati: non è solo merito mio, ma qualcosa credo di aver prodotto per ottenerli.
Ma c'erano scricchiolii sinistri: con l'idea che nascondere i problemi non aiuta a risolverli, li ho resi palesi, come è ovvio (e come solo degli imbecilli o degli opportunisti potrebbero pensare che non sia) nel solo intento di "mobilitare" noi stessi e i nostri interlocutori per affrontarli.
Scaduto il mio primo mandato ho comunicato con grande chiarezza la mia indisponibilità al rinnovo: ho tenuto duro sino alla mattina delle elezioni, ma avendo ricevuto nella notte una lettera che mi chiedeva in modo pressante di accettare, ho comunicato che non avrei rifiutato di accettare un'eventuale elezione, elezione che è avvenuta con un consenso amplissimo (solo due astensioni).
Votavano per me, dopo quello che avevo fatto, per quello che avevo fatto.
Votavano per linee programmatiche ancora più precise, basate su una visione ancora più precisa.
Avevo allora già un blog nel quale si era svolta la mia campagna per l'elezione del Rettore, la discussione sulla sede, la richiesta ripetuta di finanziamenti.
Ho sbagliato ad accettare, ero stanco e la situazione era diventata troppo difficile per le mie forze.
Ho tentato di riconquistare il finanziamento regionale e il riconoscimento di Alghero come sede decentrata in tutti i modi: un ruolo essenziale l'hanno avuto una gran parte degli studenti, ma alla fine abbiamo ottenuto questi risultati.
Ma vedevo i problemi e percepivo che la comunità cui appartengo non riteneva di essermi vicina come io credo che sarebbe stato necessario e - soprattutto - che la discussione che avevo più volte sollecitato non interessava pressoché nessuno.
Dopo aver ottenuto il risultato sul punto nodale dei finanziamenti e della sede decentrata, poiché ritenevo di non poter affrontare e risolvere i problemi che man mano crescevano e che ho più volte rappresentato, mi sono dimesso (non ho fatto finta di dimettermi, mi sono dimesso davvero: ho procrastinato di un paio di mesi per continuare a contribuire alla mobilitazione e perché, con un gesto di attenzione di cui mi sono sentito onorato, il Magnifico Rettore ha respinto tre volte le mie dimissioni).
Questo non vuol dire che i nostri problemi siano scomparsi.
Come ho scritto più volte mi auguro che le cose cambino e ho dato atto con soddisfazione che sulla "questione sede decentrata" c'è una decisione della Regione che ripristina una situazione compromessa da molti anni. E io penso di avere avuto e di avere molti meriti in questi risultati.
Penso anche di aver continuato - con diverso stile - la politica di coraggiose aperture promossa dal mio predecessore; cito solo due avventure "folli" che ho facilitato: il lavoro eccellente fatto per l'Expò dalla magnifica equipe del collega Ceccarelli (con cui mi è capitato di avere dei dissapori, ma che ha il grandissimo pregio di lavorare con passione, dedizione e testardaggine per AAA) e la ormai stra-citata avventura di Open for Art, conclusa pochi giorni fa.
Io mi sono limitato a facilitare. Non è molto, ma è molto di più di quel che succede normalmente in ambito accademico.
C'è un altro segnale positivo, il Magnifico Rettore incontrerà il Consiglio di Dipartimento, il prossimo 9 Marzo. Massimo Carpinelli sa che a volte non ho condiviso alcune sue scelte, altre volte ho ritenuto di essere in disaccordo con quello che pensavo (per quanto mi si riferiva) che avesse scelto, ma una persona della sua intelligenza credo che avrà modo di rendersi conto dei molti problemi e delle residue potenzialità di AAA; e di convincersi della straordinaria importanza di avere la presenza di una Scuola di Architettura ad Alghero.
Vi spiego infine perché mi fermerò qui; come ho chiuso con i miei interventi sulle questioni strettamente legate alla "politica algherese", chiuderò con quelli legati alla "vita accademica".
Le ragioni sono più o meno le stesse: io non ho mai insultato nessuno, ho sempre argomentato nel merito, basandomi su informazioni verificabili; quando ho polemizzato l'ho fatto in forma argomentativa, a volte forse contundente, in generale pacata.
Raramente chi era in dissenso con me ha opposto ragionamento a ragionamento, argomentazione ad argomentazione.
Ma in molte sedi (non di dibattito pubblico) si è ribadito, senza ragioni e in modo trasversale, che era meglio, più utile che io tacessi (di volta in volta per la sinistra, per l'amministrazione, per il Dipartimento, per l'Ateneo, ...).
Bene sapete come succede, dopo un po' uno "si rompe i coglioni" (absit iniuria verbis).
Quindi anche per AAA, come per le vicende algheresi, faccio un passo indietro.
Forse non parteciperò all'incontro con il Rettore per questa ragione, ma ci penserò.
Farò un grande, pieno passo indietro. Mi restano poco meno di cinque anni prima della pensione: mi dedicherò con passione alla didattica e alla ricerca; penso di poter dire "ho già dato".
Spero che i miei timori siano smentiti e che le speranze si realizzino.
A "futura memoria" sto preparando un documento su quelle che penso possano essere le prospettive dell'alta formazione nella nostra "rete metropolitana" (Alghero inclusa) chi volesse riceverlo mi scriva.
Per il resto, ringrazio chi mi è stato vicino. A giorni li inviterò ad un aperitivo.
domenica 21 febbraio 2016
A Piandanna! A Piandanna!
Viviamo in un momento e in un luogo un po’ particolari.
Mi spiego: pare difficile dire che si è d’accordo con
qualcuno o con qualcosa e non passare per uno sfegatato sostenitore o dire che
si è in disaccordo con qualcuno o con qualcosa e passare per un detrattore ad
oltranza.
O dire che in una situazione vi sono aspetti positivi senza
voler dire che tutto va bene o che ci sono aspetti negativi senza voler dire
che è tutta una merda.
Inoltre è difficile far credere che si dice quel che si
pensa e che si pensa quel che si dice.
Tutto a ciò a volte mi deprime.
Ma veniamo al punto.
L’Assessora Firino, che è una persona che stimo e nella
quale ho fiducia, è venuta all'inaugurazione dello straordinario evento Urban Thinker Campus The City we need: Open for Art a portare un saluto non
formale e ha confermato in modo pubblico, esplicito, ribadito quel che era già
stato anticipato in varie forme sui media.
Ha detto che il riconoscimento di Architettura ad Alghero
come sede decentrata è una decisione già presa dalla Giunta e che sarà formalizzata nella
prossima finanziaria, ha detto che questa scelta fa riferimento sia al dato
geografico sia ai risultati raggiunti.
Esattamente quello che chiedo, chiediamo, da molti anni e
per cui mi sono battuto, ci siamo battuti.
Sarebbe ridicolo se non fossi soddisfatto.
Tanto più perché Claudia Firino ha detto che questa
decisione è stata anche il frutto di un dibattito serio, pubblico e anche
aspro; questa affermazione è importante: sulle scelte che fanno riferimento a
problemi veri, la discussione pubblica e il conflitto possono (ho scritto
possono) portare a soluzioni migliori, molto migliori, delle operazioni di lobbying
o degli scontri tra gruppi di potere.
E anche perché Claudia Firino ha detto che sulla questione
delle sedi decentrate si dovrà andare a un confronto ampio per valutarne le
prospettive strategiche e dunque il futuro.
Esattamente quel che vado, andiamo, sostenendo da molti
anni.
Quindi sono soddisfatto. Anche se non sappiamo ancora quanti
fondi saranno assegnati e con che modalità.
Ma il fatto che io sia soddisfatto non risolve i problemi.
Ce ne sono vari che fanno sì che la scelta della Regione,
pur molto positiva, sia del tutto insufficiente a garantire un futuro della
presenza universitaria ad Alghero.
Provo a spiegarmi.
Ho sempre detto che per assicurare una presenza
universitaria di qualità ad Alghero era (è) necessario il contributo di quattro
soggetti.
Comincio dai primi tre:
-
Il Comune di Alghero e la comunità
algherese. Posso dire che – al di là di occasionali incomprensioni e divergenze
– il Comune di Alghero, nelle diverse amministrazioni che si sono succedute, ha
fatto la sua parte: tre edifici (e che edifici!) messi a disposizione per altri
15 anni in uso gratuito sono uno sforzo considerevole e un segnale forte e
non equivoco. La comunità algherese ha mostrato in più occasioni il suo
sostegno, anche se avremmo potuto fare di più e meglio per avere una maggiore e
più fattiva collaborazione. Aggiungo dal lato dei “pro” il fatto che sembra si
stia per chiudere la vicenda del centro di sostegno alle imprese / coworking
/ fab lab tra Comune, Università, Agenzia Regionale del lavoro, denominato Oasi che è stata per moltissimo tempo bloccata da
immotivate resistenze “sassaresi”. Dal lato dei “contro” segnalo che non è
decollata (anche per una scelta che considero sbagliata di collocazione
dell’Archivio storico) la biblioteca congiunta, un progetto ambizioso, ma che
non ha avuto gambe (ora c’è una biblioteca da "separati in casa"). So che queste
due ultime considerazioni non mi saranno
perdonate, ma mi limito a dire quello che penso, anche nella consapevolezza che
governare è difficile e richiede anche fare passi indietro non desiderati: ma un passo indietro non è un passo in avanti.
-
La Regione Sardegna.
