venerdì 27 febbraio 2015

L'estremismo irragionevole?

Comincerà una solfa su quelli che non si accontentano.
Non su quelli che si mettono di traverso.
L'ascolteremo. 
Sarà efficace.
Ma avremo il coraggio della verità. Di dire chi sono gli estremisti.

E allora cominciamo a vedere cosa c'è sotto l'ostinazione, l'apparente irragionevolezza dell'ostinazione.
Tutti sanno, ma nessuno vuol dire, che nel giro di pochi anni si andrà a una sostanza unificazione dei due Atenei sardi.
Saremo costretti a farlo.
Un lucido, insensato disegno è quello che alcuni ambienti politico-culturali perseguono da molti anni.
Medicina non potrà che stare e pesantemente sia a Sassari che a Cagliari. Agraria e Veterinaria solo a Sassari. Il resto sostanzialmente a Cagliari
E questo assetto è quello che va bene a molti, a tutti quelli cui giova a Cagliari, ma anche a Sassari.
A parte qualche cosa minore (che so il turismo che potrebbe accontentare la Sardegna del Nord Est), l'unico disturbo a questo disegno è Architettura ad Alghero; fuori da tutti i giochi, da tutte le famiglie, da tutte le appartenenze. Che non può essere assimilata, anche perché sta ad Alghero e svolge un ruolo rilevante nel territorio.
Un destino agro-.pastorale per il Nord Ovest della Sardegna (con tutto il rispetto e il rilievo enorme che questo settore ha in molti sensi, anche che interesserebbero urbanisti, architetti e paesaggisti). E un po' di turismo.
Ci sono a parte i tre di Medicina, altri tre Dipartimenti di Sassari che potrebbero giovarsi di questo Disegno.
E poiché da Amministratori si può decadere, ma da Accademici no, ecco che usare gli anni del potere politico per configurare gli assetti del potere accademico è più che una tentazione.

Il fatto è che lungi dal metterci di traverso ad una prospettiva seria e meditata di forte coordinamento con Cagliari, noi questa prospettiva avremmo voluto costruirla.
Ho parlato di una Grande Scuola di Architettura della Sardegna, dentro il Mediterraneo, aperta al mondo.
Con due poli in forte interscambio tra loro, Alghero, porta del Nord Sardegna e nodo di una possibile  rete integrata di città a bassa densità della Sardegna del Nord Ovest e Cagliari, unica metropoli dell'isola, centro di un'area metropolitana composita e ampia.
Una prospettiva cui si poteva lavorare, con un'articolazione dell'offerta formativa e in una dimensione non locale.
Una prospettiva che potrebbe portare a disegnare un Ateneo federato con una grande forza e un equilibrio territoriale: nel polo di Sassari perché non potrebbe essere collocata una Scuola di Ingegneria ambientale legata alle bonifiche, localizzata a Porto Torres, o un corso magistrale di informatica per i beni archeologici e culturali, ad esempio?

Ma le operazioni di potere, spesso se devono tenere insieme vecchie logge e nuovi potentati non si basano sulla qualità delle idee e delle proposte e sulla lungimiranza.
E intanto cominciamo a soffocare AAA, tanto più che non sono ascrivibili a un gruppo o a una cordata.
So che i nostri studenti non si arrendono e fanno bene a non arrendersi, ma purtroppo abbiamo già perso.







mercoledì 25 febbraio 2015

Un'occasione perduta

Non siamo qui per un po' di soldi.
Quello che hanno fatto in questi giorni le nostre studentesse e i nostri studenti dimostra che il patrimonio che AAA ha costruito, il capitale umano e sociale che ha generato, vale molto, molto di più, anche se non può essere monetizzato (per fortuna ci sono ricchezze che non sono in  vendita).

Peccato che un professore universitario e presidente della Regione non abbia avuto tempo e voglia di incontrarli: avrebbe imparato molto e si sarebbe divertito; e avrebbe trovato persone cortesi e riflessive, che non rifuggono il dibattito pubblico; peccato che un professore universitario e assessore alla programmazione   non abbia avuto tempo e voglia di incontrarli: avrebbe imparato molto e si sarebbe divertito; e avrebbe trovato persone cortesi e riflessive, che non rifuggono il dibattito pubblico (e avrebbe potuto spiegare quella storia di Monserrato).
Peccato.
Un piacere che hanno avuto invece gli assessori Erriu e Firino che sono stati cortesi e attenti e che - sono certo - si sono goduti l'incontro..

