mercoledì 24 febbraio 2016

Ad Alghero! Ad Alghero!

Verso la fine del precedente post, scrivevo:

Il quarto soggetto è la comunità del DADU. Questa è una nota dolente, la più dolente. Ne parlerò in un prossimo post, l’ultimo che destinerò a queste tematiche (e spiegherò perché mi costringerò, dopo quell'intervento a tacere). Per ora devo dire che anche noi abbiamo fatto e stiamo facendo meno del necessario.
Prima di spiegare perché non continuerò, dopo questo intervento, a intervenire pubblicamente sulle questioni pubbliche riguardanti AAA, lasciatemi, brevemente, dire quali sono le ragioni che mi hanno portato a scrivere:  anche noi abbiamo fatto e stiamo facendo meno del necessario.

Ma prima un passo indietro: sono ad AAA sin dalla sua fondazione e ho persino dato un piccolo contributo alla sua "ideazione".
Chi c'è stato a pensarla e a realizzarla?
Due intellettuali del calibro e dell'ampiezza culturale come sono Giovanni Maciocco e Silvano Tagliagambe.
Come tutti sanno sono amico personale di entrambi e sono loro grato per avermi voluto coinvolgere, con ruoli di responsabilità, nell'impresa che hanno costruito.
Vanni poi ha anche preso in mano dal punto di vista organizzativo l'allora Facoltà con la sua immensa capacità di lavoro e la sua apertura mentale.
Non è difficile accorgersi delle differenze che esistono tra il mio modo di agire e quello di Vanni, ma posso testimoniare per essere stato vice-Preside per molti anni, che la visione, la proiezione strategica e la capacità di inclusione espresse da Maciocco sono state straordinarie.
Dunque un tempo c'erano Maciocco e Tagliagambe, e scusate se è poco.

Non peccherò di immodestia se dico che in questo quadro ho dato un contributo assai rilevante al successo della nostra impresa: non solo affiancando il Preside per lunghi anni, ma anche dirigendo il corso di laurea di Urbanistica, che ha ottenuto risultati e prestigio indiscussi, e soprattutto occupandomi dei rapporti internazionali, uno dei punti di forza assoluti di AAA.
Moltissimi sono i colleghi che hanno speso molto di sé in questa intrapresa, pochissimi (ma statisticamente non potevano mancare) quelli che hanno remato contro o hanno perseguito i loro privati interessi (a volte senza riuscirci del tutto).

Per un insieme di circostanze, di cui ho ricordato molte volte l'importanza, tra cui il finanziamento regionale che è stato consistente per molti anni e la disponibilità delle amministrazioni algheresi, si è creato un piccolo miracolo: una Scuola di Architettura nuova, in una piccola città meridionale è diventato uno dei nodi culturali, didattici e scientifici di una rete internazionale assai estesa, conquistando risultati assai notevoli e costruendo un enorme capitale relazionale.
Queste circostanze, oltre alle grande intuizione dei due fondatori, Maciocco e Tagliagambe, alla capacità organizzativa di Maciocco, al lavoro di molti colleghi (sia docenti sia del personale tecnico-amministrativo, molti dei quali precari), e infine al mio contributo costante, fattivo ed efficace hanno portato a  questi risultati.

Quando poco più di quattro anni fa il collega Maciocco ha deciso di anticipare il suo pensionamento (Tagliagambe l'aveva fatto anni prima) mi è stato chiesto con insistenza, con molta insistenza, di accettare di fare il Direttore: tutti sanno che non volevo farlo; ho accettato, per un mandato solo di tre anni, la carica; per la quale ho avuto l'unanimità dei voti.
L'ho fatto sulla base di linee programmatiche molto precise, basate su una visione molto precisa.
Sono stati tre anni duri, in prima linea, in cui abbiamo dovuto raschiare il fondo del barile per l'assottigliarsi dei finanziamenti regionali e per la crisi di risorse dell'Ateneo, per ottenere degli spazi adeguati, ma abbiamo - faticosamente - resistito, confermando e migliorando i nostri risultati: non è solo merito mio, ma qualcosa credo di aver prodotto per ottenerli.
Ma c'erano scricchiolii sinistri: con l'idea che nascondere i problemi non aiuta a risolverli, li ho resi palesi, come è ovvio (e come solo degli imbecilli o degli opportunisti potrebbero pensare che non sia) nel solo intento di "mobilitare" noi stessi e i nostri interlocutori per affrontarli.

Scaduto il mio primo mandato ho comunicato con grande chiarezza la mia indisponibilità al rinnovo: ho tenuto duro sino alla mattina delle elezioni, ma avendo ricevuto nella notte una lettera che mi chiedeva in modo pressante di accettare, ho comunicato che non avrei rifiutato di accettare un'eventuale elezione, elezione che è avvenuta con un consenso amplissimo (solo due astensioni).
Votavano per me, dopo quello che avevo fatto, per quello che avevo fatto.
Votavano per linee programmatiche ancora più precise, basate su una visione ancora più precisa.
Avevo allora già un blog nel quale si era svolta la mia campagna per l'elezione del Rettore, la discussione sulla sede, la richiesta ripetuta di finanziamenti.