Non voglio recriminare: credo che vi sia stata in un non recentissimo passato un eccesso di acribia sulla
definizione di sede decentrata (forse, ma non lo so, con qualche intento
punitivo) e poi c’è stata una lunga inerzia: posso dire, senza essere accusato
di faziosità o di populismo che il colore politico della maggioranza non è
stato il fattore determinante di questa “disattenzione”? Ora sappiamo che la Regione farà la sua parte:
ripeto non so ancora il quanto e il come, ma questa decisione della Giunta è un
sostanziale passo in avanti e crea le condizioni per una prospettiva possibile.
-
L’Ateneo di Sassari. Posso dire che non
condivido il modo in cui la mia Università si sta comportando con la sede di
Alghero? Credo di poterlo fare, anche perché ho una grande opinione dell’intelligenza
e del valore scientifico del Magnifico Rettore e anche perché lungi
dall'essergli ostile l’ho votato e ho
sostenuto con impegno la sua candidatura.
Avevo votato e sostenuto anche Attilio Mastino, anche se con lui mi è capitato di avere scontri vivacissimi a volte epici. Credo che sia degno di nota che anche Attilio è uno studioso di grandissimo valore e che il fatto che i nostri Rettori, come non sempre succede, siano anche scienziati e ricercatori di grande qualità: è un buon segno per l’Ateneo.
Avevo votato e sostenuto anche Attilio Mastino, anche se con lui mi è capitato di avere scontri vivacissimi a volte epici. Credo che sia degno di nota che anche Attilio è uno studioso di grandissimo valore e che il fatto che i nostri Rettori, come non sempre succede, siano anche scienziati e ricercatori di grande qualità: è un buon segno per l’Ateneo.
Con Attilio, dicevo, abbiamo
avuto spesso divergenze, soprattutto tattiche, e non ho difficoltà ad ammettere
che qualche volta avevo torto io (so che lui non ammetterà mai che qualche
volta aveva torto lui), ma abbiamo sempre trovato il tempo per discutere a per
confrontarci.
Questo non mi è mai capitato di
poter fare con Massimo Carpinelli, neppure quando ricoprivo un ruolo
istituzionale, forse per il mio modo
troppo irrituale di porre le questioni.
Fatto sta che non ci siamo
capiti.
Io credo che non ci sia futuro
possibile per Architettura (e per quello che essa può ancora dare all'Ateneo) se
essa non è solidamente basata ad Alghero, lui credo che creda che potremmo
stare benissimo a Piandanna.
Io credo che, nel quadro di una
strategia condivisa di Ateneo sulle questioni fondamentali, i Dipartimenti
debbano avere ampi spazi di iniziativa e sperimentazione, io credo che sulle grandi questioni (rapporti
con l’Ateneo di Cagliari, disegno dell’offerta formativa complessiva, gestione
dei problemi finanziari) si debba discutere con tutte le componenti della
nostra comunità in modo aperto, ampio e condiviso, io credo che un Ateneo senza
dottorato di ricerca sia destinato a un ridimensionamento fatale e che prima di
rinunciare dovremmo venderci anche i gioielli di famiglia, e posso continuare.
Ma torno ad Alghero e ad
Architettura ad Alghero. Ci sono alcune cose essenziali per poter lavorare in
modo normale. La dotazione di personale è la prima. Ho sempre detto che la
dotazione minima di AAA non può essere inferiore a quella degli altri
Dipartimenti: stiamo parlando di 13 – 15 unità: attualmente solo 4 o 5 di queste
unità sono coperte con fondi di Ateneo, le altre le paga AAA (ecco dove sono
andati gran parte dei 300 mila, che quindi è come se non ci fossero), oltre
allo scandalo di un precariato che per alcuni colleghi supera il decennio. Ho
sempre detto che agli studenti di Alghero vanno assicurati gli stessi servizi
che a tutti gli altri: alcuni ci sono (biblioteca, segreteria studenti), altri
no (in primo luogo quelli informatici). Ho sempre detto che le sedi così come
ci sono state consegnate erano incomplete e inefficienti (non ci sono gli
oscuramenti, e questo è un grave problema quotidiano, gli arredi bagno non
sono completi, il progetto per sistemare la terrazza non è stato avviato, mancano attrezzature indispensabili). Ho
sempre detto che è ingiusto che il nostro personale debba viaggiare a sue spese
tra Alghero e Sassari e che non ci sia un servizio regolare di posta
interna. E potrei continuare. Mi è
capitato di quantificare la somma degli extra-costi cui siamo costretti da
queste mancanze: torniamo inesorabilmente ai 650 /700 mila euro che avevamo un
tempo.
Ho detto al Magnifico Rettore di
allora, Attilio Mastino: scelga l’Ateneo se vuole avere, può permettersi di
avere, ha un vantaggio ad avere una sede ad Alghero. Se sì, ne tragga le
conseguenze. La stessa domanda ho rivolto al Magnifico Rettore di oggi, Massimo Carpinelli.
Posso dire che ho molti segnali
secondo cui in tempi brevi il nostro Dipartimento potrebbe venir accorpato ad un
altro e la sede trasferita a Sassari, località Piandanna: sarò lieto di essere
smentito, a parole e soprattutto nei fatti. Per ora mi limito a ricordare che nel luglio
del 2015 per la prima volta da sempre non abbiamo fatto la cerimonia delle
lauree; per ordine superiore da quel che so: un ordine che andava disubbidito,
se c’è stato.
Prima di passare al quarto soggetto, lasciatemi dire che –
per il fatto che esiste la cosiddetta “astuzia della storia” (credo) - la
confusa vicenda della riforma degli enti locali in Sardegna si è conclusa in un
modo potenzialmente fecondo per i nostri territori: avranno il nome di “rete
metropolitana” con le prerogative della città metropolitana (almeno auspicabilmente);
a parte l’enfasi forse eccessiva, non è una definizione insensata; ma a mio avviso esprime più una
potenzialità, un auspicio, un obiettivo che un dato esistente, ma è quel che
serve, quello su cui si deve lavorare; e sarebbe un'enorme occasione.
Io penso che dovremmo ragionare su un sistema
“metropolitano” dell’alta formazione, aggiungendo ai poli di Alghero e Sassari
un polo di Porto Torres (un centro internazionale di ricerca e formazione sulle
bonifiche) e prevedendo una rete distribuita su tutto di accoglienza per attività didattiche e di
ricerca temporanee: magari ho torto, ma ci sarà chi ha voglia di parlarne?
Il quarto soggetto è la comunità del DADU. Questa è una nota
dolente, la più dolente. Ne parlerò in un prossimo post, l’ultimo che destinerò
a queste tematiche (e spiegherò perché mi costringerò, dopo quell'intervento a tacere). Per ora devo dire che anche noi abbiamo fatto e stiamo
facendo meno del necessario. Mi limito a segnalare che ci sono numerosi
scricchiolii sia nella didattica e nella ricerca,che rischiano di mettere
ridimensionare anche in tempi rapidi i grandi
risultati che abbiamo raggiunto. Ne parlerò, ma temo che la consapevolezza non
sia molto diffusa.
Come è noto da circa un anno non ho più ruoli di
responsabilità in Dipartimento e in Ateneo. La qualità della mia vita è
migliorata.
L’unico rovello che ho è quello di una possibile fine
ingloriosa, come quella della rana bollita.
domenica 7 febbraio 2016
Cosa è (stata) Architettura ad Alghero. Open for ...
Parlerò di un evento, importante; trovate qua le
informazioni e gli aggiornamenti.
O meglio parlerò del piccolo miracolo che porta ad Alghero
una delle poche decine di incontri (28 complessivamente) che in tutto il mondo (nel 2016 sono 10)
preparano la conferenza delle Nazioni Unite sugli
Insediamenti Umani (Unhabitat) che si tiene ogni 20 anni: la prima si è
tenuta a Vancouver nel 1976, la seconda a Istanbul nel 1996, la prossima sarà a
Quito dal 17 al 20 Ottobre.
Si tratta dei cosiddetti Urban Thinker Campus che rispondono
su temi diversi alla questione: The city we need (qual'è la città di cui abbiamo
bisogno); il tema di Alghero è Open for art.
Open nel significato di aperta in molti sensi, come ad esempio sono aperti i
negozi di barbiere o le biblioteche nelle ore di attività; una città è aperta
per l’arte, perché l’arte è un grande strumento di riqualificazione e
rigenerazione urbana, un’opportunità di sviluppo, una condizione necessaria per
la bellezza e la qualità della vita della città.
Nel corso dell’evento, di fatto ci saranno molti eventi e di molti
ospiti da tutto il mondo: conferenze, sessioni tematiche, mostre, proiezioni, performance;
non farò torto a nessuno citandone qualcuna, guardate il sito.
Come non farò torto a nessuno citando solo alcuni dei
partner prestigiosi o solo alcuni dei colleghi che hanno contribuito con le loro risorse.
Ma sì voglio parlarvi di due giovani colleghi e amici: due
dottorandi che hanno inventato e gestito l’organizzazione dell’evento.
Qualcuno avrebbe da ridire sul fatto che due persone così
siano dottorandi ad Architettura ad Alghero, o meglio ha avuto da ridire, prova
provata della validità ineluttabile delle leggi di Cipolla anche in ambito
accademico.
Se, come è possibile e persino probabile, il nostro dottorato
non ci sarà più, miracoli come questo non saranno possibili. Ma ci tornerò.