Ora dobbiamo battere questo estremismo immotivato di una parte della Giunta che si rifiuta di adottare una soluzione ragionevole e moderata, che troverebbe un consenso bipartisan in Consiglio, che non pregiudicherebbe le scelte future.
una soluzione che potrebbe consistere in un emendamento come questo:
Finanziamento per il Dipartimento di Architettura Design e Urbanistica con sede ad Alghero.
Per i risultati ottenuti negli anni passati dai Corsi di Laurea e dal Dipartimento e per la sua collocazione ad Alghero, il DADU viene finanziato attraverso un fondo aggiuntivo destinato all'Ateneo di Sassari:
2015 450 mila euro
2016 300 mila euro
2017 300 mila euro.

Ripeto non accogliere una proposta di questo tipo sarebbe un segnale di ostinazione immotivata.
Che avrebbe una sola spiegazione razionale (oltre alla cattiveria accademica).
Se permettete aspetto domani per dirvela. E per dirvi che sì vorrei una  grande Scuola di Architettura della Sardegna nel cuore del Mediterraneo aperta al mondo: ci si può lavorare, si può fare; anche in fretta.
Intanto: che viva Architettura ad Alghero!









martedì 24 febbraio 2015

A Cagliari! A Cagliari!

Posso chiedere ai miei lettori di immergersi nelle immagini e nei testi di SalviamoAAA e - se non l'hanno fatto di iscriversi a quel gruppo. O di seguire le informazione all'hashtag #salviamolAAA? O di vedere la rassegna stampa, qui?
Si renderanno conto di cosa sia una Scuola di qualità. Non c'entra niente la serie A o la serie B e neppure la Chanpions League, c'entra una comunità di persone libere, pensanti, autonome, critiche, colte, competenti. Come quella che queste storie rappresentano.
Circa duecento persone - soprattutto studentesse e studenti - sono andate a Cagliari. Un numero altissimo in un periodo di esami e in cui non ci sono lezioni.
Lo hanno fatto con determinazione e ironia. Lo hanno fatto mostrando quanto hanno appreso di Urbanistica sul tema delle aree metropolitane (peccato che il l'Assessore Paci non li abbia ricevuti, magari si sviluppava un bel dibattito sull'analogia Alghero Monserrato). Lo hanno fatto mostrando una consapevolezza e una maturità stupefacenti.
Hanno incontrato il Presidente del Consiglio Ganau e i consiglieri del territorio e incontrando l?Assessora Firino e l'Assessore Erriu, che vanno ringraziati per la sensibilità.
I ragazzi daranno conto di questi incontri e dei loro esiti.
Hanno parlato ai media; vedremo i loro resoconti.
Io debbo ringraziare le mie studentesse e i miei studenti, penso che dovrebbero farlo tutti gli algheresi, il Rettore, il Presidente Pigliaru.
Il Sindaco Bruno è stato con loro dall'inizio alla fine e si è prodigato.
Cosa ci resta di tanta speme?
Non lo so:le voci di dopo, dopo che se ne erano andati, mi spaventano.
Loro chiedevano queste cose:

- che la collocazione di Alghero in una città diversa dalla sede centrale (riconosciuta dal Senato Accademico il  24.04.2013 come sede decentrata) causa di disagi e di costi aggiuntivi venisse riconosciuta e finanziata (la chiamino Pippo se sede decentrata disturba)
- che i risultati ottenuti venissero riconosciuti e premiati.
- che un Ordine del giorno unanime del Consiglio regionale non venisse considerato carta straccia.
- che ci fosse una ragionevole continuità del finanziamento come previsto da quello stesso Ordine del giorno.
- che si accettasse la somma indicata in quell'Ordine del giorno, come base minima (almeno).
- che il mancato finanziamento del 2014 venisse risarcito.
- che le risorse fossero aggiuntive e non venissero sottratte alla dotazione già assegnata all'Ateneo di Sassari