Ho sbagliato ad accettare, ero stanco e la situazione era diventata troppo difficile per le mie forze.
Ho tentato di riconquistare il finanziamento regionale e il riconoscimento di Alghero come sede decentrata in tutti i modi: un ruolo essenziale  l'hanno avuto una gran parte degli studenti, ma alla fine abbiamo ottenuto questi risultati.
Ma vedevo i problemi e percepivo che la comunità cui appartengo non riteneva di essermi vicina come io credo che sarebbe stato necessario e - soprattutto - che la discussione che avevo più volte sollecitato non interessava pressoché nessuno.
Dopo aver ottenuto il risultato sul punto nodale dei finanziamenti e della sede decentrata, poiché ritenevo di non poter affrontare e risolvere i problemi che man mano crescevano e che ho più volte rappresentato, mi sono dimesso (non ho fatto finta di dimettermi, mi sono dimesso davvero: ho procrastinato di un paio di mesi per continuare a contribuire alla mobilitazione e perché, con un gesto di attenzione di cui mi sono sentito onorato, il Magnifico Rettore ha respinto tre volte le mie dimissioni).
Questo non vuol dire che i nostri problemi siano scomparsi.

Come ho scritto più volte mi auguro che le cose cambino e ho dato atto con soddisfazione che sulla "questione sede decentrata" c'è una decisione della Regione che ripristina una situazione compromessa da molti anni. E io penso di avere avuto e di avere molti meriti in questi risultati.
Penso anche di aver continuato - con diverso stile - la politica di coraggiose aperture promossa dal mio predecessore; cito solo due avventure "folli" che ho facilitato: il lavoro eccellente  fatto per l'Expò dalla magnifica equipe del collega Ceccarelli (con cui mi è capitato di avere dei dissapori, ma che ha il grandissimo pregio di lavorare con passione, dedizione e testardaggine per AAA) e la ormai stra-citata avventura di Open for Art, conclusa pochi giorni fa.
Io mi sono limitato a facilitare. Non è molto, ma è molto di più di quel che succede normalmente in ambito accademico.
C'è un altro segnale positivo, il Magnifico Rettore incontrerà il Consiglio di Dipartimento, il prossimo 9 Marzo. Massimo Carpinelli sa che a volte non ho condiviso alcune sue scelte, altre volte ho ritenuto di essere in disaccordo con quello che pensavo (per quanto mi si riferiva) che avesse scelto, ma una persona della sua intelligenza credo che avrà modo di rendersi conto dei molti problemi e delle residue potenzialità di AAA; e di convincersi della straordinaria importanza di avere la presenza di una Scuola di Architettura ad Alghero.

Vi spiego infine perché mi fermerò qui; come ho chiuso con i miei interventi sulle questioni strettamente legate alla "politica algherese", chiuderò con quelli legati alla "vita accademica".
Le ragioni sono più o meno le stesse: io non ho mai insultato nessuno, ho sempre argomentato nel merito, basandomi su informazioni verificabili; quando ho polemizzato l'ho fatto in forma argomentativa, a volte forse contundente, in generale pacata.
Raramente chi era in dissenso con me ha opposto ragionamento a ragionamento, argomentazione ad argomentazione.
Ma in molte sedi (non di dibattito pubblico) si è ribadito, senza ragioni e in modo trasversale, che era meglio, più utile che io tacessi (di volta in volta per la sinistra, per l'amministrazione, per il Dipartimento, per l'Ateneo, ...).
Bene sapete come succede, dopo un po' uno "si rompe i coglioni" (absit iniuria verbis).

Quindi anche per AAA, come per le vicende algheresi, faccio un passo indietro.
Forse non parteciperò all'incontro con il Rettore per questa ragione, ma ci penserò.
Farò un grande, pieno passo indietro. Mi restano poco meno di cinque anni prima della pensione: mi dedicherò con passione alla didattica e alla ricerca; penso di poter dire "ho già dato".
Spero che i miei timori siano smentiti e che le speranze si realizzino.
A "futura memoria" sto preparando un documento su quelle che penso possano essere le prospettive dell'alta formazione nella nostra "rete metropolitana" (Alghero inclusa)  chi volesse riceverlo mi scriva.
Per il resto, ringrazio chi mi è stato vicino. A giorni li inviterò ad un aperitivo.




  

domenica 21 febbraio 2016

A Piandanna! A Piandanna!

Viviamo in un momento e in un luogo un po’ particolari.
Mi spiego: pare difficile dire che si è d’accordo con qualcuno o con qualcosa e non passare per uno sfegatato sostenitore o dire che si è in disaccordo con qualcuno o con qualcosa e passare per un detrattore ad oltranza.
O dire che in una situazione vi sono aspetti positivi senza voler dire che tutto va bene o che ci sono aspetti negativi senza voler dire che è tutta una merda.
Inoltre è difficile far credere che si dice quel che si pensa e che si pensa quel che si dice.
Tutto a ciò a volte mi deprime.