Cominciamo da Giovanni Campus, che ha letteralmente creato
questa opportunità; Nanni è un filosofo, che nelle evoluzioni delle sue esperienze
culturali ha bazzicato molto le arti e ha elaborato delle idee innovative su come
si può inverare il diritto alla città; Nanni mi ha letteralmente costretto,
quando ero Direttore del Dipartimento, a promuovere questa iniziativa e – senza
il becco di in quattrino (c’è ancora qualcuno che crede che AAA ha avuto
davvero un finanziamento regionale aggiuntivo? Ma ci tornerò) – abbiamo detto,
come ha sempre fatto un grande stratega, on s’engage et puis on voit.
Proseguo con Nađa Beretic, che ha sostenuto Nanni e ha dato
concretezza e operatività alle idee, le ha elaborate e rese fattibili; spesso
la sera nel sempre meno affollato ufficio dei dottorandi e assegnisti al Pou
Salit c’era lei da sola a lavorare al progetto; Nađa è serba (nel nostro
dottorato da vari anni circa il 20 per cento in media dei dottorandi è
straniero), è laureata in Scienze forestali e in Urbanistica ed è tra gli animatori di una straordinaria iniziativa culturale nata a Belgrado una decina di anni fa che si
chiama Public Art in Public Space.
Nanni e Nađa hanno di fatto gestito e organizzato
direttamente questo insieme di eventi (certo molti colleghi li hanno sostenuti,
anche mettendo a disposizione i loro fondi, come ho detto), come avviene solo nei luoghi in
cui è tradizione che l’unica gerarchia che conta è quella provvisoria e
mutevole dell’impegno e della pro-attività.
Dicevo che forse il dottorato non ci sarà più, già
quest’anno è stato ridimensionato; certo c’è una crisi economica e finanziaria
profonda delle Università in generale e del nostro Ateneo in particolare, ma
senza dottorati non c’è una vera Università.
Il nostro dottorato ha sofferto della grave carenza di risorse degli ultimi anni, ma posso dire che – mediamente – i nostri dottorandi (non solo architetti, che come è giusto sono la maggioranza, ma anche urbanisti, ingegneri, filosofi, sociologi, giuristi, ecologi. archeologi, …) sono bravi e – soprattutto – quasi tutti loro si sono molto identificati con la comunità di AAA, persino troppo.
Il nostro dottorato ha sofferto della grave carenza di risorse degli ultimi anni, ma posso dire che – mediamente – i nostri dottorandi (non solo architetti, che come è giusto sono la maggioranza, ma anche urbanisti, ingegneri, filosofi, sociologi, giuristi, ecologi. archeologi, …) sono bravi e – soprattutto – quasi tutti loro si sono molto identificati con la comunità di AAA, persino troppo.
Dicevo che i famosi soldi strappati con le unghie e con i
denti dalla mobilitazione che ha visto in prima linea moltissimi nostri
studenti (e dottorandi) non sono davvero mai arrivati ad Alghero se non in una percentuale modestissima. Premetto che nessuno più di me sarà contento se davvero (con un colpevole ritardo e senza "risarcimenti") verrà - come si conferma da più parti - inserita tra le sedi decentrate; so di essere inguaribilmente estremista, a me sarebbe piaciuto che ciò avvenisse con una riflessione approfondita sul ruolo e le prospettive delle sedi decentrate e su una valutazione di questa esperienza (tra l'altro questa sembrava essere una condizione necessaria per il Presidente Pigliaru), ma se avverrà andrà bene, avvenga come avvenga.
Quindi va bene se ci sarà un finanziamento stabile. Tuttavia ripeto che i 300 mila dell'anno scorso di fatto non sono arrivati ad AAA se non in minima parte. Mi spiego con un esempio: il nostro Dipartimento ha quattro unità di personale di ruolo in funzioni tecnico-amministrative per ogni tipo di attività: tutte le altre persone assolutamente necessarie in media altre 8 / 9 vengono pagate a parte con contratti di vario tipo: gli altri Dipartimenti hanno una dotazione di personale molto più alta, superiore in media alle 15 unità di ruolo; è evidente che se queste persone necessarie allo svolgimento della didattica e dei servizi debbono essere pagate con i fondi aggiuntivi della RAS, di quei fondi non resta pressoché nulla; se poi si chiede che alcune manutenzioni e alcuni servizi che a tutti gli altri Dipartimenti sono assicurati dall'Ateneo siano pagati dal Dipartimento ecco che di quei soldi non resta davvero nulla.
Non a caso noi avevamo quantificato i costi veri annuali, stanti così le cose, in circa 700 mila euro.
Non a caso noi avevamo quantificato i costi veri annuali, stanti così le cose, in circa 700 mila euro.
Lo so che non va di moda, ma secondo me i problemi non si risolvono con le buone intenzioni, ma affrontandoli per quel che sono: "i fatti hanno la testa dura", se mi si consente il richiamo a un politico russo del millennio scorso.
Ho detto mille volte e lo ripeto: non c'è futuro per Architettura se non ad Alghero; ma avere una sede decentrata che fa una didattica e produce un'attività culturale di qualità richiede che tutti facciano la loro parte:
- il Comune: che ci ospita e che - a mio avviso - sta facendo moltissimo, se contiamo in termini monetari il valore delle tre sedi, il contributo della comunità algherese è consistente (tra l'altro questo contributo andrebbe detratto dal calcolo del costo di AAA per l'Ateneo, cose che nei conti interni non viene fatto);
Di solito sono contento di avere ragione, ma questa volta spero di sbagliarmi; lo dico però in modo chiaro e contundente: ho ragione di ritenere che ci sia un rischio concreto di una prossima scomparsa di AAA o di un'imminente riduzione consistente della presenza dell'Università di Sassari ad Alghero; non sarebbe male che a questo rischio si pensasse prima che sia troppo tardi, prima che gli "aerei scappino dalla stalla", come si usa dire.
Tra l'altro pensarci sarebbe di interesse della nascente "rete metropolitana" che dovrebbe avere un suo punto di forza e una ragione d'essere nel disegnare un sistema di alta formazione, distribuito nel territorio, che faccia perno su tre poli, ma non solo (ai due poli di Alghero e Sassari si dovrebbe aggiungere un polo a Porto Torres sulle tecnologie delle bonifiche e della green economy).
Tra l'altro pensarci sarebbe di interesse della nascente "rete metropolitana" che dovrebbe avere un suo punto di forza e una ragione d'essere nel disegnare un sistema di alta formazione, distribuito nel territorio, che faccia perno su tre poli, ma non solo (ai due poli di Alghero e Sassari si dovrebbe aggiungere un polo a Porto Torres sulle tecnologie delle bonifiche e della green economy).
Se qualcuno volesse se ne potrebbe parlare.
Ma non dimenticate di passare al Santa Chiara (e non solo) dal 18 al 20 Febbraio. Finché c'è vita approfittatene.
domenica 31 gennaio 2016
Rituali esoterici
So che il tema di cui parlerò sarà incomprensibile per la
maggioranza dei miei 12 lettori.
Mi sforzerò di essere breve e semplificherò.
Un disegno scriteriato ha negli ultimi decenni dato colpi
durissimi alla scuola pubblica.
Le Università e quelle del Sud in particolare sono state
penalizzate duramente: hanno perso studenti e docenti, ridotto i servizi per il
diritto allo studio, ridotto gli stipendi dei docenti, aumentato il precariato
Questo attacco – perseguito da tutti i governi – è stato
coperto da un’ideologia vuota e ossessiva, quella che ha portato alcuni a
parlare di una presunta “cultura della valutazione”.
L’apparato tecnico messo insieme per giustificare i tagli è
poi diventato un “golem”, ha preso vita propria sino al delirio.
È stata fondata un’Agenzia, chiamata ANVUR, che presiede
alle scelte politiche e culturali per l’Università del nostro paese, mettendo
in essere rituali esoterici: uno di questo che si ripete periodicamente si
chiama VQR.
È del tutto evidente che una misurazione dei risultati della
ricerca è opportuna, e che – con qualche prudenza – questa misurazione può
essere usata per una valutazione della sua qualità.
Come è del tutto evidente – e chi mi conosce sa che l’ho più
volte scritto – che ci sono molte responsabilità dei docenti, a partire dai
professori ordinari, nelle molte cose che non vanno nelle università.
A mio avviso una misurazione dei risultati della ricerca si
può fare in modo relativamente semplice, visto che se si tratta di avere una
comparazione e non un valore assoluto, e questa misurazione è utile.
Meno semplice è valutare la qualità, ma anche questo si può
provare a fare.
Ma non è sensato utilizzare queste valutazioni (di per sé)
per determinare una quota consistente dei finanziamenti che vanno ai diversi
Atenei.
Specie in assenza di strategie e obiettivi di sistema,
specie se non si tratta di risorse di risorse aggiuntive, ma solo di minori
tagli.
La macchina messa in moto per la misurazione / valutazione è
farraginosa, per la sua complessità è piena di buchi e di contraddizioni, non è
- come potrebbe - essere fast and
frugal e viene usata per scopi diversi da quelli dichiarati, in modo
illegittimo.
Alcune migliaia di docenti hanno protestato contro le
riduzione dei loro stipendi determinati dal blocco degli scatti di anzianità (una
misura che solo per i docenti universitari, in tutta la pubblica
amministrazione, avrà effetti per tutta la carriera) che porterà per i più
giovani di loro a tagli complessivi per decine di migliaia di euro: hanno
detto, abbiamo detto che non avremmo conferito i nostri prodotti scientifici
alla valutazione se non si sanava questa grave ferita (i soldi non sono tutto,
ma servono a campare; inoltre hanno un grande valore simbolico). La ferita non
è stata sanata, anche se pare che, in qualche modo da capire stanti i bilanci
delle università, in futuro non verrà estesa ulteriormente.