Non era una posizione massimalista, era la considerazione del minimo ragionevole, molto meno del meritato e del giusto. Minimo ragionevole nella forma e nella sostanza.
Minimo ragionevole corrispondente alla realtà dei fatti (Alghero non è suburbio di Sassari, AAA ha ottenuto ottimi risultati).
Non spettava loro decidere con quale emendamento e su quale capitolo.
Gli eletti dal popolo decideranno se accogliere queste richieste ragionevoli, se accrescere le dotazioni, come sarebbe saggio, se non accoglierle; come è giusto e assumendosene le responsabilità.
Io per me dico, assumendomi le responsabilità,
Io mi sono accodato alla richiesta degli studenti; come ho scritto:
Ci sono due aspetti della vicenda che non possono essere separati.
Uno è che il DADU sta ad Alghero, che Alghero non è nell'area metropolitana di Sassari, che il Senato Accademico dell'Ateneo ha deliberato di considerare Alghero come sede decentrata.
L'altra è che il DADU ha ottenuto importanti e stabili risultati che vanno sostenuti e premiati.
Una soluzione accettabile deve tener conto di entrambi questi aspetti.
Se no, non va bene.
E poi c'è da risarcire il mancato finanziamento del 2014.
Tre punti chiarissimi nella mozione degli studenti.

Come ho già detto condivido e appoggio in pieno la mobilitazione delle studentesse e degli studenti si AAA, anche quando usano espressioni che non userei (per fortuna!): io per esempio non parlo di eccellenza (chi volesse sapere perché lo può leggere in questo libro; regalo una copia del libro Contro la meritocrazia in cui si parla dell'eccellenza ai primi dieci che commentano e condividono questo post).
Io non sono eccellente, anche se posso dire di avere tutte le mediane a posto (non tutti - per definizione - possono dire altrettanto), sono un docente che ha lavorato con impegno, passione e con qualche risultato a fare della buona scuola, che è una scuola libera, non competitiva, colta e critica; oltre alle mediane la mia carriera politica si è fermata a un'esperienza affascinate di Assessore al gioco in un Comune di tremila abitanti: cosa volete che mi stupisca l'arroganza del potere o mi spaventi la sua cecità: sono nato povero e voglio morire povero.
Se alla comunità della Regione Sardegna non interessa avere una Scuola di qualità ad Alghero (di qualità e ad Alghero) cosa volete che vi dica: ne prenderò atto.
Se ne dolgano caso mai gli algheresi e i sardi.
"Agire contro la propria coscienza non è né prudente né lecito. Qui sto fermo. Non posso fare altro"

P.S.
Non ho così tanta pancia!


 
    

venerdì 20 febbraio 2015

Imparare da Monserrato

Il Comune di Monserrato (o Pauli come mi suggerisce di chiamarlo l'amica e collega Casu) ce l'ho un po' nel cuore.
Circa due anni fa ho firmato insieme con il collega Antonello Sanna Direttore del DICAAR di Cagliari una convenzione a tre con il Comune di Monserrato, avente come oggetto un contributo dei due Dipartimenti di Architettura alla definizione delle politiche di riqualificazione e sviluppo di quel territorio.
Nasce di lì il progetto ReUse Monserrato (qui trovate le locandine di due occasioni di  discussione e di lavoro: una e due), nel frattempo in alcuni laboratori didattici ad Alghero e Cagliari abbiamo lavorato su questi temi lo scorso anno accademico e stiamo lavorandoci in questo.
Un lavoro interessante che ha coinvolto molti studenti, forse i primi che hanno "popolato" Monserrato da quando il polo universitario che ha sede in quel Comune è stato costruito a partire dal 1994.
Non conoscevo Monserrato, l'ho visitata in occasione della stesura e della firma del protocollo (un protocollo importante, il primo che mette insieme i due Dipartimenti in un'attività di ricerca e progettuale) e in occasione degli incontri pubblici; è una città di grande interesse per le difficoltà e le potenzialità del suo nucleo compatto e del suo (piccolo) territorio, una città in cui ho trovato una grande cordialità e ospitalità e degli amministratori consapevoli e desiderosi di fare e capire.
Quindi che Alghero venga paragonata a Monserrato non mi disturba per nessuna ragione, neppure per il fatto che Monserrato è più piccola e non ha il mare.

