domenica 14 settembre 2014

Il colore dei soldi

Devo dare qualche notizia su AAA.
Alcune sono buone; tra esse quella che si sono concluse le pre-iscrizioni ai nostri Corsi di Laurea e che sono andate bene, alcune molto bene (c'è qualche situazione che vede un rallentamento delle tendenze, ma ci lavoreremo).
Un'altra buona  notizia, che è una grande notizia davvero, è che per la prima volta da molti anni le lezioni cominceranno in aule adeguate (oltre che bellissime); probabilmente anche la biblioteca sarà funzionante per l'inizio delle lezioni.
Ho detto due cose positive, ma non posso nasconderne una negativa.
Si tratta di soldi.
Non c'è traccia dei 300 mila euro  che il Consiglio regionale ha chiesto all'Università di destinare per il 2014 (l'anno che è ormai passato per più di 2/3); in questa lettera trovate riassunta tutta la vicenda.
Senza quei soldi avremo un avvio dell'anno accademico "monco", senza la possibilità di garantire il necessario numero di assistenti alla didattica e di contratti di insegnamento, anche raschiando il fondo del barile e impegnando soldi destinati a rinnovi dei contratti per funzioni amministrative e di gestione della didattica (che ci sono indispensabili vista la cronica e consistente mancanza di personale che affligge il DADU molto più che altri Dipartimenti)
Insomma ancora una volta dobbiamo gestire un'emergenza.

La lettera che ho "linkato" sopra ha avuto degli effetti positivi in Regione.
L'onorevole Marco Tedde ha presentato un'interpellanza, con l'intero gruppo di Forza Italia, che chiede quello che da anni chiediamo: il riconoscimento di AAA come sede decentrata.
Il Sindaco di Alghero ha poi concordato con gli assessorati competenti una modalità operativa che potrebbe rendere rapidamente operativa questa scelta, superando ogni possibile obiezione tecnica.
Ho ringraziato privatamente gli onorevoli Bruno e Tedde, mi permetto di rinnovare i ringraziamenti in questo blog.

Ma, seppure le prospettive appaiono abbastanza rosee, l'emergenza non è risolta: dei 300 mila euro, contenuti in un'Ordine del giorno, primo firmatario l'onorevole Pietro Fois, votato all'unanimità dal precedente Consiglio Regionale, soldi ripetutamente promessi nei mesi successivi, ne sono arrivati solo 50 mila.
Non possiamo farne a meno.
300 mila euro sono meno della metà della somma destinata alla sede di Olbia,  meno di un decimo di quanto destinato a Nuoro.
Diciamo meno della metà di una cifra ragionevole, meno di un terzo di un cifra equa.
Ma non ci sono neanche questi.
Ci sono ancora due settimane per metterci in condizione di assicurare un anno accademico al livello che i nostri studenti meritano e che il nostro impegno e i risultati che abbiamo ottenuto dovrebbero
dovrebbe aver guadagnato.

Tra poco più di un mese e mezzo terminerà il mio mandato come Direttore: mi batterò per non lasciare al mio successore una situazione così difficile: un'ultima importante battaglia.
Poi - credo con soddisfazione di molti e sicuramente mia - tolgo il disturbo.