Ma veniamo al punto.
L’Assessora Firino, che è una persona che stimo e nella quale ho fiducia, è venuta all'inaugurazione dello straordinario evento Urban Thinker Campus The City we need: Open for Art a portare un saluto non formale e ha confermato in modo pubblico, esplicito, ribadito quel che era già stato anticipato in varie forme sui media.
Ha detto che il riconoscimento di Architettura ad Alghero come sede decentrata è una decisione già presa dalla Giunta e che sarà formalizzata nella prossima finanziaria, ha detto che questa scelta fa riferimento sia al dato geografico sia ai risultati raggiunti.
Esattamente quello che chiedo, chiediamo, da molti anni e per cui mi sono battuto, ci siamo battuti.
Sarebbe ridicolo se non fossi soddisfatto.
Tanto più perché Claudia Firino ha detto che questa decisione è stata anche il frutto di un dibattito serio, pubblico e anche aspro; questa affermazione è importante: sulle scelte che fanno riferimento a problemi veri, la discussione pubblica e il conflitto possono (ho scritto possono) portare a soluzioni migliori, molto migliori, delle operazioni di lobbying o degli scontri tra gruppi di potere.
E anche perché Claudia Firino ha detto che sulla questione delle sedi decentrate si dovrà andare a un confronto ampio per valutarne le prospettive strategiche e dunque il futuro.
Esattamente quel che vado, andiamo, sostenendo da molti anni.
Quindi sono soddisfatto. Anche se non sappiamo ancora quanti fondi saranno assegnati e con che modalità.
Ma il fatto che io sia soddisfatto non risolve i problemi.
Ce ne sono vari che fanno sì che la scelta della Regione, pur molto positiva, sia del tutto insufficiente a garantire un futuro della presenza universitaria ad Alghero.

Provo a spiegarmi.
Ho sempre detto che per assicurare una presenza universitaria di qualità ad Alghero era (è) necessario il contributo di quattro soggetti.
Comincio dai primi tre:

-        Il Comune di Alghero e la comunità algherese. Posso dire che – al di là di occasionali incomprensioni e divergenze – il Comune di Alghero, nelle diverse amministrazioni che si sono succedute, ha fatto la sua parte: tre edifici (e che edifici!) messi a disposizione per altri 15 anni in uso gratuito sono uno sforzo considerevole e un segnale forte e non equivoco. La comunità algherese ha mostrato in più occasioni il suo sostegno, anche se avremmo potuto fare di più e meglio per avere una maggiore e più fattiva collaborazione. Aggiungo dal lato dei “pro” il fatto che sembra si stia per chiudere la vicenda del centro di sostegno alle imprese / coworking / fab lab tra Comune, Università, Agenzia Regionale del lavoro, denominato Oasi  che è stata per moltissimo tempo bloccata da immotivate resistenze “sassaresi”. Dal lato dei “contro” segnalo che non è decollata (anche per una scelta che considero sbagliata di collocazione dell’Archivio storico) la biblioteca congiunta, un progetto ambizioso, ma che non ha avuto gambe (ora c’è una biblioteca da "separati in casa"). So che queste due ultime considerazioni non mi  saranno perdonate, ma mi limito a dire quello che penso, anche nella consapevolezza che governare è difficile e richiede anche fare passi indietro non desiderati: ma un passo indietro non è un passo in avanti.
-        La Regione Sardegna. Non voglio recriminare: credo che vi sia stata in un non recentissimo passato un eccesso di acribia sulla definizione di sede decentrata (forse, ma non lo so, con qualche intento punitivo) e poi c’è stata una lunga inerzia: posso dire, senza essere accusato di faziosità o di populismo che il colore politico della maggioranza non è stato il fattore determinante di questa “disattenzione”? Ora sappiamo che la Regione farà la sua parte: ripeto non so ancora il quanto e il come, ma questa decisione della Giunta è un sostanziale passo in avanti e crea le condizioni per una prospettiva possibile.
-        L’Ateneo di Sassari. Posso dire che non condivido il modo in cui la mia Università si sta comportando con la sede di Alghero? Credo di poterlo fare, anche  perché ho una grande opinione dell’intelligenza e del valore scientifico del Magnifico Rettore e anche perché lungi dall'essergli ostile l’ho votato  e ho sostenuto con impegno la sua candidatura.
Avevo votato e sostenuto anche Attilio Mastino, anche se con lui mi è capitato di avere scontri vivacissimi a volte epici. Credo che sia degno di nota che anche Attilio è uno studioso di grandissimo valore e che il fatto che i nostri Rettori, come non sempre succede, siano anche scienziati e ricercatori di grande qualità: è un buon segno per l’Ateneo.
Con Attilio, dicevo, abbiamo avuto spesso divergenze, soprattutto tattiche, e non ho difficoltà ad ammettere che qualche volta avevo torto io (so che lui non ammetterà mai che qualche volta aveva torto lui), ma abbiamo sempre trovato il tempo per discutere a per confrontarci.
Questo non mi è mai capitato di poter fare con Massimo Carpinelli, neppure quando ricoprivo un ruolo istituzionale,  forse per il mio modo troppo irrituale di porre le questioni.
Fatto sta che non ci siamo capiti.
Io credo che non ci sia futuro possibile per Architettura (e per quello che essa può ancora dare all'Ateneo) se essa non è solidamente basata ad Alghero, lui credo che creda che potremmo stare benissimo a Piandanna.
Io credo che, nel quadro di una strategia condivisa di Ateneo sulle questioni fondamentali, i Dipartimenti debbano avere ampi spazi di iniziativa e sperimentazione,  io credo che sulle grandi questioni (rapporti con l’Ateneo di Cagliari, disegno dell’offerta formativa complessiva, gestione dei problemi finanziari) si debba discutere con tutte le componenti della nostra comunità in modo aperto, ampio e condiviso, io credo che un Ateneo senza dottorato di ricerca sia destinato a un ridimensionamento fatale e che prima di rinunciare dovremmo venderci anche i gioielli di famiglia, e posso continuare.
Ma torno ad Alghero e ad Architettura ad Alghero. Ci sono alcune cose essenziali per poter lavorare in modo normale. La dotazione di personale è la prima. Ho sempre detto che la dotazione minima di AAA non può essere inferiore a quella degli altri Dipartimenti: stiamo parlando di 13 – 15 unità: attualmente solo 4 o 5 di queste unità sono coperte con fondi di Ateneo, le altre le paga AAA (ecco dove sono andati gran parte dei 300 mila, che quindi è come se non ci fossero), oltre allo scandalo di un precariato che per alcuni colleghi supera il decennio. Ho sempre detto che agli studenti di Alghero vanno assicurati gli stessi servizi che a tutti gli altri: alcuni ci sono (biblioteca, segreteria studenti), altri no (in primo luogo quelli informatici). Ho sempre detto che le sedi così come ci sono state consegnate erano incomplete e inefficienti (non ci sono gli oscuramenti, e questo è un grave problema quotidiano, gli arredi bagno non sono completi, il progetto per sistemare la terrazza non è stato avviato, mancano attrezzature indispensabili). Ho sempre detto che è ingiusto che il nostro personale debba viaggiare a sue spese tra Alghero e Sassari e che non ci sia un servizio regolare di posta interna.  E potrei continuare. Mi è capitato di quantificare la somma degli extra-costi cui siamo costretti da queste mancanze: torniamo inesorabilmente ai 650 /700 mila euro che avevamo un tempo.
Ho detto al Magnifico Rettore di allora, Attilio Mastino: scelga l’Ateneo se vuole avere, può permettersi di avere, ha un vantaggio ad avere una sede ad Alghero. Se sì, ne tragga le conseguenze. La stessa domanda ho rivolto al Magnifico Rettore di oggi, Massimo Carpinelli.
Posso dire che ho molti segnali secondo cui in tempi brevi il nostro Dipartimento potrebbe venir accorpato ad un altro e la sede trasferita a Sassari, località Piandanna: sarò lieto di essere smentito, a parole e soprattutto nei fatti.  Per ora mi limito a ricordare che nel luglio del 2015 per la prima volta da sempre non abbiamo fatto la cerimonia delle lauree; per ordine superiore da quel che so: un ordine che andava disubbidito, se c’è stato.

Prima di passare al quarto soggetto, lasciatemi dire che – per il fatto che esiste la cosiddetta “astuzia della storia” (credo) - la confusa vicenda della riforma degli enti locali in Sardegna si è conclusa in un modo potenzialmente fecondo per i nostri territori: avranno il nome di “rete metropolitana” con le prerogative della città metropolitana (almeno auspicabilmente); a parte l’enfasi forse eccessiva, non è una definizione insensata; ma a mio avviso esprime più una potenzialità, un auspicio, un obiettivo che un dato esistente, ma è quel che serve, quello su cui si deve lavorare; e sarebbe un'enorme occasione.
Io penso che dovremmo ragionare su un sistema “metropolitano” dell’alta formazione, aggiungendo ai poli di Alghero e Sassari un polo di Porto Torres (un centro internazionale di ricerca e formazione sulle bonifiche) e prevedendo una rete distribuita su tutto  di accoglienza per attività didattiche e di ricerca temporanee: magari ho torto, ma ci sarà chi ha voglia di parlarne?

Il quarto soggetto è la comunità del DADU. Questa è una nota dolente, la più dolente. Ne parlerò in un prossimo post, l’ultimo che destinerò a queste tematiche (e spiegherò perché mi costringerò, dopo quell'intervento a tacere). Per ora devo dire che anche noi abbiamo fatto e stiamo facendo meno del necessario. Mi limito a segnalare che ci sono numerosi scricchiolii sia nella didattica e nella ricerca,che rischiano di mettere ridimensionare anche in tempi rapidi  i grandi risultati che abbiamo raggiunto. Ne parlerò, ma temo che la consapevolezza non sia molto diffusa.