Voglio dire una delle cose che ho imparato da Monserrato.
La cittadella universitaria localizzata nel Comune di Monserrato è totalmente avulsa dalla realtà economica, sociale, culturale, di intrattenimento della città; non solo è percepita (ed è) un'estensione dell'area urbana di Cagliari, ma anche è estranea totalmente alla città, collegata meglio con Cagliari (in meno di un quarto d'ora) che con il centro urbano; un bel problema che abbiamo affrontato è come inventare e  costruire un rapporto tra queste due realtà, rendere permeabile la barriera stradale, localizzare alcune attività universitarie nel centro urbano, immaginare una possibile residenzialità di studenti e ricercatori, fare dell'Università una parte della vita urbana di Monserrato.
Non ho parlato di città metropolitana (Monserrato ne è parte: è un Comune autonomo solo dal 1991) perché città metropolitana non vuol dire dominio del capoluogo e trasformazione egli altri comuni in periferie e quindi il fatto che Monserrato sia inequivocabilmente parte di quella conurbazione ("conurbato" con Cagliari lo definisce wikipedia) non vuol dire che non possa e non debba essere un cento autonomo di attività e produzione culturale: se ci fosse questo obiettivo in mente non sarebbe inopportuno cercare le risorse per fare di Monserrato un centro universitario di una struttura universitaria di area vasta: ora non è così. Purtroppo.

Alghero non è "conurbata" con Sassari, l'Università è nel centro più pieno della città, la sua presenza è un fattore economico, sociale e culturale rilevante (quanti studenti prendono casa a Monserrato per studiare nel polo universitario di Monserrato? La stima più attendibile è: zero), contribuisce alla sua immagine; inoltre non c'è una città metropolitana di Sassari e neppure un'area metropolitana (che si debba lavorare per costruire una città policentrica integrata del Nord Ovest della Sardegna è tutto un altro discorso: si deve lavorare a questo obiettivo e ad esso devono essere destinate risorse comparabili a quelle che andranno alla città metropolitana di Cagliari).
Insomma paragonare la situazione di Monserrato in rapporto a Cagliari a quella di Alghero in rapporto a Sassari per il fatto che "sono confinanti" è come paragonare Roma a Lima perché hanno quattro lettere nel nome che inoltre finisce per -ma.

Architettura ad Alghero sta in una città diversa da quella della sede centrale dell'Università: un fatto che non può non essere riconosciuto.
Per timore di non essere stato capito: Architettura ad Alghero sta in una città diversa da quella della sede centrale dell'Università.
Per dirla meglio: Architettura ad Alghero sta in una città diversa da quella della sede centrale dell'Università,
In sintesi: Architettura ad Alghero sta in una città diversa da quella della sede centrale dell'Università.

Partiamo da qui, e da una domanda che voglio porre a tutti i soggetti interessati. vuole questa Regione, vuole questa Università, vuole questo Comune, vogliono loro e le loro articolazioni come l'ERSU che vi sia ad Alghero una realtà universitaria  e segnatamente il Dipartimento di Architettura? Se sì bisogna farsi carico dei costi di questa scelta (oltre a goderne i vantaggi). Se no, amen. Possiamo trovare collocazione a Sassari o - come alcuni preferiscono - lasciare campo libero a Cagliari (tra loro non i nostri colleghi del Dipartimento cagliaritano, che sanno come un rapporto fecondo tra due realtà diverse è la condizione per costruire una Scuola di Architettura della Sardegna, aperta al mondo).  

Impariamo da Monserrato.


venerdì 13 febbraio 2015

Mala tempora ...

