mercoledì 7 gennaio 2015

‪#‎jesuischarlie‬

François Cavanna è morto poco meno di un anno fa.
Era tra i fondatori di Charlie Hebdo, uno spirito libero e irriverente.

Questa sua invettiva è molto efficace ed è molto utile in queste ore.
‪#‎jesuischarlie‬


Voi,
i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte…
Tutti voi,
che non potete vivere senza un Babbo Natale e senza un Padre castigatore.
Tutti voi,
che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello.
Tutti voi,
che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il piu’ stupido, il piu’ meschino, il piu’ sanguinario, il piu’geloso, il più avido di lodi tra voi.
Voi, oh, tutti voi

NON ROMPETECI I COGLIONI!

Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.
Non rompeteci i coglioni, cani!

François Cavanna

L'immagine è di Wolinski, morto ammazzato oggi; aveva 80 anni.

lunedì 29 dicembre 2014

Buon 2015 // Happy 2015

1915 l'Italia in guerraLa guerra che verrà
La guerra che verrà non è la prima.
Prima ci sono state altre guerre.
Alla fine dell’ultima
c’erano vincitori e vinti.
Fra i vinti la povera gente
faceva la fame.
Fra i vincitori faceva la fame
la povera gente egualmente.


1915 Italy at war
The war which is coming
The war which is coming
Is not the first one. There were
Other wars before it.
When the last one came to an end
There were conquerors and conquered.
Among the conquered the common people
Starved. Among the conquerors
The common people starved too.

L'immagine è delle seconda guerra mondiale: Stalingrado

venerdì 26 dicembre 2014

I tavolini al dunque.

Non so come finirà la vicenda relativa al nuovo regolamento  sul suolo pubblico.
Mi permetto quindi di fare delle considerazioni "a prescindere".
I miei venticinque lettori sanno come la penso, avendo sollevato più volte la questione.
Ne ho parlato nell'agosto scorso (qui), nel luglio scorso (qui), nell'ottobre 2013 (qui), e una prima volta nel luglio 2013 (qui).
Nel primo post scrivevo:

Credo che dovremmo fare alcune premesse (...).
La prima è che i tavolini occupano uno spazio pubblico; fanno concorrenza ai parcheggi, agli spazi per il gioco, alle aree per il libero godimento della città, determinano un paesaggio diverso da altri paesaggi esistenti o possibili.
La seconda è che l’iniziativa economica degli individui è una cosa molto positiva e che ciascuno è libero di intraprenderla, anche rovinandosi e fallendo se sbaglia; la libertà di intraprendere non è neppur essa assoluta, ma deve rispettare altre libertà: ad esempio quella degli altri di non essere sottoposti a inquinamento o a rumori molesti, e anche quella di chi lavora al rispetto della sua dignità.
La necessità e l’opportunità di regolare l’uso a fini privati degli spazi pubblici, con appositi meccanismi (ad esempio le concessioni) non sono in discussione, così come la necessità di sanzionare l’appropriazione privata di spazi pubblici (una volta si sarebbe detto “rubare alla vedova e all’orfano”) siano essi spiagge, strade, piazze; io direi che va sanzionata con severità e prontezza.


E proseguivo:
Comincerei da una cosa molto semplice: la trasparenza. Ogni concessione pubblica deve essere nota a tutti: non con un faticoso accesso agli atti, ma, direi, automaticamente, su un database in rete, con le caratteristiche, il costo, la data di richiesta e di approvazione, i nomi e cognomi di chi ha approvato, la perimetrazione esatta (...).
In secondo luogo le regole; la concessione pubblica configura in qualche misura obbligo di servizio pubblico: bagni accessibili, periodo di apertura, manutenzione e cura, diritti di passaggio.
In terzo luogo serve un piano che definisca quali aree sono utilizzabili e quali no e la percentuale di suolo che zona per zona può essere occupato, quale può essere la percentuale massima di area scoperta rispetto all’area interna, per tipologia di attività.
In quarto luogo servono rigorose indicazioni estetiche: una sorta di abaco degli arredi ammessi che va in automatico, se poi qualcuno si fa progettare il gazebo da Rem Koolhaas si sottoponga a una valutazione.
Infine serve una politica fiscale a sostegno di quella urbanistica, variare tasse e percentuali per evitare l’eccesso di concentrazione e favorire la distribuzione delle attività su aree più ampie.
Queste scelte vanno fatte coinvolgendo la popolazione direttamente interessata.