Come è noto da circa un anno non ho più ruoli di responsabilità in Dipartimento e in Ateneo. La qualità della mia vita è migliorata.
L’unico rovello che ho è quello di una possibile fine ingloriosa, come quella della rana bollita.
Io sono un rospo reattivo, tuttavia.






domenica 7 febbraio 2016

Cosa è (stata) Architettura ad Alghero. Open for ...

Parlerò di un evento, importante; trovate qua le informazioni e gli aggiornamenti.
O meglio parlerò del piccolo miracolo che porta ad Alghero una delle poche decine di incontri (28 complessivamente) che in tutto il mondo (nel 2016 sono 10) preparano la conferenza delle Nazioni Unite sugli Insediamenti Umani (Unhabitat) che si tiene ogni 20 anni: la prima si è tenuta a Vancouver nel 1976, la seconda a Istanbul nel 1996, la prossima sarà a Quito dal 17 al 20 Ottobre.
Si tratta dei cosiddetti Urban Thinker Campus che rispondono su temi diversi alla questione: The city we need (qual'è la città di cui abbiamo bisogno); il tema di Alghero è Open for art.

Open nel significato di aperta in molti sensi, come ad esempio sono aperti i negozi di barbiere o le biblioteche nelle ore di attività; una città è aperta per l’arte, perché l’arte è un grande strumento di riqualificazione e rigenerazione urbana, un’opportunità di sviluppo, una condizione necessaria per la bellezza e la qualità della vita della città.
Nel corso dell’evento, di fatto ci saranno  molti eventi e di molti ospiti da tutto il mondo: conferenze, sessioni tematiche, mostre, proiezioni, performance; non farò torto a nessuno citandone qualcuna, guardate il sito.
Come non farò torto a nessuno citando solo alcuni dei partner prestigiosi o solo alcuni dei colleghi che hanno contribuito con le loro risorse.
Ma sì voglio parlarvi di due giovani colleghi e amici: due dottorandi che hanno inventato e gestito l’organizzazione dell’evento.
Qualcuno avrebbe da ridire sul fatto che due persone così siano dottorandi ad Architettura ad Alghero, o meglio ha avuto da ridire, prova provata della validità ineluttabile delle leggi di Cipolla anche in ambito accademico.
Se, come è possibile e persino probabile, il nostro dottorato non ci sarà più, miracoli come questo non saranno possibili. Ma ci tornerò.

Cominciamo da Giovanni Campus, che ha letteralmente creato questa opportunità; Nanni è un filosofo, che nelle evoluzioni delle sue esperienze culturali ha bazzicato molto le arti e ha elaborato delle idee innovative su come si può inverare il diritto alla città; Nanni mi ha letteralmente costretto, quando ero Direttore del Dipartimento, a promuovere questa iniziativa e – senza il becco di in quattrino (c’è ancora qualcuno che crede che AAA ha avuto davvero un finanziamento regionale aggiuntivo? Ma ci tornerò) – abbiamo detto, come ha sempre fatto un grande stratega, on s’engage et puis on voit.
Proseguo con Nađa  Beretic, che ha sostenuto Nanni e ha dato concretezza e operatività alle idee, le ha elaborate e rese fattibili; spesso la sera nel sempre meno affollato ufficio dei dottorandi e assegnisti al Pou Salit c’era lei da sola a lavorare al progetto; Nađa è serba (nel nostro dottorato da vari anni circa il 20 per cento in media dei dottorandi è straniero), è laureata in Scienze forestali e in Urbanistica ed è tra gli animatori di una straordinaria iniziativa culturale nata a Belgrado una decina di anni fa che si chiama Public Art in Public Space.
Nanni e Nađa hanno di fatto gestito e organizzato direttamente questo insieme di eventi (certo molti colleghi li hanno sostenuti, anche mettendo a disposizione i loro fondi, come ho detto), come avviene solo nei luoghi in cui è tradizione che l’unica gerarchia che conta è quella provvisoria e mutevole dell’impegno e della pro-attività.

Dicevo che forse il dottorato non ci sarà più, già quest’anno è stato ridimensionato; certo c’è una crisi economica e finanziaria profonda delle Università in generale e del nostro Ateneo in particolare, ma senza dottorati non c’è una vera Università.
Il nostro dottorato ha sofferto della grave carenza di risorse degli ultimi anni, ma posso dire che – mediamente – i nostri dottorandi (non solo architetti, che come è giusto sono la maggioranza, ma anche urbanisti, ingegneri, filosofi, sociologi, giuristi, ecologi. archeologi, …) sono bravi e – soprattutto – quasi tutti loro si sono molto identificati con la comunità di AAA, persino troppo.