Nei giorni scorsi gli emendamenti proposti per dare una risposta alle legittime esigenze di AAA non sono stati accolti in Commissione anche per l'opposizione della Giunta e segnatamente del vice Presidente Professor Raffaele Paci.
Non conosco le ragioni di questa opposizione e non riesco a credere a quel che ho sentito dire perché il fatto che si paragoni la situazione di Alghero a quella di Monserrato (in termini di organizzazione spaziale) è talmente incredibile che non posso credere che sia stata pensata e detta.
So che emendamenti saggi, moderati e seri saranno presentati in Aula e confido che il vasto consenso trasversale in termini politici e territoriali che mi sembra si sia creato possa consentire l'approvazione di una misura adeguata.
Può darsi che questa misura non sancisca in via definitiva la collocazione di Alghero come sede decentrata, ma è importante che le motivazioni del finanziamento lascino aperta questa possibilità; così come è importante che si delinei una continuità del finanziamento.
Rimane il vuoto del 2014, un vuoto che ci ha costretto a seri passi indietro e ad esaurire tutte le risorse, anche in modo improprio: un incremento del finanziamento per il primo anno o un contributo una tantum potrebbero risolvere questo problema e anche costituire un segnale che gli Ordini del giorno dei Consigli non sono pezzi di carta, cosa che dovrebbe stare a cuore a tutti i Consiglieri.
Ci sono ragioni di opportunità politica che mi impediscono di citare in questo momento nominativamente i n numerosi Consiglieri di diversa collocazione politica e geografica che si sono dati da fare e si stanno dando da fare; prometto che lo farò non appena la vicenda si sarà conclusa.
Chiedo a tutti i miei lettori e a tutti e ognuno i componenti della comunità di AAA di darsi da fare in ogni modo per ottenere quello che ci spetta.

Posso dire che mentre la situazione rimane buia per quanto riguarda il finanziamento, la questione del personale precario (che pure rimane complessa e ardua) sta trovando qualche via d'uscita.

Vi preannuncio due iniziative del Dipartimento: una sarà nel pomeriggio del 2 Marzo: inviteremo il Rettore e tutti gli amministratori con cui siamo in contatto: il titolo provvisorio è AAA: i futuri possibili; il secondo sarà il 18 Marzo mattino: insieme con i due fondatori Giovanni Maciocco e Silvano Tagliagambe e il curatore Enrico Cicalò, Giulio Giorello presenterà il volume dei primi dieci anni della nostra storia: stay tuned.



     
  

mercoledì 28 gennaio 2015

A partire dal campo sosta dell'Arenosu. Alcune semplici riflessioni su un problema importante.

Io non sono "buonista"; se cerco spesso di essere buono (e, devo dire, mi riesce) è perché sono pigro:
Infatti, come ci dice la poesia di Brecht La maschera del cattivo

Sulla mia parete è appesa una xilografia giapponese
La maschera di un demone cattivo, dipinta con la lacca d'oro.
Pieno di compassione vedo
Le gonfiate vene frontali, segno di
Quanto è faticoso essere cattivo.

Troppo faticoso essere cattivi..
I buonisti sono quelli che "preferiscono le barricate con i mobili degli altri" (lo so. la sapete in altro modo, molto oscena,  ma io la fornisco nella versione di Flaiano: "Molti vogliono la rivoluzione, ma preferiscono fare le barricate con i mobili degli altri"); io penso che le situazione reali sono complesse e difficili e diffido di ogni demonizzazione e angelicazione.

Posso dire che - in ultima istanza - la soluzione trovata per il campo sosta dell'Arenosu, mi pare ragionevole e positiva? 
Intanto perché elimina il campo sosta e affronta il problema dell'abitare che è uno dei problemi più gravi dei rom ad Alghero e in tutta Italia come un  problema specifico, un problema che è una componente fondamentale del del diritto alla casa (un momento! Ci arrivo. Il diritto alla casa riguarda tutti, non solo i rom. Ci  torno, promesso), che è un aspetto fondamentale del diritto alla città.
Ovviamente non risolve tutti i problemi ad esempio non risolve il problema del diritto al lavoro (un momento!), del diritto all'educazione; ovviamente non risolve il problema dei rapporti tra rom e gagé,
Su questo ultimo problema c'è molto da lavorare (ne parlerò tra un po').
Il fatto che al momento in cui scrivo solo per una famiglia non si sia trovata una soluzione abitativa stabile è un enorme passo in avanti; nella speranza che non serva una soluzione abitativa provvisoria in roulotte per i componenti di questa famiglia, possiamo dire che comunque è stato eliminato il campo sosta (un piccolo complesso di roulotte per una famiglia è sì una soluzione abitativa precaria, ma non un campo: si può lavorare per renderla davvero temporanea e breve, e per renderla relativamente confortevole).