(...)
Continuo a essere convinto che una pubblica amministrazione possa far molto per garantire la libertà dei cittadini di intraprendere e la libertà dei cittadini di godere lo spazio pubblico: una saggia politica può far convivere queste due libertà.
Esattamente quel che non succede senza politiche pubbliche, quando un’amministrazione non c’è.


Ho assistito a due confronti pubblici sul tema, il mese scorso; uno con la presenza prevalente di abitanti del centro e l'altro con la presenza prevalente di esercenti (ma erano mescolati, e poi ci sono esercenti che sono anche abitanti) e mi ha colpito positivamente il carattere aperto e dialogante della discussione. C'era un sostanziale accordo sui principi (proporzionalità e frontalità, regole certe, convivenza di funzioni diversa, sanzioni efficaci).
Certo è più facile essere d'accordo sui principi che sulla loro applicazione, e quindi non stupisce che la discussione sia più accanita sul regolamento e sui dettagli (anche se non bisogna dimenticare che "è la somma che fa il totale": vedi qui).
Penso tuttavia che sia una buona cosa avere delle regole certe e stabili.
Una buona cosa lo è per gli operatori:  per gli esercenti del centro e quelli fuori dal centro, per quelli che hanno molto spazio interno e nessuna possibilità  (per la loro localizzazione) di avere spazio esterno, per quelli che hanno poco spazio interno, ma hanno possibilità di averne all'esterno, per gli altri operatori economici che non sono pubblici esercenti; per tutti loro avere regole certe è un'ottima cosa.
Una buona cosa per i turisti; credo che solo una visione miope ci possa illudere che i turisti vorrebbero avere tutte le piazza del centro occupate dai tavolini; certo è bello e utile avere tavolini, ma anche panchine, belle viste dei palazzi e delle piazze, spazi per far giocare i figli.
Una buona cosa per gli abitanti: anche a noi piace prendere il caffè in un tavolino all'aperto e ci piacerebbe poter godere di un buon aperitivo con vista mare (se ci sono pochi esercizi che offrono un buon aperitivo non è perché non hanno spazio all'aperto! Mi piace ricordare, al proposito, questa riflessione di un mio conoscente), ma anche a noi piace avere una bella vista di piazze e monumenti, avere panchine, spazi verdi, spazi per giocare, marciapiedi percorribili.

Certo un regolamento non basta: ci vuole pianificazione delle funzioni e  degli spazi.
Probabilmente alla fine, mettendo mano alla viabilità e alla gestione della mobilità (meno traffico automobilistico e razionalizzazione di soste e parcheggi), alla riqualificazione di strade urbane e quartieri, alla dotazione di servizi sui lungo-mare e nei quartieri, a un piano del commercio e delle attività, a un piano degli arredi e del colore, si arriverà ad aumentare il numero complessivo di posti a sedere all'aperto, anche in modo significativo, ma con diversa distribuzione e riducendo la densità in alcune zone.

Ma - si dice - c'è la crisi; e quando c'è la crisi tutto va bene. Non penso che sia vero: dalla crisi si esce aumentando la qualità e il valore aggiunto delle produzioni, con città più attraenti, con un'offerta gastronomica e commerciale più attraente, con aperitivi più sontuosi, con un'offerta che dura di più e ce si ingegna di essere attraente anche quando non è molto caldo; e anche con politiche dei prezzi, naturalmente; il bello è che di imprenditori innovativi nel campo della ristorazione e nei pubblici esercizi ce ne sono molti, molti di loro lo sono anche perché non godono di vantaggi localizzativi, e così si ingegnano (io ne ho in mente molti, e voi?).

Non so come finirà la vicenda. Ma potrebbe persino finire bene: con buon senso e rigore, trasparenza e lungimiranza. Io ci spero.





domenica 21 dicembre 2014

Rendiconto

Prima della fine dell'anno sento il dovere di dar conto della situazione di AAA, dopo gli incontri.
Riparleremo di questa questione dopo le vacanze (nel frattempo vorrei trovare il tempo per dire la mia su alcune altre cose: tavolini ad Alghero, problemi della comunità rom di Alghero, "campus" di Sassari, qualcosa sulla sanità alla luce delle mie esperienze ad Alghero e nel Triveneto: saranno i miei prossimi post delle vacanze; oltre ai consueti auguri di  buon anno: state collegati!)