lunedì 18 agosto 2014

+ vida - movida

Non è mia: l'ho rubata a Cassano (no, non è il calciatore).
Mi pare una bella sintesi.
Ricordo bene la movida madrileña del post-franchismo, una ventata di libertà, trasgressione e creatività, appoggiata dal grande Sindaco Tierno Galván (socialista di altri tempi e di grande tempra, uno che sapeva che amministrare bene è molto più che amministrare), un movimento contro-culturale che non disdegnava alcol e droghe, ma che ha prodotto un'interessante serie di esperienze musicali, letterari, artistiche; qualche notte ci fui (Madrid nunca duerme).
Per cui mi incazzo se viene gabellata come movida la vacuità delle notti del turismo de borrachera, delle birrette e del karaoke.
Questa movida falsa, che accetto solo per comodità e pigrizia che venga chiamata così, non è un fenomeno di innovazione culturale o di invenzione di nuovi piaceri, è il casino per il casino, il frastuono cacofonico, le basi musicali sparate a mille decibel, la piccola miseria di quelli deve tirare a campare e che, poiché tutti se ne fregano di loro, se ne fregano di tutti.
Alcune piccole sventure private mi costringono per la prima volta a passare l'interra estate ad Alghero.
Premesso che sono un privilegiato, che ho una casa che mi piace nel centro storico e che so che in città si deve convivere tra diversi, premesso che capisco chi deve guadagnarsi da vivere percuotendo bonghi o facendo la statua vivente (che molti siano costretti a farlo per campare è un effetto collaterale del neo-liberismo, ma non è colpa di chi qualcosa deve fare per campare), tutto ciò premesso e definito che sono l'unico residente stabile in un edificio che ha sei appartamenti, nonostante questo devo arrendermi.
Cercherò un'altra casa: deciderò se ad Alghero o altrove, a seconda di altre scelte di vita, ma in un centro urbano trasformato in una brutta copia di un centro commerciale è impossibile vivere, nei due mesi del casino perché c'è casino, negli altri mesi perché non c'è niente.
Anche accettando di chiamare movida questo insensato movimento fracassone, una buona politica sarebbe quella che promuovesse la vida e solo dopo - e conseguentemente - l'animazione di questa vida, ovvero la movida.
Temo che gli interessi di breve periodo prevarranno: rassegniamoci e facciamo trasloco.



lunedì 11 agosto 2014

La monocultura del turismo uccide le città

Le cronache ci raccontano di una città allo sbando, travolta da flussi incontrollati di turisti, assediata da grandi navi da crociera che penetrano nei suoi canali, in perdita costante di abitanti e di funzioni.
Dopo più di un millennio, quella che è stata la città più prospera del mondo e forse la più bella si è estinta.
Non ci voleva molto a capire che una città che viva solo di turismo è destinata a una rapida scomparsa.
Venezia è scomparsa come città: rimane un fondale su cui si innestano molti musei straordinari, depredata dall'uso privato, immemore dei suoi governi, aristocratici e  classisti, ma saggi e capaci di visione.
Eravamo in pochi a dire che troppi turisti fanno male, non importa se poveri o ricchi, giovani o vecchi, colti o ignoranti.
Troppi turisti fanno male alle città, ma anche alle spiagge e ai boschi.
Fanno male a Venezia e fanno male ad Alghero.
Il turismo è un'industria pesante, consuma territorio e risorse, impoverisce e banalizza storie, culture e commerci.
Senza industrie non si può vivere, ma il buon governo impone di limitarne l'impatto, di evitare la distruzione delle stratificazioni storiche e dell'ambiente.
Io ho detto a suo tempo che a Venezia servivano meno turisti, e allora erano la metà di oggi: io penso che sia un crimine che le navi da crociera entrino in una città così delicata e complessa.
Se dicessi sommessamente che ad Alghero servono meno turisti ad Agosto, sarei anche questa volta contrastato e irriso?
Ad Alghero serve che ci siano meno turisti ad Agosto.
E forse anche a Luglio.
E badate che non sto parlando di meno turisti con le pezze al culo e di più turisti di lusso (dio ce ne scampi da questi ultimi) e neppure di turisti "colti" (per carità!): quando dico meno dico meno in assoluto.
Mentre ne vorrei di più a novembre e a febbraio.
E vorrei che le liberalizzazioni fossero sagge e opportune (Bersani mi sta simpatico e Renzi no, ma le "lenzuolate" sono state spesso improvvide): se un bar serve cibi è bene che si sappia che però quello non è un ristorante, ed è solo un esempio.
Si parla di tassa di soggiorno: penso che sia una cosa giusta, se è una tassa di scopo e se la si paga (anche salata ad Agosto) in modo diverso nei diversi periodi dell'anno e se si trova il modo di far pagare qualcosa anche a chi non passa neppure una notte in città, ma ne usa gli spazi, specie se lo fa ad Agosto.
Ma quel che voglio dire è: la monocultura uccide le città, quella del turismo particolarmente in fretta.