Con una solerzia a volte gioiosa molti Rettori hanno minacciato i
protestatari con l’argomentazione “se non presenti i tuoi prodotti sarà
l’Ateneo a pagarne il prezzo” arrivando alla quantificazione (del tutto
improbabile ed acrobatica) dell’entità del danno. Alcuni lo hanno fatto con un
sorriso e con una pacca sulle spalle. “ti capiamo, hai ragione, ma sai come va
il mondo …”, altri con il viso arcigno e un tono ricattatorio.
Avrebbero potuto i Rettori, attraverso la loro Conferenza,
mobilitarsi e protestare contro i tagli, tutti i tagli (non inviare letterine,
ma mobilitarsi e protestare)?
Avrebbero potuto, ma solo in astratto perché se è passata la legge 240/2010 (la legge Gélmini) è solo merito della Conferenza dei Rettori, che le ha dato l’appoggio decisivo.
Avrebbero potuto, ma solo in astratto perché se è passata la legge 240/2010 (la legge Gélmini) è solo merito della Conferenza dei Rettori, che le ha dato l’appoggio decisivo.
Quindi non l’hanno fatto.
Anche se qualcuno di loro almeno ad alzare la voce e a porre
il problema ci prova, come sta facendo l’Ateneo di Cagliari in questi giorni.
Le minacce hanno in sostanza funzionato.
Ma poiché la decisione del conferimento dei prodotti è dei
Dipartimenti e degli Atenei, almeno una cosa la possiamo fare: inserire
l’elenco delle pubblicazioni nei siti dove siamo tenuti a metterli e che poi
peschino di lì quelle che vogliono che siano valutate.
Per cui ho mandato al Direttore del mio Dipartimento questa
lettera (che è quella che molte migliaia di docenti presentano in tutta Italia),
non so quanti miei colleghi mi seguiranno, ma con uno dei miei filosofi preferiti, ripeto: dixi et salvavi animam meam.
Gentile Direttore,
con la presente ti comunico che non intendo prendere
parte attiva alle procedure relative alla VQR 2011-2014. Ritengo infatti che la VQR sia profondamente errata e
sostanzialmente dannosa per le distorsioni che sta inducendo nei comportamenti
degli studiosi, nell’equilibrio tra attività didattiche e di ricerca, nella
distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario. In particolare i risultati
della VQR sono anche utilizzati per giustificare la compressione selettiva
dell’università pubblica, con ricadute particolarmente drammatiche per gli
studenti del Sud dell’Italia e per i precari della ricerca.
Secondo quanto indicato nel bando VQR dell’Anvur del 11
Novembre 2015 (pag. 7), è l’istituzione di appartenenza che seleziona i
prodotti in un “insieme suggerito da ciascun addetto”. Visti anche i
criteri adottati dal GEV della mia area, non sono in grado di svolgere la
scelta con un livello di accuratezza tale da garantire di non danneggiare
l’ateneo. Di conseguenza non posso che indicare la mia intera produzione del
periodo interessato come insieme dal quale estrarre i prodotti richiesti.
Tale lista è già disponibile nel sito CINECA.
Considero così conclusa la mia attività riguardo
alle procedure VQR 2011-2014, ed autorizzo il Dipartimento e l’Ateneo ad
accedere ai dati senza alcun mio ulteriore intervento ed operare la scelta.
Ti invito a trasmettere agli organi rappresentativi
dell’ateneo questa mia posizione, che condivido con migliaia di colleghi in
Italia. E al contempo sottolineo l’opportunità che tu ribadisca agli stessi
organi che, data la natura dell’esercizio di valutazione come definita
nell’art. 1 del DM 27 giugno 2015 n. 458, i risultati individuali della VQR non
dovranno essere utilizzati per qualsiasi procedura che abbia ad oggetto le
retribuzioni, la programmazione e le progressioni di carriera, l’assegnazione
di fondi di ricerca interni, la possibilità di accedere a cariche
accademiche ed organi quali i consigli di dottorato di ricerca.
Cari saluti.
mercoledì 13 gennaio 2016
Un gesto di disponibilità
Con questo post riprendo a esprimere qualche opinione e lo farò con una certa frequenza.
Sarò breve questa volta, ma - per quanto mi riguarda - si tratta di un tema di una qualche rilevanza.
Ho deciso di avanzare la mia candidatura al Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo.
La procedura della nomina è la seguente: c'è una fase di selezione in cui le candidature vengono esaminate da un comitato di valutazione di tre professori, tra cui il Rettore; così dice lo Statuto
"tra una rosa tripla di nominativi proposta da un comitato di valutazione nominato dallo stesso Senato, a seguito di una procedura pubblica di selezione riservata ai docenti e al personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo, tra personalità di comprovata competenza o esperienza in campo gestionale, con una necessaria attenzione alla qualificazione scientifica o culturale."
Sono state presentate cinque candidature da cui tre saranno proposti all'attenzione del Senato Accademico, che sceglierà il componente da eleggere.
Ancora la terna non è stata scelta: sono certo che la decisione sarà trasparente e motivata e spero di esserci.
Non credo che avrò molti voti in Senato, ma mi pare giusto fare questo gesto di disponibilità in un momento difficile per la nostra istituzione.
I compiti del Consiglio di Amministrazione sono assai rilevanti (si trovano nello Statuto dell'autonomia al Titolo II Capo II Sezione III), forse troppo.
Io ci vorrei essere per tre ragioni:
** la prima è per fare in modo che l'Ateneo dia piena attuazione a quanto previsto nell'articolo 6 dello Statuto (L’Ateneo riconosce la dignità del lavoro dei suoi dipendenti e collaboratori, assicura a tutti i lavoratori piena garanzia e tutela, e promuove obiettivi di stabilizzazione e di riduzione del ricorso al lavoro precario per attività che abbiano carattere di continuità. A tal fine, l'Ateneo realizza periodicamente un rapporto sui diritti del lavoro e sul lavoro precario da presentare in un incontro pubblico): penso che si debba fare di tutto per riconoscere la dignità del lavoro e in particolare combattere il precariato, per un'istituzione educativa è un dovere imprescindibile;
** la seconda è che - anche e soprattutto per colpa delle dissennate scelte dei governi - la missione principale dell'Università, che è quella dell'educazione e della formazione di persone competenti, autonome e capaci di pensiero critico, garantendo il diritto allo studio, si sta perdendo, a questo occorre dedicarsi con forza;
** la terza è quella di rafforzare i rapporti dell'Università con il territorio, contribuendo al suo sviluppo e favorendo così anche l'occupazione dei nostri laureati: il nostro territorio di riferimento è sia l'area metropolitana del nord Sardegna sia l'intera isola, il che vuol dire costruire un sistema di istruzione superiore che - avendo al centro la sede di Sassari - si articoli in poli distribuiti sul territorio che ne favoriscano le vocazioni. Io credo inoltre nella necessità di gestire un processo accelerato di federazione effettiva delle due Università sarde, che ne garantisca l'autonomia storica, ma aumenti l'efficacia e la qualità di un'offerta formativa che deve essere coordinata.
Come è ovvio non sarei il rappresentante in Consiglio di Amministrazione di Architettura ad Alghero, che non vorrei avesse nessun privilegio rispetto agli altri Dipartimenti, ma neppure nessuno svantaggio.
Se arriverò ad essere tra quelli che possono essere votati, così sarà chiaro per chi (non) si vota.
Sarò breve questa volta, ma - per quanto mi riguarda - si tratta di un tema di una qualche rilevanza.
Ho deciso di avanzare la mia candidatura al Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo.
La procedura della nomina è la seguente: c'è una fase di selezione in cui le candidature vengono esaminate da un comitato di valutazione di tre professori, tra cui il Rettore; così dice lo Statuto
"tra una rosa tripla di nominativi proposta da un comitato di valutazione nominato dallo stesso Senato, a seguito di una procedura pubblica di selezione riservata ai docenti e al personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo, tra personalità di comprovata competenza o esperienza in campo gestionale, con una necessaria attenzione alla qualificazione scientifica o culturale."
Sono state presentate cinque candidature da cui tre saranno proposti all'attenzione del Senato Accademico, che sceglierà il componente da eleggere.
Ancora la terna non è stata scelta: sono certo che la decisione sarà trasparente e motivata e spero di esserci.
Non credo che avrò molti voti in Senato, ma mi pare giusto fare questo gesto di disponibilità in un momento difficile per la nostra istituzione.
I compiti del Consiglio di Amministrazione sono assai rilevanti (si trovano nello Statuto dell'autonomia al Titolo II Capo II Sezione III), forse troppo.
Io ci vorrei essere per tre ragioni:
** la prima è per fare in modo che l'Ateneo dia piena attuazione a quanto previsto nell'articolo 6 dello Statuto (L’Ateneo riconosce la dignità del lavoro dei suoi dipendenti e collaboratori, assicura a tutti i lavoratori piena garanzia e tutela, e promuove obiettivi di stabilizzazione e di riduzione del ricorso al lavoro precario per attività che abbiano carattere di continuità. A tal fine, l'Ateneo realizza periodicamente un rapporto sui diritti del lavoro e sul lavoro precario da presentare in un incontro pubblico): penso che si debba fare di tutto per riconoscere la dignità del lavoro e in particolare combattere il precariato, per un'istituzione educativa è un dovere imprescindibile;
** la seconda è che - anche e soprattutto per colpa delle dissennate scelte dei governi - la missione principale dell'Università, che è quella dell'educazione e della formazione di persone competenti, autonome e capaci di pensiero critico, garantendo il diritto allo studio, si sta perdendo, a questo occorre dedicarsi con forza;
** la terza è quella di rafforzare i rapporti dell'Università con il territorio, contribuendo al suo sviluppo e favorendo così anche l'occupazione dei nostri laureati: il nostro territorio di riferimento è sia l'area metropolitana del nord Sardegna sia l'intera isola, il che vuol dire costruire un sistema di istruzione superiore che - avendo al centro la sede di Sassari - si articoli in poli distribuiti sul territorio che ne favoriscano le vocazioni. Io credo inoltre nella necessità di gestire un processo accelerato di federazione effettiva delle due Università sarde, che ne garantisca l'autonomia storica, ma aumenti l'efficacia e la qualità di un'offerta formativa che deve essere coordinata.