I fondi per la soluzione di questo problema vengono da risorse destinate specificamente a questo, fondi europei. Posso dire che io penso che il fatto che la nostra patria comune, quella più grande che è l'Europa (ora, grazie alla Grecia, un'Europa migliore), destini risorse dedicate ad affrontare la situazione di disagio e di discriminazione delle comunità rom  e sinti, è un fatto positivo, che senza risarcire queste comunità dell'orrore dello sterminio nazista (il porrajmos) o di secoli di persecuzione, comincia ad affrontare in modo razionale il problema dei diritti di cittadinanza di queste persone (come vedete non uso la parola integrazione o assimilazione).
Il riconoscimento concreto e operativo dei diritti è la base per richiedere il rispetto dei dovrei che ciascuna persona ha nei confronti della comunità.
Quindi la mia argomentazione non è: "sono soldi dell'UE e quindi purtroppo non possiamo spenderli per altro", ma è: "sono soldi dell'UE fortunatamente destinati a questo scopo".

Ovviamente il problema della casa non è un problema che riguarda solo le persone della comunità rom (italiani o europei che siano), è un problema che decenni di speculazione edilizia, di assenza di politiche per l'abitare, di cattiva urbanistica,  ha reso drammatico per molte persone (italiane e no).
Ci sono case senza persone e persone senza casa; questo non è ammissibile: è il segnale del problema e un'indicazione della soluzione.
Servono delle politiche coraggiose e attive per garantire il diritto alla casa: questo è quel che io chiamerei davvero un "piano casa": interventi per favorire il recupero, la riqualificazione, il risanamento, la messa a disposizione dell'immenso patrimonio abitativo non utilizzato, anche accompagnato da misure  per una  nuova edilizia in zone di completamento, interamente destinata ad affrontare i problemi di chi non ha casa (dai più poveri, ai giovani precari, agli anziani), con  molte modalità di housing sociale, co-housing, autocostruzione, e anche a contrastare lo sprawl obbligato e a rafforzare il carattere "urbano" delle borgate.
Politiche della casa sono anche politiche per gli spazi pubblici e di quelli suscettibili di un  uso collettivo , che non possono essere lasciati abbandonati e vuoti; nel frattempo che si decide cosa farne e si trovano le risorse per farlo, la loro autogestione e l'uso temporaneo sono benedetti (la chiusura dell'ex Q a Sassari ha creato una pustola nel centro urbano); in ogni caso se ci sono spazi ed edifici abbandonati e servono spazi per la cultura, l'aggregazione il lavoro questo è il segnale del problema e un'indicazione della soluzione.

Ovviamente il problema del lavoro non è un problema che riguarda solo le persone della comunità rom (italiani o europei che siano), è un problema che decenni di politiche neo-liberali e antipopolari hanno reso drammatico. Servono politiche attive per il lavoro e il reddito, dalle politiche locali legati alle economie alternative, alle monete locali, alla manutenzione dei beni comuni, a quelle nazionali ed europee del reddito di cittadinanza. Anche qui che vi siano azioni per favorire l'accesso al lavoro delle persone delle comunità rom è un fatto positivo, è un aiuto per pensare e realizzare azioni simili per altre persone. Sulla questione delle risorse impegnate, vedi sopra.