 


giovedì 7 agosto 2014

#sosteniamoexq

Non ci sono soluzioni facili alla fame di spazi per vivere e far vivere.
Ma c'è un punto di partenza: se ci sono case vuote e persone senza casa, se ci sono spazi vuoti e persone che hanno bisogno di spazi un pezzo della soluzione è chiara.
Non è giusto e opportuno che le cose continuino così.
Magari occupare case e spazi non è la sola soluzione, ma è un pezzo della soluzione, mentre lasciarli vuoti è un pezzo del problema.
Miliardi di euro di soldi pubblici sono stati spesi per il recupero di spazi che non sono utilizzati o che sono sotto utilizzati; ce ne sono anche a Sassari, ce ne sono anche ad Alghero.
Credo che sia sensato per dei buoni amministratori chiedersi perché, e come potrebbe essere diversamente.
Ci sono poi edifici importanti, distribuiti capillarmente nelle città che sono usati poche ore al giorno, le cui pertinenze sono spesso abbandonate: sono le scuole, che potrebbero accogliere attività e dare spazio alle associazioni.
Se ci saranno fondi per "metterle in sesto" perché non pensare che siano dei luoghi centrali nella ricostruzione della città pubblica.
E mi taccio sull'appropriazione privata degli spazi pubblici da parte di macchine e tavolini.
Insomma, a parte tutto quel che ha fatto l'exQ, dobbiamo sostenerlo perché ci propone delle soluzioni e ci fa vedere i problemi.
Io sto con l'exQ.



lunedì 28 luglio 2014

Mi sento molto in colpa, ma non so che fare.

Io mi sento totalmente estraneo a questo governo, di cui non mi piace nulla, quello che fa, quello che non fa, come lo fa, quello che dice, quello che non dice, come lo dice.
Un governo che ha l'appoggio corale dei media, come solo in Nord Corea, guidato da un incompetente, come in Nord Corea.
Ma questi sono fatti miei.

Gli è che questo governo, in pieno accordo con il partito di Silvio Berlusconi, ha scelto di metter mano alla Costituzione, in modo confuso e affrettato, in poco tempo, riducendo gli spazi della democrazia e della rappresentanza.
C'è un problema di costi della politica? Dimezzare il numero di Parlamentari (sia alla Camera sia al Senato) sarebbe una riforma costituzionale semplice e indolore. Dimezzare le indennità complessive di tutti i parlamentari per cinque anni sarebbe una legge semplice. 
Fare una legge elettorale equa che garantisca la rappresentanza e la stabilità dei governi sarebbe possibile. Ripensare alla distribuzione delle funzioni tra le camere è un po' più complicato e merita una riflessione attenta, ma si può avviare.
Nulla di tutto questo, solo un furore ideologico becero e ignorante che - a fronte di una situazione drammatica - fa perdere tempo inutilmente e avvelena il clima politico

Alcuni accusano l'attuale presidente del Consiglio di essere democristiano. Purtroppo non lo è. 
Posso dire una bestemmia? Non so tra lui e Berlusconi chi possa essere peggio.

Quel che mi fa sentire in colpa è la totale impotenza. Il fatto che nella mia città nessuno si muova, anche solo per una protesta simbolica. Non il movimento 5 stelle che pure sta facendo una bella e utile battaglia a livello nazionale. Non SEL. Non i comunisti. Non la sinistra civica. Non noi intellettuali.
Eppure -a differenza che in Nord Corea - non rischieremmo la galera.