Come è ovvio non sarei il rappresentante in Consiglio di Amministrazione di Architettura ad Alghero, che non vorrei avesse nessun privilegio rispetto agli altri Dipartimenti, ma neppure nessuno svantaggio.
Se arriverò ad essere tra quelli che possono essere votati, così sarà chiaro per chi (non) si vota.
sabato 1 agosto 2015
venerdì 24 luglio 2015
Solo per una segnalazione
Non interrompo l'interruzione del mio blog che riprenderò a Settembre.
Ma una cosa la devo dire e la trovate nell'immagine.
Non credo nel valore assoluto delle classifiche.
Non credo nella meritocrazia.
Ma penso che se per tre anni il Dipartimento che ho diretto risulta al primo posto in una classifica nazionale, unico nel Sud Italia, qualcosa questo vuol dire.
Ma so che chi dovrebbe tenerne conto continuerà a non farlo. Amen.
Per questo ho dovuto cedere.
Buone vacanze.
giovedì 30 aprile 2015
Lieto sì, soddisfatto no
Per chi, come me, crede nell'importanza del dibattito pubblico, l'incontro di stamattina del Presidente Pigliaru e dell'Assessora Firino con le studentesse e gli studenti e tutta la comunità di Architettura ad Alghero è stato un evento molto positivo.
Un evento che è stato voluto tenacemente e che ha mostrato la competenza e la passione dei nostri studenti.
Un dibattito franco e non reticente, da una parte e dall'altra.
Non posso che essere lieto di questo fatto, che è una buon conclusione (leggermente postuma) della mia esperienza di direzione di AAA.
Sono anche fiero di aver aiutato gli studenti a raggiungere questo obiettivo.
Lieto sì, dunque e grato a Presidente e Assessora per la disponibilità e la cortesia.
Ma soddisfatto no.
In primo luogo alcune delle cose dette dal Presidente vanno sottoposte a un controllo dei fatti e qui noto alcune imprecisioni.
Un evento che è stato voluto tenacemente e che ha mostrato la competenza e la passione dei nostri studenti.
Un dibattito franco e non reticente, da una parte e dall'altra.
Non posso che essere lieto di questo fatto, che è una buon conclusione (leggermente postuma) della mia esperienza di direzione di AAA.
Sono anche fiero di aver aiutato gli studenti a raggiungere questo obiettivo.
Lieto sì, dunque e grato a Presidente e Assessora per la disponibilità e la cortesia.
Ma soddisfatto no.
Non credo sia vero che si sia trattato di "un emendamento della mezzanotte" e senza motivazione.
Emendamenti più chiari e motivati che riconoscevano esplicitamente o implicitamente il carattere si sede decentrata di AAA erano stati presentati in Commissione e lì rigettati dalla Giunta per intervento diretto del vice-Presidente della Regione.
Non credo sia vero che un'attenta acribia sia stata esercitata su tutti gli emendamenti.
Ad esempio Olbia è scomparsa e riapparsa tra le sedi decentrate senza motivazione alcuna (e si tratta di più del doppio della somma che riguarda AAA).
Non credo sia vero che non ci siano stati conti e misurazioni.
Il dossier del Dipartimento è stato inviato diversi mesi fa alla Giunta e a tutti i consiglieri regionali; conti ce ne sono e di tutti i tipi.
Non credo sia vero che l'emendamento votato prevedesse un finanziamento ad Alghero fuori della ripartizione tra i due Atenei.
Come dimostra la lettera che ci è stata inviata tre giorni fa da parte uffici dell'Ateneo
Tuttavia non c'è nessun recupero del mancato finanziamento del 2014 e nessuna certezza per il 2016: quindi siamo per ora a un risultato che è un terzo del punto di partenza previsto dall'Ordine del giorno unanime del Consiglio regionale del gennaio 2014 (300 mila all'anno per un triennio a partire dal 2014).
Ma quel che mi preoccupa di più è il silenzio e la sorda ostilità dell'Ateneo di Sassari; inspiegabile persino con le leggi di Cipolla.
P.S.
Emendamenti più chiari e motivati che riconoscevano esplicitamente o implicitamente il carattere si sede decentrata di AAA erano stati presentati in Commissione e lì rigettati dalla Giunta per intervento diretto del vice-Presidente della Regione.
Non credo sia vero che un'attenta acribia sia stata esercitata su tutti gli emendamenti.
Ad esempio Olbia è scomparsa e riapparsa tra le sedi decentrate senza motivazione alcuna (e si tratta di più del doppio della somma che riguarda AAA).
Non credo sia vero che non ci siano stati conti e misurazioni.
Il dossier del Dipartimento è stato inviato diversi mesi fa alla Giunta e a tutti i consiglieri regionali; conti ce ne sono e di tutti i tipi.
Non credo sia vero che l'emendamento votato prevedesse un finanziamento ad Alghero fuori della ripartizione tra i due Atenei.
Come dimostra la lettera che ci è stata inviata tre giorni fa da parte uffici dell'Ateneo
(" Si comunica che con nota prot.n. 5070 del 18 marzo 2015, L'assessorato alla pubblica istruzione, informa che la L.R. 5/2015 art.33_comma 25_20, prevede, a valere sul fondo "Interventi Regionali per l'Università" previsto dall'art.3 della L.R.26/1996, una quota pari a euro 300.000,00 assegnata per il funzionamento del Dipartimento Architettura, Design e Urbanistica, a gravare sul conto iscritto dell'articolo suddetto previsto quale contributo a favore dell'Università degli studi di Sassari") allo stato le cose non stanno così.
Considero gli impegni del Presidente come del tutto veritieri.
Ovvero che il finanziamento sarà a carico dei due Atenei e non solo di Sassari.
Ovvero che il finanziamento sarà a carico dei due Atenei e non solo di Sassari.
Ovvero che la questione della sede decentrata potrà essere riconsiderata in un prossimo futuro.
Ovvero che anche AAA sarà chiamata al tavolo della discussione del nuovo protocollo di intesa tra Regione e Atenei.
E considero questi fatti importanti e positivi.
Tuttavia non c'è nessun recupero del mancato finanziamento del 2014 e nessuna certezza per il 2016: quindi siamo per ora a un risultato che è un terzo del punto di partenza previsto dall'Ordine del giorno unanime del Consiglio regionale del gennaio 2014 (300 mila all'anno per un triennio a partire dal 2014).
Tuttavia non c'è nessun riconoscimento neppure simbolico e provvisorio come sede decentrata: è vero che forse la questione non è "sede decentrata sì, sede decentrata no", ma nell'attesa avrei preferito essere tra quelle che al momento sono considerate tali, piuttosto che essere considerato tra quelle che non lo sono.
Quindi ribadisco, lieto, ma non soddisfatto.
Quindi ribadisco, lieto, ma non soddisfatto.
Ma quel che mi preoccupa di più è il silenzio e la sorda ostilità dell'Ateneo di Sassari; inspiegabile persino con le leggi di Cipolla.
P.S.
Con questo post sospendo per qualche mese le mie esternazioni e da lunedì mi prendo una vacanza dai social media: Ringrazio i miei dodici lettori per l'attenzione.
foto di Marco Fiore
giovedì 23 aprile 2015
Il meritato riposo
Credo che sia doveroso, prima di prendermi una lunga pausa dal blog e dai social media, dare un'informazione.
Avevo più volte detto che - se non si fossero verificate alcune condizioni - avrei dovuto rinunciare alla direzione del DADU.
Sono piuttosto malandato e il lavoro di direzione di una Scuola, almeno per come lo intendo io, è faticoso: avrei potuto continuare solo in un contesto favorevole, in una situazione di continua battaglia non potevo farcela. Lo avevo detto più volte, anche quando avevo accettato di essere rieletto, estremamente a malincuore.
Mi ero dato come termine il 31 Marzo, termine che ho spostato di tre settimane dopo una richiesta degli studenti.
Lunedì ho "scongelato" le mie dimissioni e oggi, giovedì, è arrivata l'accettazione da parte del Magnifico Rettore.
Per cui la mia avventura alla direzione del DADU finisce qua; dopo dodici anni non avrò più nessun incarico di "governo" ad AAA.
Sono sereno e ho la coscienza a posto.
Il giorno 30 alle ore 11 gli studenti accoglieranno il Presidente Pigliaru e discuteranno con lui: io sarò ad ascoltare. Ringrazio il movimento per aver saputo riaprire giochi che sembravano chiusi e per avere mostrato radicalità e saggezza.
Non penso di lasciare le cose peggio di come le ho prese.
Molte cose però non sono riuscito a farle, in primo luogo quello di ricostruire una comunità vera in Dipartimento, soprattutto tra i docenti.
Ma sono vent'anni che tutti i governi che si sono succeduti hanno portato colpi mortali all'Università e questo comporta disgregazione e dispersione.
Poi non sono riuscito a convincere questa città che si poteva fare una grande biblioteca innovativa nel complesso chiesa-convento: peccato!