C'è nella discussione sulle questioni che riguardano i diritti di cittadinanza dei rom, qualcosa che è peggio del razzismo: un rancore profondo, segno di un disagio e di un'impotenza, di un senso di insicurezza, di incertezza, di paura.
Non se la prendono con gli evasori, con gli sfruttatori, con gli speculatori, ma con persone senza casa, senza lavoro.
Magari molti di loro non sono simpatici, magari il loro stile di via non ci piace, sicuramente molti di loro attuano comportamenti illegali, a volte gravi, in genere lievi, quasi mai gravissimi.
Più di chi sfrutta il lavoro nero? Di chi evade le tasse e porta i suoi soldi all'estero? Dei corrotti? Di chi favorisce parenti e clienti?
Ma non c'è verso questi ultimi delinquenti un decimo della rabbia che si trova nei commenti sulle persone rom.
Un accanimento e una cattiveria che sono motivati solo dai fantasmi e dalle angosce e per questo sono meno colpevoli, ma più pericolosi del razzismo.

Non saranno tutte rose e fiori; ed è per questo che il lavoro culturale è anche in questo caso decisivo: si tratta di costruire cittadinanza: il che vuol dire che tutti accettino di rispettare le libertà degli altri, di farsi carico della costruzione e del rispetto di regole, di gestire i conflitti senza indulgenze, ma nella prospettiva di comporli.
Ci saranno problemi. Dovranno essere affrontati, Intanto ce n'è uno in meno.

P.S.
A proposito di nomi: ciascun popolo o gruppo preferisce in genere  essere chiamato con il nome che si è scelto: che so i Tedeschi definiscono la loro terra come Deutschland., ovvero "terra delle persone" (anche se i polacchi li chiamano Niemcy, ovvero "gente che non parla la nostra lingua"); "zingaro" è un nome con un'etimologia controversa, e che non ha (non aveva) in linea di principio una connotazione negativa (come non lo ha "gitano"), ma poiché è il nome su cui progressivamente si è accumulato il disprezzo (anche se con molta ambivalenza, che non sarebbe inutile indagare dal punto di vista psicanalitico), se a loro non piace, non lo userei.





mercoledì 7 gennaio 2015

‪#‎jesuischarlie‬

François Cavanna è morto poco meno di un anno fa.
Era tra i fondatori di Charlie Hebdo, uno spirito libero e irriverente.

Questa sua invettiva è molto efficace ed è molto utile in queste ore.
‪#‎jesuischarlie‬


Voi,
i cristiani, gli ebrei, i musulmani, i buddisti, gli scintoisti, gli avventisti, i panteisti, i testimoni di questo e di quello, i satanisti, i guru, i maghi, le streghe, i santoni, quelli che tagliano la pelle del pistolino ai bambini, quelli che cuciono la passerina alle bambine, quelli che pregano ginocchioni, quelli che pregano a quattro zampe, quelli che pregano su una gamba sola, quelli che non mangiano questo e quello, quelli che si segnano con la destra, quelli che si segnano con la sinistra, quelli che si votano al Diavolo, perché delusi da Dio, quelli che pregano per far piovere, quelli che pregano per vincere al lotto, quelli che pregano perché non sia Aids, quelli che si cibano del loro Dio fatto a rondelle, quelli che non pisciano mai controvento, quelli che fanno l’elemosina per guadagnarsi il cielo, quelli che lapidano il capro espiatorio, quelli che sgozzano le pecore, quelli che credono di sopravvivere nei loro figli, quelli che credono di sopravvivere nelle loro opere, quelli che non vogliono discendere dalla scimmia, quelli che benedicono gli eserciti, quelli che benedicono le battute di caccia, quelli che cominceranno a vivere dopo la morte…
Tutti voi,
che non potete vivere senza un Babbo Natale e senza un Padre castigatore.
Tutti voi,
che non potete sopportare di non essere altro che vermi di terra con un cervello.
Tutti voi,
che vi siete fabbricati un dio “perfetto” e “buono” tanto stupido, tanto meschino, tanto sanguinario, tanto geloso, tanto avido di lodi quanto il piu’ stupido, il piu’ meschino, il piu’ sanguinario, il piu’geloso, il più avido di lodi tra voi.
Voi, oh, tutti voi

NON ROMPETECI I COGLIONI!

Fate i vostri salamelecchi nella vostra capanna, chiudete bene la porta e soprattutto non corrompete i nostri ragazzi.
Non rompeteci i coglioni, cani!

François Cavanna

L'immagine è di Wolinski, morto ammazzato oggi; aveva 80 anni.