Dicevo che i famosi soldi strappati con le unghie e con i denti dalla mobilitazione che ha visto in prima linea moltissimi nostri studenti (e dottorandi) non sono davvero mai arrivati ad Alghero se non in una percentuale modestissima. Premetto che nessuno più di me sarà contento se davvero (con un colpevole ritardo e senza "risarcimenti") verrà - come si conferma da più parti - inserita tra le sedi decentrate; so di essere inguaribilmente estremista, a me sarebbe piaciuto che ciò avvenisse con una riflessione approfondita sul ruolo e le prospettive delle sedi decentrate e su una valutazione di questa esperienza (tra l'altro questa sembrava essere una condizione necessaria per il Presidente Pigliaru), ma se avverrà andrà bene, avvenga come avvenga.
Quindi va bene se ci sarà un finanziamento stabile. Tuttavia ripeto che i 300 mila dell'anno scorso di fatto non sono arrivati ad AAA se non in minima parte. Mi spiego con un esempio: il nostro Dipartimento ha quattro unità di personale di ruolo in funzioni tecnico-amministrative per ogni tipo di attività: tutte le altre persone assolutamente necessarie in media altre 8 / 9 vengono pagate a parte con contratti di vario tipo: gli altri Dipartimenti hanno una dotazione di personale molto più alta, superiore in media alle 15 unità di ruolo; è evidente che se queste persone necessarie allo svolgimento della didattica e dei servizi debbono essere pagate con i fondi aggiuntivi della RAS, di quei fondi non resta pressoché nulla; se poi si chiede che alcune manutenzioni e alcuni servizi che a tutti gli altri Dipartimenti sono assicurati dall'Ateneo siano pagati dal Dipartimento ecco che di quei soldi non resta davvero nulla.
Non a caso noi avevamo quantificato i costi veri annuali, stanti così le cose, in circa 700 mila euro.
Lo so che non va di moda, ma secondo me i problemi non si risolvono con le buone intenzioni, ma affrontandoli per quel che sono: "i fatti hanno la testa dura", se mi si consente il richiamo a un politico russo del millennio scorso.
Ho detto mille volte e lo ripeto: non c'è futuro per Architettura se non ad Alghero; ma avere una sede decentrata che fa una didattica e produce un'attività culturale di qualità richiede che tutti facciano la loro parte: 
- il Comune: che ci ospita e che - a mio avviso - sta facendo moltissimo, se contiamo in termini monetari il  valore  delle tre sedi, il contributo della comunità algherese è consistente (tra l'altro questo contributo andrebbe detratto dal calcolo del costo di AAA per l'Ateneo, cose che nei conti interni non viene fatto);
 - la Regione: che deve operare per l'equilibrio territoriale e la qualità dell'alta formazione; la Regione ha fatto moltissimo per parecchi anni, molto meno negli ultimi anni, ma - ci dicono - riprenderà a fare (quanto e come lo vedremo, ma sono dettagli molto importanti);
- l'Ateneo: che deve decidere se vuole avere una sede decentrata ad Alghero e difendere un'esperienza di successo; a mio avviso l'Ateneo ha sempre fatto abbastanza poco, ma almeno nel passato ha lasciato che i fondi della Regione arrivassero e ha affiancato AAA nelle sue iniziative spesso con passione; da un po' di tempo si moltiplicano i segnali negativi: non parlo delle parole, che pure contano (del tipo "perché non vi trasferite a Piandanna), parlo di fatti concreti, come ad esempio la messa in carico al Dipartimento dei costi per il personale tecnico-amministrativo non di ruolo che in passato era, per una quota importante, presa in carico dall'Ateneo; ma per venire a un fatto di grande valore simbolico:  qualcuno si è accorto che la Festa delle lauree di luglio non è stata fatta quest'anno per la prima volta da sempre? Ma potrei citare molte altre cose, meno simbolicamente rilevanti, ma non meno importanti (chiedetemelo pure).

Di solito sono contento di avere ragione, ma questa volta spero di sbagliarmi; lo dico però in modo chiaro e contundente: ho ragione di ritenere che ci sia un rischio concreto di una prossima scomparsa di AAA o di un'imminente riduzione consistente della presenza dell'Università di Sassari ad Alghero; non sarebbe male che a questo rischio si pensasse prima che sia troppo tardi, prima che gli "aerei scappino dalla stalla", come si usa dire.
Tra l'altro pensarci sarebbe di interesse della nascente "rete metropolitana" che dovrebbe avere un suo punto di forza e una ragione d'essere nel disegnare un sistema di alta formazione, distribuito nel territorio, che faccia perno su tre poli, ma non solo (ai due poli di Alghero e Sassari si dovrebbe aggiungere un polo a Porto Torres sulle tecnologie delle bonifiche e della green economy).
Se qualcuno volesse se ne potrebbe parlare.

Ma non dimenticate di passare al Santa Chiara (e non solo) dal 18 al 20 Febbraio. Finché c'è vita approfittatene.   