Non sono riuscito sinora a chiudere sulla realizzazione di un importante spazio per il lavoro (coworking e fab-lab) ad Alghero; e qui chi non ha ancora fatto la sua parte è stato l'Ateneo
Non ho trovato un vero sostegno in Ateneo (anzi), in particolare tra i colleghi Direttori, per il riconoscimento di Alghero come sede decentrata: un rifiuto che è puro autolesionismo.
Sono molto preoccupato per la situazione del personale precario, a partire dai colleghi del personale tecnico-amministrativo (solo alcuni di loro e in maniera rocambolesca hanno avuto il loro contratto prolungato), passando per i ricercatori a tempo determinato che scadranno nei prossimi mesi, per non considerare le decine e decine di assegnisti; politiche nazionali sciagurate e scelte improvvide o rinviate a livello locale rendono la situazione insostenibile.
Non so se ci sia qualche speranza per un futuro all'altezza di quel che abbiamo saputa fare sinora..
Ai nuovi iscritti so che sarà assicurato un percorso di studi completo e con la qualità di sempre.
Credo che l'unica possibilità tuttavia per far vivere AAA in una prospettiva di medio periodo sia quella di rilanciare la sua sfida in una dimensione più ampia.
Credo che l'unica possibilità tuttavia per far vivere AAA in una prospettiva di medio periodo sia quella di rilanciare la sua sfida in una dimensione più ampia.
Mi prenderò un po' di tempo e poi comincerò a ragionare su questa prospettiva.
Per ora un meritato riposo.
P.S.
Fai quel che dici e di' quel che fai. Ecco.
giovedì 2 aprile 2015
Risposte ai sussurri. Senza grida.
Ieri primo aprile molte decine di studenti del DADU sono "scesi a Cagliari",
Chi c'era (con loro un pugno di colleghi e un po' di dottorandi e assegnisti) farà la cronaca di una giornata intensa.
Che più di cento studenti a oltre un mese dall'inizio della vertenza, nella settimana di Pasqua, con diverse decine di loro già all'estero per Erasmus e tirocini continuino a mobilitarsi, con convinzione, ragionevolezza e fantasia (e intelligenza) è un dato da non sottovalutare.
Voglio dedicare questo post agli scettici e ai critici, quasi sempre rancorosamente silenti, nella speranza di suscitare un vero dibattito.
Numero uno. Cosa succederà il prossimo anno?
Il prossimo anno gli studenti già iscritti ai corsi triennali, magistrali e di dottorato avranno le loro regolari attività. I recenti sviluppi ci consentono di dire che ci saranno anche le nuove immatricolazioni per tutte le triennali, le magistrali e il dottorato.
A proposito il test per l'accesso alla triennale di architettura dovrebbe svolgersi a settembre, probabilmente il 10, le modalità saranno stabilite a livello nazionale; a maggio le pre-iscrizioni per tutti gli altri corsi (triennale di Urbanistica e magistrali di Architettura e Urbanistica)
Presumibilmente avremo le risorse per garantire non sole le attività, ma per riportarle al livello di qualità cui siamo abituati.
Questa è una notizia.
Ma questo non chiude la vertenza: dobbiamo ottenere il riconoscimento come sede decentrata, la continuità dei finanziamenti, il carattere aggiuntivo della cosiddetta premialità per il "merito".
Veniamo quindi alle critiche.
La prima critica dei nostri critici silenziosi, ma le mura dei bar parlano, è: non avresti dovuto neppure accennare alla possibilità di non avere nuove iscrizioni?
La mia risposta è che sarei stato irresponsabile a non farlo: se non ci fossero state le condizioni per andare avanti, l'unica azione responsabile sarebbe stata mettere in sicurezza quelle che era in corso ed evitare una situazione a rischio per i nuovi.
Io sono abituato così; a dire le cose come stanno.
Ora posso dire che i nuovi iscritti li avremo e si troveranno bene.
La seconda critica è: ma non vi fidate delle parole del Presidente? Non ci sono in quelle parole impegni concreti?
La mia risposta è che mi fido delle parole del Presidente e collega Francesco Pigliaru. Ma ci sono molte questioni che è opportuno chiarire, molti dettagli irrisolti. Per questo l'incontro e la discussione pubblici che studentesse e studenti hanno chiesto e cui il Presidente si è dichiarato disponibile è necessario. Ci sono poi molti attori che sono della partita: l'Ateneo, gli amministratoti del territorio, i consiglieri regionali, l'Assessora regionale competente, che è opportuno informare e consultare.
C'è molto da spiegare a molti. E molti da convincere, anche in Ateneo. Qui trovate la mia lettera aperta ai Direttori di Dipartimento,
La terza critica è: queste questioni è bene trattarle nelle sedi opportune (sic!) in maniera riservata e non in forma pubblica; politica e accademia hanno queste abitudini e queste prassi.
La mia risposta è che per un'istituzione pubblica il dibattito pubblico è la sola strada ammissibile. Questo dibattito ha portato al sostegno di circa diecimila persona, all'adesione di molte decine di esperti, professionisti, professori di tutto il mondo a un appello promosso dal Professor Francesco Indovina, a prese di posizione di Sindaci e consigli comunali (Alghero, Sassari, Bosa, Villanova, Olmedo, Monserrato, ...), del Dipartimento gemello di Cagliari, dell'Ordine degli Architetti di Sassari, dell'INU, alla mobilitazione degli studenti di Alghero, Nuoro e Sassari.
Questo dibattito che è partito dalle semplici e ragionevoli richieste di AAA si sta allargando alle questioni del diritto allo studio, delle politiche della formazione superiore in Sardegna, a una riflessione sull'Università diffusa.
Questo dibattito ha gettato le basi per un processo di costruzione di una grande Scuola di Architettura della Sardegna, dentro il Mediterraneo e aperta al mondo: un processo che potrebbe mettere insieme i punti di forza delle scuole di Alghero e Cagliari, rispettandone traiettorie e autonomia, ma realizzando un progetto formativo comune sulle questioni decisive per lo sviluppo della nostra terra.
Nulla di questo sarebbe successo senza un dibattito pubblico.
Penso di aver fatto bene a dare il via a tutto questo.
La quarta critica è: ma sicuramente dietro tutto questo c'è qualcosa, chissà quali interessi lo spingono a queste manipolazioni
La mia risposta è: pfui!
Ai miei molti e silenziosi critici chiedo un'interlocuzione. Pubblica se vogliono. Oppure privata.
Agli amici chiedo di crederci e di sostenerci.
Chi c'era (con loro un pugno di colleghi e un po' di dottorandi e assegnisti) farà la cronaca di una giornata intensa.
Che più di cento studenti a oltre un mese dall'inizio della vertenza, nella settimana di Pasqua, con diverse decine di loro già all'estero per Erasmus e tirocini continuino a mobilitarsi, con convinzione, ragionevolezza e fantasia (e intelligenza) è un dato da non sottovalutare.
Voglio dedicare questo post agli scettici e ai critici, quasi sempre rancorosamente silenti, nella speranza di suscitare un vero dibattito.
Numero uno. Cosa succederà il prossimo anno?
Il prossimo anno gli studenti già iscritti ai corsi triennali, magistrali e di dottorato avranno le loro regolari attività. I recenti sviluppi ci consentono di dire che ci saranno anche le nuove immatricolazioni per tutte le triennali, le magistrali e il dottorato.
A proposito il test per l'accesso alla triennale di architettura dovrebbe svolgersi a settembre, probabilmente il 10, le modalità saranno stabilite a livello nazionale; a maggio le pre-iscrizioni per tutti gli altri corsi (triennale di Urbanistica e magistrali di Architettura e Urbanistica)
Presumibilmente avremo le risorse per garantire non sole le attività, ma per riportarle al livello di qualità cui siamo abituati.
Questa è una notizia.
Ma questo non chiude la vertenza: dobbiamo ottenere il riconoscimento come sede decentrata, la continuità dei finanziamenti, il carattere aggiuntivo della cosiddetta premialità per il "merito".
Veniamo quindi alle critiche.
La prima critica dei nostri critici silenziosi, ma le mura dei bar parlano, è: non avresti dovuto neppure accennare alla possibilità di non avere nuove iscrizioni?
La mia risposta è che sarei stato irresponsabile a non farlo: se non ci fossero state le condizioni per andare avanti, l'unica azione responsabile sarebbe stata mettere in sicurezza quelle che era in corso ed evitare una situazione a rischio per i nuovi.
Io sono abituato così; a dire le cose come stanno.
Ora posso dire che i nuovi iscritti li avremo e si troveranno bene.
La seconda critica è: ma non vi fidate delle parole del Presidente? Non ci sono in quelle parole impegni concreti?
La mia risposta è che mi fido delle parole del Presidente e collega Francesco Pigliaru. Ma ci sono molte questioni che è opportuno chiarire, molti dettagli irrisolti. Per questo l'incontro e la discussione pubblici che studentesse e studenti hanno chiesto e cui il Presidente si è dichiarato disponibile è necessario. Ci sono poi molti attori che sono della partita: l'Ateneo, gli amministratoti del territorio, i consiglieri regionali, l'Assessora regionale competente, che è opportuno informare e consultare.
C'è molto da spiegare a molti. E molti da convincere, anche in Ateneo. Qui trovate la mia lettera aperta ai Direttori di Dipartimento,
La terza critica è: queste questioni è bene trattarle nelle sedi opportune (sic!) in maniera riservata e non in forma pubblica; politica e accademia hanno queste abitudini e queste prassi.