Una nostra delegazione si è incontrata con il Presidente del Consiglio regionale Ganau, con il Sindaco di Alghero Bruno, con i Rettore Carpinelli (dopo le vacanze ci sarà l'incontro con il consigliere regionale di Alghero Tedde).
Incontri che sono andati molto bene, hanno manifestato un comune sentire e un impegno concreto: non ero presente - e in ogni caso non mi pare opportuno entrare nei dettagli - ma posso dire che le ragioni che abbiamo presentato sono apparse ragionevoli e motivate e che tutti gli interlocutori hanno confermato l'impegno a sostenerle.
Il Sindaco Bruno ha inviato una lettera al Presidente Pigliaru.
Domani invierò una lettera all'Assessora Firino, chiedendole un incontro con "procedura d'emergenza".
So che la buona volontà e gli auspici non bastano, ma fanno bene e possono innescare processi positivi.

Tuttavia la situazione rimane immutata: rischiamo una partenza "monca" del secondo semestre e di dover ridurre i servizi.
Il tutto si colloca in una congiuntura non felice del nostro Ateneo.
E non solo dal punto di vista delle risorse utilizzabili per il finanziamento.
La situazione del precariato è molto grave.
Lo è in primo luogo per il precariato nel settore tecnico-amministrativo, che è cresciuto moltissimo negli ultimi anni: molti di questi colleghi svolgono funzioni "ordinarie", ovvero mandano avanti uffici e dipartimenti; noi ad esempio abbiamo la quantità di personale di ruolo più bassa fra tutti, solo quattro persone, le altre cinque persone pagate dall'Ateneo sono a tempo determinato, alcune in scadenza finale (a proposito anche contando queste cinque la nostra dotazione resta la più bassa): sono persone che lavorano con noi da anni, alcune da molti anni, che hanno passato numerose selezioni e valutazioni e che svolgono funzioni fondamentali in modo molto efficace. Non è facile trovare una soluzione, ma non è lecito non trovarla.
Ma lo è anche per il precariato nella didattica e nella ricerca, per le molte e diverse figure che lo compongono: la sciagurata legge Gelmini-Decleva-Polidori ha creato nuove figure di precari e ha favorito il loro aumento: una situazione che - con la carenza di risorse e la scarsissima disponibilità di punti-organico (ovvero delle quote di risorse che possono essere spese per le posizioni stabili) - rischia di diventare esplosiva già dal prossimo anno; così come esplosiva sarà la situazione per gli "avanzamenti" dei docenti che hanno superato l'abilitazione nazionale, molte decine, che rischiano di non avere prospettive in Ateneo (il che implica, tra l'altro i rischio che molti tra quelli più "attrezzati" cercheranno di "migrare"): anche tutto questo ci penalizzerà in modo particolare.

In questo quadro il dato positivo è che da sempre la Regione ha sostenuto in modo consistente le Università sarde (un contributo fondamentale per la loro sopravvivenza). Lo ha fatto - bisogna dirlo - la Giunta Cappellacci, lo sta facendo anche la Giunta Pigliaru.
Si può e si deve discutere sul come è stato fatto e come lo si sta facendo, ma resta il fatto, innegabile, che imponenti risorse sono destinate all'Università.
Questa è la ragione per cui non riesco a capire, non riusciamo a capire, perché non dedicare un po' di attenzione alla nostra vicenda, la stessa attenzione che c'è stata e c'è - ad esempio - per la sede di Olbia.
La Giunta Pigliaru ha molti accademici (forse troppi, dicono alcuni), la Giunta Cappellacci ne aveva meno, ma l'attenzione per le Università sarde c'è stata anche quando gli accademici erano meno.

Alcuni interpretano la scarsa attenzione delle Giunte regionali nei nostri confronti in termini di contrapposizione territoriale (il Cagliari-centrismo); altri attribuiscono lo scarso interesse di questa Giunta nei nostri confronti a rivalità accademiche tutte sassaresi (il "fuoco amico"); altri alla nostra scarsa capacità di comunicare; altri alla mia "eccentricità" (non sono sardo né maritato a sardi, non sono massone, non sono del PD, sono troppo di sinistra, sono troppo indipendente, sono grasso, ...).
Sono spiegazioni che non spiegano e che se danno conto di alcuni fatti sono in contraddizione con altri; non mi convincono.
Ma non so darmene altre.
Resta il fatto che una realtà importante, che ha risultati importanti, che ha avuto un ruolo positivo per l'Ateneo e il territorio fatica a farsi riconoscere il ruolo e a ricevere un sostegno meritato,  dignitoso e costante.