martedì 22 luglio 2014

A chi spetta fare le cose

Io di mio non ho una grande passione per la scelta (o la pratica) del settore pubblico di affidare a volontari lo svolgimento di attività che al settore pubblico competono.
Tuttavia è bene fare dei distinguo.
Ne farei tre.
Il primo è che la gestione di molte attività del welfare, specie quelle capillari o di cura, non funziona bene con modalità, regole e meccanismi che non coinvolgano gli utenti, le famiglie degli utenti, i cittadini. Esagerando, tenderei a dire che quasi ogni progetto ha molto da guadagnare da un ruolo attivo delle persone coinvolte e in alcuni casi ha assoluto bisogno di quello che si chiama empowerment dei soggetti coinvolti.
Il secondo è che per realizzare progetti di lungo periodo e dare sostanza a una visione condivisa il cosiddetto capitale sociale è un elemento fondamentale; basta pensare al ruolo che ha nella salute pubblica una associazione come l'AVIS costruita sulla base del volontariato puro e che molte più di altre associazioni ha saputo star fuori dalla politica.
Il terzo è che quella che è stata chiamata la "crisi fiscale dello Stato" renderà molto difficile anche in futuro anche in una fase (improbabile) di ripresa economica, mantenere i livelli di spesa pubblica necessari ad assicurare oltre ai servizi indispensabili (che - per diverse ragioni - saranno sempre più costosi), anche altri servizi, importanti per la vita sociale e per lo sviluppo sociale ed economico.

Queste riflessioni per dire che il fatto che alcuni servizi debbano essere garantiti dal settore pubblico, diciamo per capirci dalla Repubblica ("La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato") non implica necessariamente che la Repubblica non possa o non debba coinvolgere direttamente cittadini e popolazioni nella loro ideazione, gestione o controllo.
Certo è che in molti casi è necessaria una presenza diretta, ad esempio nella scuola ("La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi"), a volte anche totale (penso alle funzioni di polizia, per cui il volontariato è del tutto non auspicabile), ma in altri le funzioni di indirizzo o di controllo possono bastare e un ruolo rilevante può essere assunto dalle attività di volontariato e non-profit e a volte - come è ragionevole - anche dal mercato.
Faccio due esempi per capirci.
Tenere pulite le strade, le piazze, le spiagge, i giardini, le aiuole, ... è costoso; farlo per un Comune con una grande estensione geografica è ancora più costoso; farlo per un Comune che ha una popolazione "a fisarmonica", che in alcune zone e in alcuni periodi dell'anno cresce in modo enorme, è ancora (molto) più costoso: senza la collaborazione delle persone che vivono, si divertono e lavorano in un luogo tenere pulito è ancora (e molto, molto) più costoso. Come si ottiene la collaborazione delle persone? Con l'informazione in primo luogo, fatta bene, dove e come serve, in una lingua che ciascuno di loro capisca. Con l'educazione in secondo luogo. Con inventivi in terzo luogo. E poi con sanzioni. E poi facendo in modo che i concessionari di spazi pubblici si facciano carico di una quota delle attività di pulizia. Ma anche stimolando e favorendo l'auto-organizzazione delle persone volonterose, per segnalare problemi, per suggerire soluzioni, ma anche per prendersi cura di spazi. Per tutte queste ragioni e perché sarebbe opportuno avere degli operatori motivati e fedeli, in linea di massima non sarebbe inopportuno che i Comuni gestissero direttamente la raccolta dei rifiuti; in subordine, una delle qualità della ditta che ha l'incarico dovrebbe essere quella di capacità di relazione e comunicazione, sperimentate.
Un altro tema, meno appassionante, riguarda un intervento rilevante relativo alle politiche del lavoro; c'è una concreta possibilità che si realizzi ad Alghero, grazie alla collaborazione tra Comune e Università, uno spazio che serva ad aiutare l'avvio e il decollo di nuove imprese innovative, un incubatore di imprese, costruito sulla base del modello del coworking, con un nucleo centrato su un fab-lab, a valere sui fondi del progetto Innovare . Detta papale papale un progetto simile, se pure ha bisogno di un innesco pubblico (direi che non ne può fare a meno), può funzionare solo se è gestito e sviluppato dai soggetti coinvolti: imprese, professionisti, studenti, associazioni; può funzionare solo se mantiene la sua doppia funzione economica e sociale e sa costruire uno spazio pubblico e aperto.