  
     



domenica 31 gennaio 2016

Rituali esoterici

So che il tema di cui parlerò sarà incomprensibile per la maggioranza dei miei 12 lettori.
Mi sforzerò di essere breve e semplificherò.
Un disegno scriteriato ha negli ultimi decenni dato colpi durissimi alla scuola pubblica.
Le Università e quelle del Sud in particolare sono state penalizzate duramente: hanno perso studenti e docenti, ridotto i servizi per il diritto allo studio, ridotto gli stipendi dei docenti, aumentato il precariato
Questo attacco – perseguito da tutti i governi – è stato coperto da un’ideologia vuota e ossessiva, quella che ha portato alcuni a parlare di una presunta “cultura della valutazione”.
L’apparato tecnico messo insieme per giustificare i tagli è poi diventato un “golem”, ha preso vita propria sino al delirio.
È stata fondata un’Agenzia, chiamata ANVUR, che presiede alle scelte politiche e culturali per l’Università del nostro paese, mettendo in essere rituali esoterici: uno di questo che si ripete periodicamente si chiama VQR.

È del tutto evidente che una misurazione dei risultati della ricerca è opportuna, e che – con qualche prudenza – questa misurazione può essere usata per una valutazione della sua qualità.
Come è del tutto evidente – e chi mi conosce sa che l’ho più volte scritto – che ci sono molte responsabilità dei docenti, a partire dai professori ordinari, nelle molte cose che non vanno nelle università.
A mio avviso una misurazione dei risultati della ricerca si può fare in modo relativamente semplice, visto che se si tratta di avere una comparazione e non un valore assoluto, e questa misurazione è utile.
Meno semplice è valutare la qualità, ma anche questo si può provare a fare.
Ma non è sensato utilizzare queste valutazioni (di per sé) per determinare una quota consistente dei finanziamenti che vanno ai diversi Atenei.
Specie in assenza di strategie e obiettivi di sistema, specie se non si tratta di risorse di risorse aggiuntive, ma solo di minori tagli.

La macchina messa in moto per la misurazione / valutazione è farraginosa, per la sua complessità è piena di buchi e di contraddizioni, non è  - come potrebbe - essere fast and frugal e viene usata per scopi diversi da quelli dichiarati, in modo illegittimo.

Alcune migliaia di docenti hanno protestato contro le riduzione dei loro stipendi determinati dal blocco degli scatti di anzianità (una misura che solo per i docenti universitari, in tutta la pubblica amministrazione, avrà effetti per tutta la carriera) che porterà per i più giovani di loro a tagli complessivi per decine di migliaia di euro: hanno detto, abbiamo detto che non avremmo conferito i nostri prodotti scientifici alla valutazione se non si sanava questa grave ferita (i soldi non sono tutto, ma servono a campare; inoltre hanno un grande valore simbolico). La ferita non è stata sanata, anche se pare che, in qualche modo da capire stanti i bilanci delle università, in futuro non verrà estesa ulteriormente.

Con una solerzia a volte gioiosa molti Rettori hanno minacciato i protestatari con l’argomentazione “se non presenti i tuoi prodotti sarà l’Ateneo a pagarne il prezzo” arrivando alla quantificazione (del tutto improbabile ed acrobatica) dell’entità del danno. Alcuni lo hanno fatto con un sorriso e con una pacca sulle spalle. “ti capiamo, hai ragione, ma sai come va il mondo …”, altri con il viso arcigno e un tono ricattatorio.

Avrebbero potuto i Rettori, attraverso la loro Conferenza, mobilitarsi e protestare contro i tagli, tutti i tagli (non inviare letterine, ma mobilitarsi e protestare)?
Avrebbero potuto, ma solo in astratto perché se è passata la legge 240/2010 (la legge Gélmini) è solo merito della Conferenza dei Rettori,  che le ha dato l’appoggio decisivo.
Quindi non l’hanno fatto.
Anche se qualcuno di loro almeno ad alzare la voce e a porre il problema ci prova, come sta facendo l’Ateneo di Cagliari in questi giorni.

Le minacce hanno in sostanza funzionato.
Ma poiché la decisione del conferimento dei prodotti è dei Dipartimenti e degli Atenei, almeno una cosa la possiamo fare: inserire l’elenco delle pubblicazioni nei siti dove siamo tenuti a metterli e che poi peschino di lì quelle che vogliono che siano valutate.

Per cui ho mandato al Direttore del mio Dipartimento questa lettera (che è quella che molte migliaia di docenti presentano in tutta Italia), non so quanti miei colleghi mi seguiranno, ma con uno dei miei filosofi preferiti, ripeto: dixi et salvavi animam meam.