venerdì 5 dicembre 2014

Ultimo tentativo

Ho proposto di realizzare un "sobrio, elegante ed esaustivo dossier" con un po' di dati sulla decennale esperienza di AAA.
A partire da quelli dei finanziamenti della Regione Autonoma della Sardegna.
Una squadra di collaboratori (in prevalenza collaboratrici) lo ha messo appunto in tempi brevissimi e con una straordinaria efficienza, tra loro docenti, personale a tempo indeterminato, personale a tempo determinato, co.co.co, borsisti, ...
Lo potete trovare qui.
Lo ho inviato al Presidente Onorevole Professore Francesco Pigliaru, con la richiesta di un incontro, spero che - nonostante i suoi numerosi e importanti impegni - possa trovare un momento prima di Natale.
Rimango a disposizione per ogni chiarimento a chi volesse chiedermene.







venerdì 21 novembre 2014

Ad limina Petri

Come ho annunciato in un post ho passato alcuni giorni a Cagliari.
Se avevo dei dubbi, mi sono passati: la nostra Regione è moto centralista e tutto quel che succede passa esclusivamente per le diverse stanze della sua capitale.
Nulla di male si dirà, ma invece ci sono dei limiti forti in questo accentramento, che alla fin fine indebolisce il sistema di governo ed economico regionale, che ha molti vantaggi nell'avere una città primate con le caratteristiche di un piccola metropoli (Cagliari è bellissima e pare, in molte parte ben organizzata e moderna), ma che di più ne avrebbe se sapesse volere altri poli, non subalterni, e se riconoscesse e costruisse la forza dei territori deboli.
Non è il caso di fare il resoconto dei molti, utili incontri che ho avuto, alcuni dei quali spero siano prodromici a un incontro non frettoloso con il Presidente Pigliaru, per cui stiamo preparando un sobrio, esaustivo ed elegante dossier.
Posso dire che nei prossimi mesi faremo dei passi in avanti nel rafforzamento della collaborazione son i colleghi di Cagliari in direzione di una Scuola di Architettura della Sardegna, aperta e con una fortissima proiezione internazionale, a partire da un'estensione dell'offerta formativa, da iniziative nei territori, dalla formazione permanente e per studenti lavoratori.
Mi piace questa idea che nella crisi bisogna pensare in grande, avere una visione; sono convinto che non possiamo ragionare per vecchi schemi, ragionieristici o angusti o emergenziali e che sostenere le proposte di qualità è indispensabile per rinascere.
Nell'elegante dossier mostreremo quello che AAA ha fatto in questi anni, spendendo benissimo i soldi ricevuti e racconteremo in dettaglio chi siamo e quel che abbiamo raggiunto.
Ci sono molte incomprensioni e malintesi a livello regionale, di Ateneo e locale: come sempre mi rendo disponibile a rispondere a ogni domanda.
Intanto sta per verificarsi un evento molto negativo e preoccupante: per la prima volta nella sua storia AAA tra poco più di un mese non avrà nessuno sostegno economico per le sue attività; questo ci mette in ginocchio.
Faremo il possibile per evitarlo.





sabato 8 novembre 2014

Ricominciamo. Dai soldi.

Ho lasciato passare un po' di giorni dall'ultimo post.
Mi auguravo di tornare a essere un uomo libero, ma non è successo.
Avrei dato una virata a questo blog, provando ad occuparmi di questioni più generali, culturali, scientifiche e politiche.
Ne avrei bisogno, di pensare oltre ai confini locali, in un momento in cui continua la devastazione del nostro Paese da parte di politici irresponsabili e incompetenti e in cui gli sparsi brandelli della sinistra sono impotenti e gran parte degli intellettuali supini e afoni.
Insomma avevo altri progetti di vita.
Moltissimi componenti della comunità di AAA hanno insistito, facendo appello alla ragione e al cuore, perché continuassi a guidarla per un altro triennio e hanno sgretolato la mie resistenze.
Va bene ci provo: cosa fatta capo ha.
Ma ripeto ora quel che dissi tre anni fa: non posso e non voglio fare l'esecutore testamentario di questa esperienza.

Ripeto al colto e all'inclita che l'esperienza della Facoltà di Architettura di Alghero è stata uno straordinario caso di successo in termini didattici, scientifici, culturali, sociali e umani; è servita alle nostre studentesse e ai nostri studenti in primo luogo (come è ovvio che sia per un'Università degli studi), ma anche all'Ateneo tutto, alla città, alla nostra terra di Sardegna.
Lo dico senza paura di essere smentito e dico anche pacatamente, ma fermamente, che ritengo che i vertici del governo regionale e universitario (nel loro insieme: ci sono significative eccezioni)  non abbiano fatto sinora abbastanza per cercare di capire quanto utile potesse essere questa esperienza per il futuro dell'Ateneo e del sistema formativo universitario.