Non va bene la supplenza per un settore pubblico che abdichi ai suoi compiti; al contrario serve un pubblico più forte e capace di visione, ma meno intrusivo e più decentrato. Quello che di buono c'era nel socialismo municipale di Prampolini, ripensato nell'era di Internet e con molto spirito libertario (anarchico).





martedì 15 luglio 2014

L'invasione dei tavolini

Che uso fare degli spazi pubblici in città e fuori?
Credo che tutti potremmo convenire sul fatto che ci sono molti possibili usi di questi spazi e che alcuni di questi usi configgono o addirittura sono incompatibili tra di loro: una piazza usata come parcheggio non può essere usata come spazio-gioco o essere occupata dai tavolini di un caffè o essere un giardino con panchine e aiuole.
Credo anche che tutti potremmo convenire che i diversi usi degli spazi pubblici generino delle esternalità, ovvero effetti positivi o negativi che un’attività ha sulle attività di un altro soggetto, senza che tale effetti si riflettano in prezzi pagati o in compensazioni ricevute da parte di altri soggetti. Ad esempio la sistemazione di uno spazio abbandonato a parco urbano porta vantaggi a chi ha una casa che si affaccia su quel parco senza che chi abita quella casa debba pagare per questo vantaggio, oppure l’apertura di un bar con orario notturno in una piazza porta svantaggi a chi ha una casa che si affaccia su quel parco senza che chi abita quella casa abbia nessuna compensazione per il disagio.
Vantaggi e svantaggi possono essere diretti o indiretti, temporanei o permanenti, immediati o differiti: può succedere che per alcuni quegli effetti siano positivi e per altri negativi.
Credo che tutti potremmo convenire che in una città è bene che vi siano molti usi diversi degli spazi pubblici; almeno se si conviene sul fatto che una città sia un luogo di incontro e di relazione tra persone diverse.
E credo che il ruolo della pubblica amministrazione sia di rendere massimi i vantaggi per tutti i cittadini, a partire da quelli più “deboli”.
Io credo che la museizzazione di pezzi di città o – persino peggio – la consegna di intere zone della città alla monocultura del turismo di massa sia una catastrofe nel lungo periodo.
Ci sarà chi ci guadagna nell'immediato, ma – oltre al fatto che molti ci rimettono anche nell'immediato – la perdita di funzioni urbane consegna parti di città, peggio se della città storica, alla scomparsa e alla banalizzazione, togliendo loro attrattività, competitività, vita.
Ecco perché non avere un piano degli usi e delle funzioni della città storica di Alghero è una sciagura che ha come effetto collaterale il dominio pieno e incontrollato dei tavolini, un vero blob inarrestabile e un po’ osceno.
Capiamoci: a tutti fa piacere – se possiamo permettercelo – di prendere un caffè seduti di fronte a un incantevole tramonto o di cenare in riva al mare. Ma fa anche piacere godersi l’ombra seduti a una panchina o portare a giocare in piazza i propri figli o nipoti.
Potremmo avere persino più tavolini se non li concentrassimo solo nelle zone centrali.
E se le zone centrali non fossero luoghi anonimi e senza qualità, sarebbero più attraenti, soprattutto quando c’è meno gente da fuori e servirebbe ce ne fosse di più.
C’è poi il discorso delle attività temporanee. Anche esse generano esternalità.
Un rally, un concerto, una fiera commerciale, la visita del papa, il gay pride. Non è facile fare il bilancio delle esternalità di questi eventi, ovvero la somma tra esternalità positive e negative: come calcolare l’effetto morale positivo del gay pride?
Ma chi governa deve porsi il problema, sapendo pianificare e distinguere.
Un piano del commercio in primo luogo per la città storica e le aree contigue, e poi un piano che regoli i plateatici (pochi e cari in alcune zone, molti e a buon mercato in altre), le concessioni, i parcheggi, il verde urbano, gli spazi-gioco, i mercati, le attività temporanee; nel massimo della trasparenza e della semplicità, quel che si può fare si deve fare subito, senza troppi vincoli e senza discrezionalità.
Il tutto gestito con un sistema informativo accessibile, capace di facilitare una gestione che sia anche finanziariamente efficiente, senza l’ossessione di fare cassa.