La mia risposta è che per un'istituzione pubblica il dibattito pubblico è la sola strada ammissibile. Questo dibattito ha portato al sostegno di circa diecimila persona, all'adesione di molte decine di esperti, professionisti, professori di tutto il mondo a un appello promosso dal Professor Francesco Indovina, a prese di posizione di Sindaci e consigli comunali (Alghero, Sassari, Bosa, Villanova, Olmedo, Monserrato, ...), del Dipartimento gemello di Cagliari, dell'Ordine degli Architetti di Sassari, dell'INU, alla mobilitazione degli studenti di Alghero, Nuoro e Sassari.
Questo dibattito che è partito dalle semplici e ragionevoli richieste di AAA si sta allargando alle questioni del diritto allo studio, delle politiche della formazione superiore in Sardegna, a una riflessione sull'Università diffusa.
Questo dibattito ha gettato le basi per un processo di costruzione di una grande Scuola di Architettura della Sardegna, dentro il Mediterraneo e aperta al mondo: un processo che potrebbe mettere insieme i punti di forza delle scuole di Alghero e Cagliari, rispettandone traiettorie e autonomia, ma realizzando un progetto formativo comune sulle questioni decisive per lo sviluppo della nostra terra.
Nulla di questo sarebbe successo senza un dibattito pubblico.
Penso di aver fatto bene a dare il via a tutto questo.
La quarta critica è: ma sicuramente dietro tutto questo c'è qualcosa, chissà quali interessi lo spingono a queste manipolazioni
La mia risposta è: pfui!
Ai miei molti e silenziosi critici chiedo un'interlocuzione. Pubblica se vogliono. Oppure privata.
Agli amici chiedo di crederci e di sostenerci.
martedì 24 marzo 2015
Lettera aperta
Non credo che giovi molto ribadire come stanno le cose, dopo che una parte dell'opinione pubblica ha metabolizzato l'idea che - in fondo - l'emendamento votato dal Consiglio Regionale "salvava", almeno provvisoriamente Architettura.
Non è così, come abbiamo ribadito molte volte.
Non credo neppure che serva ribadire che non ho ritirato le mie dimissioni, ma solo che ho accettato, per la cortese insistenza del Magnifico Rettore e degli studenti, di congelarle sino al 31 Marzo, nella speranza che un incontro con il Presidente Pigliaru, cambiasse concretamente ed effettivamente lo stato delle cose.
Mi spiace annoiare su questo punto i miei venticinque lettori, ma lasciatemi ripeterlo:
io non intendo assecondare l'estinzione per soffocamento dell'esperienza di Architettura ad Alghero.
Ho accettato molto a malincuore di accettare per la seconda volta di essere candidato alla carica di Direttore: non era nei miei progetti di vita e mi costa moltissimo.
Ho detto esplicitamente a quali condizioni accettavo.
Condizioni che se non si fossero verificate entro Marzo mi avrebbero costretto a rinunciare.
Lo ripeto se il Presidente Pigliaru non accetta di incontrarci a tempi brevi e se dall'incontro non emergono impegni concreti ed effettivi dovrò scongelarmi: la farò nei tempi previsti.
Spero di essere stato chiaro.
Lettera aperta
Stimato Presidente, caro collega,
ti rinnovo con questa lettera aperta le sollecitazioni che ho cercato di farti pervenire.
Credo che sarebbe opportuna una tua visita per incontrare gli studenti e la comunità di Architettura ad Alghero.
Le nostre studentesse e i nostri studenti hanno mostrato una consapevolezza, una maturità, un senso del bene comune, una tenacia, una preparazione, una disponibilità all'ascolto e al confronto che renderebbero questo incontro una straordinaria occasione di apprendimento e un momento di intensa vita democratica.
Come sai AAA e l’Ateneo, come confermato nell'incontro del Magnifico Retore con gli studenti, condividono alcune ragionevoli richieste, che so apparire ragionevoli anche a te.
Si tratta dell’inserimento di Alghero tra le città sedi decentrate degli Atenei sardi, si tratta del fatto che il riconoscimento dei risultati ottenuti non gravi sui fondi destinati a uno egli Atenei, ma sia aggiuntivo, si tratta della convinzione che occorra una valutazione attenta e una riflessione sull'Università diffusa che consenta di valutarne le prospettive e la sostenibilità.
Su questi punti una riflessione comune sarebbe molto utile e potrebbe definire azioni concrete che consentano non tanto e non soltanto di chiudere una partita, ma di aprire delle prospettive che riguardano il sistema della formazione superiore in Sardegna nel campo dell’architettura, del design, della pianificazione territoriale, paesaggistica e ambientale: il sostegno che ci viene dai colleghi della Scuola di architettura di Cagliari è un viatico consistente per questo possibile percorso.
So che potresti essere ad Alghero il 27 o 28 Marzo: ti chiedo di ritagliarti un paio d’ore per un incontro, magari con un sobrio pranzo di lavoro (purtroppo non in mensa: ad Alghero non c’è).
Conoscendo la tua attenzione e la tua sensibilità so che vorrai programmare questo incontro, comunque prima delle festività pasquali.
Con affettuosa stima, cordiali saluti.
Arnaldo Cecchini
Stimato Presidente, caro collega,
ti rinnovo con questa lettera aperta le sollecitazioni che ho cercato di farti pervenire.
Credo che sarebbe opportuna una tua visita per incontrare gli studenti e la comunità di Architettura ad Alghero.
Le nostre studentesse e i nostri studenti hanno mostrato una consapevolezza, una maturità, un senso del bene comune, una tenacia, una preparazione, una disponibilità all'ascolto e al confronto che renderebbero questo incontro una straordinaria occasione di apprendimento e un momento di intensa vita democratica.
Come sai AAA e l’Ateneo, come confermato nell'incontro del Magnifico Retore con gli studenti, condividono alcune ragionevoli richieste, che so apparire ragionevoli anche a te.
Si tratta dell’inserimento di Alghero tra le città sedi decentrate degli Atenei sardi, si tratta del fatto che il riconoscimento dei risultati ottenuti non gravi sui fondi destinati a uno egli Atenei, ma sia aggiuntivo, si tratta della convinzione che occorra una valutazione attenta e una riflessione sull'Università diffusa che consenta di valutarne le prospettive e la sostenibilità.
Su questi punti una riflessione comune sarebbe molto utile e potrebbe definire azioni concrete che consentano non tanto e non soltanto di chiudere una partita, ma di aprire delle prospettive che riguardano il sistema della formazione superiore in Sardegna nel campo dell’architettura, del design, della pianificazione territoriale, paesaggistica e ambientale: il sostegno che ci viene dai colleghi della Scuola di architettura di Cagliari è un viatico consistente per questo possibile percorso.
So che potresti essere ad Alghero il 27 o 28 Marzo: ti chiedo di ritagliarti un paio d’ore per un incontro, magari con un sobrio pranzo di lavoro (purtroppo non in mensa: ad Alghero non c’è).
Conoscendo la tua attenzione e la tua sensibilità so che vorrai programmare questo incontro, comunque prima delle festività pasquali.
Con affettuosa stima, cordiali saluti.
Arnaldo Cecchini
mercoledì 18 marzo 2015
Business as usual?
Oggi si è svolto al Santa Chiara un incontro importante per presentare il volume: Progetto, ricerca, didattica. L’esperienza didattica di una nuova Scuola di Architettura.
Si è trattato di una mattinata intensa, che ha testimoniato il rilievo culturale e sociale dell'esperienza di Architettura ad Alghero.
Mi preme tuttavia smentire un'impressione che può aver generato.
Ci sono un'attenzione e una comprensione maggiori sul ruolo e la rilevanza di AAA. E questo è molto positivo. Ma ..
Ma non c'è nessuna soluzione ai problemi che oggi AAA vive.
Nessuna soluzione.
Non c'è un appuntamento con il Presidente Pigliaru, non ci sono soluzioni in campo per la dotazione di personale.
Da venerdì siamo stati costretti a sospendere il servizio per le relazioni internazionali, da domani dovremmo ridurre significativamente, sostanzialmente chiudere, il servizio comunicazione.
Le risorse di cui disponiamo sono state esaurite e abbiamo dovuto spesso dimezzare il numero di tutores nel semestre in corso.
Come si può evincere chiaramente dal comunicato degli studenti, la mia disponibilità a farmi carico della direzione del Dipartimento, in via provvisoria ed eccezionale, scade il 31 Marzo, in assenza di fatti concreti.
Fatti concreti.
Mi pare che sia opportuno che tutti si rendano conto che ogni giorno che passa la situazione peggiora.
La situazione peggiora.
A mio avviso non sono sicuro che ci siano le condizioni per aprire le immatricolazioni per le lauree triennali per il prossimo anno: una decisione che va presa entro il 31 Marzo, appunto.
Non è affatto una situazione da business as usual.
Questo voglio ricordare ai colleghi, alle studentesse e agli studenti, alle molte persone interessate alle sorti di AAA.
Siamo in una situazione di crisi gravissima e crescente e il tempo indebolisce, come è ovvio, la forza e le motivazioni della nostra azione.
Abbiamo avuto riscontri importanti, essenziali.
Dal Rettore in primo luogo come si può capire dal comunicato degli studenti,
Dai colleghi del DICAAr di Cagliari, che ringrazio per l'attenzione generosa, è giunta questo comunicato.
Dal Consiglio comunale di Monserrato (CA) ci è pervenuto questo Ordine del giorno.
Posso far riferimento alle diecimila firma fra digitali e cartacee raccolte dall'appello in tutto il mondo e posso citare le adesioni da tutto il mondo alla lettera del collega Indovina.