Questa esperienza è stata possibile per l'impegno creativo di decine di persone che hanno dedicato un pezzo della loro vita a questa impresa, nei ruoli più diversi:
- dai collaboratori alla didattica (i tutores), che dai più esperti professionisti ai giovani dottorandi freschi di Laurea hanno dato un contributo fondamentale alla qualità della didattica,
- al personale tecnico-amministrativo che sia nei tempi pionieristici (come potremmo dimenticare la mitica Anna Franca Sibiriu?) che in quelli più normali hanno avuto un senso di appartenenza forte e - lasciatemelo dire - inconsueto nella Pubblica Amministrazione,
- ai docenti esterni, ai visiting professor e ai visiting scientist che sono stati con noi per tempi brevi e lunghi, ma sempre sentendosi parte di un'impresa collettiva e sono stati entusiasti propagandisti della nostra esperienza (posso citare il contributo illuminante di Luigi Snozzi, per molti anni docente di riferimento al primo anno di Architettura, e di Francesco Indovina che sta dedicando le sue idee e la sua giovanile fantasia ai nostri studenti? O, per ricordare chi non c'è più, il contributo di Alan Fltecher, che ha disegnato il logo di AAA, di Bet Figueras, maestra di paesaggi e di levità, Bernardo Secchi, docente attento e severo?),
- ai docenti stabili, dai fondatori ai nuovissimi arrivi, molti dei quali hanno fatto, fanno e faranno ben oltre il loro dovere,
- al nostro fondatore, Vanni Maciocco, che ha speso dieci anni alimentando il fuoco vivo della fornace, superando con l'energia, l'intelligenza le mille difficoltà della direzione di un'impresa, continuando a darsi alla didattica, alla ricerca, alla progettazione, con una dedizione totale.
Questa esperienza è stata possibile grazie alla pazienza e alla capacità di adattarsi dei nostri studenti, che - in condizioni logistiche a volte disperate hanno ottenuto risultati egregi.

Siamo stati valutati per molti anni come la migliore Scuola di Architettura italiana, abbiamo avuto risultati nella Valutazione della Qualità della Ricerca molto più che lusinghieri, abbiamo un numero grande di studenti Erasmus in ingresso, abbiamo condotto Master internazionali di grande successo, abbiamo l'unico Corso di Laurea internazionale della Sardegna, l'unico Dottorato internazionale della Sardegna.
SIAMO UN'ESPERIENZA DI SUCCESSO, CHE HA SPESO BENISSIMO I SOLDI CHE AVUTO.

Alghero non è Sassari, non è a Sassari, la logica, la dottrina, la pratica ci dicono che non fa parte di un'area metropolitana (che si debba pensare a costruire una "città metropolitana della Sardegna del Nord Ovest, è un'altra cosa, probabilmente giusta, ma da costruire, non un dato, un progetto).
ARCHITETTURA AD ALGHERO STA IN UNA SEDE DECENTRATA.

Quest'anno, per la prima volta da sempre, ripeto per la prima volta da sempre, rischiamo di restare senza nessun finanziamento; con molte traversie e in forme diverse, tutti i governi regionali hanno riconosciuto l'opportunità di destinare risorse ad Architettura ad Alghero; questa sarebbe la prima volta che non accade, nonostante un Ordine del Giorno unanime del Consiglio Regionale del gennaio 2014 (già lo so che un Ordine del Giorno non è un atto tecnicamente impegnativo, ma - vivaddio - non è carta straccia; o sì?).
Il Professor Pigliaru  è persona di grande cultura e di grande sensibilità istituzionale; capisco che nella situazione difficile in cui si trova la nostra terra abbia molte questioni urgenti e non abbia ancora avuto la possibilità di esaminare il dossier che ci riguarda; certo non si tratta di risorse ingenti, ma per noi sono vitali e non possiamo essere considerati una pratica burocratica tra le altre.
Per questo ho sollecitato con una lettera un suo intervento rendendomi disponibile per un incontro, se dovesse servire.

Voglio dire due cose chiarissime:
- la prima è che, senza le risorse previste da quell'Ordine del giorno, che sono meno di quanto ragionevolmente ci spetta e molto meno di quel che meriteremmo, siamo messi in ginocchio, non riusciremo a garantire qualità della didattica e servizi: insomma inizierà il soffocamento di questa esperienza, tanto utile e feconda;
- la seconda è che non ci faremo, non mi farò, soffocare in silenzio, perché non è giusto e perché non ci sono motivi per farlo; con ogni mezzo necessario e possibile cercherò di ottenere quello che il buonsenso e l'interesse collettivo affermano.

Sono certo che il Presidente Pigliaru rispenderà alla mia lettera, e spero che lo farà in modo positivo: confido di darvi tra una settimana delle buone notizie.