Ma questo non basta. Abbiamo bisogno di fatti.
Concreti e immediati.
Non è quindi, lo ripeto, business as usual.
venerdì 27 febbraio 2015
L'estremismo irragionevole?
Comincerà una solfa su quelli che non si accontentano.
Il fatto è che lungi dal metterci di traverso ad una prospettiva seria e meditata di forte coordinamento con Cagliari, noi questa prospettiva avremmo voluto costruirla.
Ho parlato di una Grande Scuola di Architettura della Sardegna, dentro il Mediterraneo, aperta al mondo.
Con due poli in forte interscambio tra loro, Alghero, porta del Nord Sardegna e nodo di una possibile rete integrata di città a bassa densità della Sardegna del Nord Ovest e Cagliari, unica metropoli dell'isola, centro di un'area metropolitana composita e ampia.
Una prospettiva cui si poteva lavorare, con un'articolazione dell'offerta formativa e in una dimensione non locale.
Ma le operazioni di potere, spesso se devono tenere insieme vecchie logge e nuovi potentati non si basano sulla qualità delle idee e delle proposte e sulla lungimiranza.
E intanto cominciamo a soffocare AAA, tanto più che non sono ascrivibili a un gruppo o a una cordata.
Non su quelli che si mettono di traverso.
L'ascolteremo.
Sarà efficace.
Ma avremo il coraggio della verità. Di dire chi sono gli estremisti.
E allora cominciamo a vedere cosa c'è sotto l'ostinazione, l'apparente irragionevolezza dell'ostinazione.
Tutti sanno, ma nessuno vuol dire, che nel giro di pochi anni si andrà a una sostanza unificazione dei due Atenei sardi.
Saremo costretti a farlo.
Un lucido, insensato disegno è quello che alcuni ambienti politico-culturali perseguono da molti anni.
Medicina non potrà che stare e pesantemente sia a Sassari che a Cagliari. Agraria e Veterinaria solo a Sassari. Il resto sostanzialmente a Cagliari
E questo assetto è quello che va bene a molti, a tutti quelli cui giova a Cagliari, ma anche a Sassari.
Medicina non potrà che stare e pesantemente sia a Sassari che a Cagliari. Agraria e Veterinaria solo a Sassari. Il resto sostanzialmente a Cagliari
E questo assetto è quello che va bene a molti, a tutti quelli cui giova a Cagliari, ma anche a Sassari.
A parte qualche cosa minore (che so il turismo che potrebbe accontentare la Sardegna del Nord Est), l'unico disturbo a questo disegno è Architettura ad Alghero; fuori da tutti i giochi, da tutte le famiglie, da tutte le appartenenze. Che non può essere assimilata, anche perché sta ad Alghero e svolge un ruolo rilevante nel territorio.
Un destino agro-.pastorale per il Nord Ovest della Sardegna (con tutto il rispetto e il rilievo enorme che questo settore ha in molti sensi, anche che interesserebbero urbanisti, architetti e paesaggisti). E un po' di turismo.
Un destino agro-.pastorale per il Nord Ovest della Sardegna (con tutto il rispetto e il rilievo enorme che questo settore ha in molti sensi, anche che interesserebbero urbanisti, architetti e paesaggisti). E un po' di turismo.
Ci sono a parte i tre di Medicina, altri tre Dipartimenti di Sassari che potrebbero giovarsi di questo Disegno.
E poiché da Amministratori si può decadere, ma da Accademici no, ecco che usare gli anni del potere politico per configurare gli assetti del potere accademico è più che una tentazione.
E poiché da Amministratori si può decadere, ma da Accademici no, ecco che usare gli anni del potere politico per configurare gli assetti del potere accademico è più che una tentazione.
Il fatto è che lungi dal metterci di traverso ad una prospettiva seria e meditata di forte coordinamento con Cagliari, noi questa prospettiva avremmo voluto costruirla.
Ho parlato di una Grande Scuola di Architettura della Sardegna, dentro il Mediterraneo, aperta al mondo.
Con due poli in forte interscambio tra loro, Alghero, porta del Nord Sardegna e nodo di una possibile rete integrata di città a bassa densità della Sardegna del Nord Ovest e Cagliari, unica metropoli dell'isola, centro di un'area metropolitana composita e ampia.
Una prospettiva cui si poteva lavorare, con un'articolazione dell'offerta formativa e in una dimensione non locale.
Una prospettiva che potrebbe portare a disegnare un Ateneo federato con una grande forza e un equilibrio territoriale: nel polo di Sassari perché non potrebbe essere collocata una Scuola di Ingegneria ambientale legata alle bonifiche, localizzata a Porto Torres, o un corso magistrale di informatica per i beni archeologici e culturali, ad esempio?
Ma le operazioni di potere, spesso se devono tenere insieme vecchie logge e nuovi potentati non si basano sulla qualità delle idee e delle proposte e sulla lungimiranza.
E intanto cominciamo a soffocare AAA, tanto più che non sono ascrivibili a un gruppo o a una cordata.
So che i nostri studenti non si arrendono e fanno bene a non arrendersi, ma purtroppo abbiamo già perso.
mercoledì 25 febbraio 2015
Un'occasione perduta
Non siamo qui per un po' di soldi.
Quello che hanno fatto in questi giorni le nostre studentesse e i nostri studenti dimostra che il patrimonio che AAA ha costruito, il capitale umano e sociale che ha generato, vale molto, molto di più, anche se non può essere monetizzato (per fortuna ci sono ricchezze che non sono in vendita).
Peccato che un professore universitario e presidente della Regione non abbia avuto tempo e voglia di incontrarli: avrebbe imparato molto e si sarebbe divertito; e avrebbe trovato persone cortesi e riflessive, che non rifuggono il dibattito pubblico; peccato che un professore universitario e assessore alla programmazione non abbia avuto tempo e voglia di incontrarli: avrebbe imparato molto e si sarebbe divertito; e avrebbe trovato persone cortesi e riflessive, che non rifuggono il dibattito pubblico (e avrebbe potuto spiegare quella storia di Monserrato).
Peccato.
Un piacere che hanno avuto invece gli assessori Erriu e Firino che sono stati cortesi e attenti e che - sono certo - si sono goduti l'incontro..
Ora dobbiamo battere questo estremismo immotivato di una parte della Giunta che si rifiuta di adottare una soluzione ragionevole e moderata, che troverebbe un consenso bipartisan in Consiglio, che non pregiudicherebbe le scelte future.
una soluzione che potrebbe consistere in un emendamento come questo:
Finanziamento per il Dipartimento di Architettura Design e Urbanistica con sede ad Alghero.
Per i risultati ottenuti negli anni passati dai Corsi di Laurea e dal Dipartimento e per la sua collocazione ad Alghero, il DADU viene finanziato attraverso un fondo aggiuntivo destinato all'Ateneo di Sassari:
2015 450 mila euro
2016 300 mila euro
2017 300 mila euro.
Ripeto non accogliere una proposta di questo tipo sarebbe un segnale di ostinazione immotivata.
Che avrebbe una sola spiegazione razionale (oltre alla cattiveria accademica).
Se permettete aspetto domani per dirvela. E per dirvi che sì vorrei una grande Scuola di Architettura della Sardegna nel cuore del Mediterraneo aperta al mondo: ci si può lavorare, si può fare; anche in fretta.
Intanto: che viva Architettura ad Alghero!
Quello che hanno fatto in questi giorni le nostre studentesse e i nostri studenti dimostra che il patrimonio che AAA ha costruito, il capitale umano e sociale che ha generato, vale molto, molto di più, anche se non può essere monetizzato (per fortuna ci sono ricchezze che non sono in vendita).
Peccato che un professore universitario e presidente della Regione non abbia avuto tempo e voglia di incontrarli: avrebbe imparato molto e si sarebbe divertito; e avrebbe trovato persone cortesi e riflessive, che non rifuggono il dibattito pubblico; peccato che un professore universitario e assessore alla programmazione non abbia avuto tempo e voglia di incontrarli: avrebbe imparato molto e si sarebbe divertito; e avrebbe trovato persone cortesi e riflessive, che non rifuggono il dibattito pubblico (e avrebbe potuto spiegare quella storia di Monserrato).
Peccato.
Un piacere che hanno avuto invece gli assessori Erriu e Firino che sono stati cortesi e attenti e che - sono certo - si sono goduti l'incontro..
Ora dobbiamo battere questo estremismo immotivato di una parte della Giunta che si rifiuta di adottare una soluzione ragionevole e moderata, che troverebbe un consenso bipartisan in Consiglio, che non pregiudicherebbe le scelte future.
una soluzione che potrebbe consistere in un emendamento come questo:
Finanziamento per il Dipartimento di Architettura Design e Urbanistica con sede ad Alghero.
Per i risultati ottenuti negli anni passati dai Corsi di Laurea e dal Dipartimento e per la sua collocazione ad Alghero, il DADU viene finanziato attraverso un fondo aggiuntivo destinato all'Ateneo di Sassari:
2015 450 mila euro
2016 300 mila euro
2017 300 mila euro.
Ripeto non accogliere una proposta di questo tipo sarebbe un segnale di ostinazione immotivata.
Che avrebbe una sola spiegazione razionale (oltre alla cattiveria accademica).
Se permettete aspetto domani per dirvela. E per dirvi che sì vorrei una grande Scuola di Architettura della Sardegna nel cuore del Mediterraneo aperta al mondo: ci si può lavorare, si può fare; anche in fretta.
Intanto: che viva Architettura ad Alghero!
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