Gentile Direttore,
con la presente ti comunico che non intendo prendere parte attiva alle procedure relative alla VQR 2011-2014. Ritengo infatti che la VQR sia profondamente errata e sostanzialmente dannosa per le distorsioni che sta inducendo nei comportamenti degli studiosi, nell’equilibrio tra attività didattiche e di ricerca, nella distribuzione del Fondo di Finanziamento Ordinario. In particolare i risultati della VQR sono anche utilizzati per giustificare la compressione selettiva dell’università pubblica, con ricadute particolarmente drammatiche per gli studenti del Sud dell’Italia e per i precari della ricerca.
Secondo quanto indicato nel bando VQR dell’Anvur del 11 Novembre 2015 (pag. 7), è l’istituzione di appartenenza che seleziona i prodotti in un “insieme suggerito da ciascun addetto”. Visti anche i criteri adottati dal GEV della mia area, non sono in grado di svolgere la scelta con un livello di accuratezza tale da garantire di non danneggiare l’ateneo. Di conseguenza non posso che indicare la mia intera produzione del periodo interessato come insieme dal quale estrarre i prodotti richiesti. Tale lista è già disponibile nel sito CINECA. 
Considero così conclusa la mia attività riguardo alle procedure VQR 2011-2014, ed autorizzo il Dipartimento e l’Ateneo ad accedere ai dati senza alcun mio ulteriore intervento ed operare la scelta.
Ti invito a trasmettere agli organi rappresentativi dell’ateneo questa mia posizione, che condivido con migliaia di colleghi in Italia. E al contempo sottolineo l’opportunità che tu ribadisca agli stessi organi che, data la natura dell’esercizio di valutazione come definita nell’art. 1 del DM 27 giugno 2015 n. 458, i risultati individuali della VQR non dovranno essere utilizzati per qualsiasi procedura che abbia ad oggetto le retribuzioni, la programmazione e le progressioni di carriera, l’assegnazione di fondi di ricerca interni,  la possibilità di accedere a cariche accademiche ed organi quali i consigli di dottorato di ricerca.
Cari saluti.







  

mercoledì 13 gennaio 2016

Un gesto di disponibilità

Con questo post riprendo a esprimere qualche opinione e lo farò con una certa frequenza.
Sarò breve questa volta, ma - per quanto mi riguarda - si tratta di un tema di una qualche rilevanza.

Ho deciso di avanzare la mia candidatura al Consiglio di Amministrazione dell'Ateneo.
La procedura della nomina è la seguente: c'è una fase di selezione in cui le candidature vengono esaminate da un comitato di valutazione di tre professori, tra cui il Rettore; così dice lo Statuto
"tra una rosa tripla di nominativi proposta da un comitato di valutazione nominato dallo stesso Senato, a seguito di una procedura pubblica di selezione riservata ai docenti e al personale tecnico-amministrativo dell’Ateneo, tra personalità di comprovata competenza o esperienza in campo gestionale, con una necessaria attenzione alla qualificazione scientifica o culturale."
Sono state presentate cinque candidature da cui tre saranno proposti all'attenzione del Senato Accademico, che sceglierà il componente da eleggere.
Ancora la terna non è stata scelta: sono certo che la decisione sarà trasparente e motivata e spero di esserci.

Non credo che avrò molti voti in Senato, ma mi pare giusto fare questo gesto di disponibilità in un momento difficile per la nostra istituzione.
I compiti del Consiglio di Amministrazione sono assai rilevanti (si trovano nello Statuto dell'autonomia al Titolo II Capo II Sezione III), forse troppo.

Io ci vorrei essere per tre ragioni:
** la prima è per fare in modo che l'Ateneo dia piena attuazione a quanto previsto nell'articolo 6 dello Statuto (L’Ateneo riconosce la dignità del lavoro dei suoi dipendenti e collaboratori, assicura a tutti i lavoratori piena garanzia e tutela, e promuove obiettivi di stabilizzazione e di riduzione del ricorso al lavoro precario per attività che abbiano carattere di continuità. A tal fine, l'Ateneo realizza periodicamente un rapporto sui diritti del lavoro e sul lavoro precario da presentare in un incontro pubblico): penso che si debba fare di tutto per riconoscere la dignità del lavoro e in particolare combattere il precariato, per un'istituzione educativa è un dovere imprescindibile;
** la seconda è che - anche e soprattutto per colpa delle dissennate scelte dei governi - la missione principale dell'Università, che è quella dell'educazione e della formazione di persone competenti, autonome e capaci di pensiero critico, garantendo il diritto allo studio, si sta perdendo, a questo occorre dedicarsi con forza;
** la terza è quella di rafforzare i rapporti dell'Università con il territorio, contribuendo al suo sviluppo e favorendo così anche l'occupazione dei nostri laureati: il nostro territorio di riferimento è sia l'area metropolitana del nord Sardegna sia l'intera isola, il che vuol dire costruire un sistema di istruzione superiore che - avendo al centro la sede di Sassari - si articoli in poli distribuiti sul territorio che ne favoriscano le vocazioni. Io credo inoltre nella necessità di gestire un processo accelerato di federazione effettiva delle due Università sarde, che ne garantisca l'autonomia storica, ma aumenti l'efficacia e la qualità di un'offerta formativa che deve essere coordinata.

Come è ovvio non sarei il rappresentante in Consiglio di Amministrazione di Architettura ad Alghero, che non vorrei avesse nessun privilegio rispetto agli altri Dipartimenti, ma neppure nessuno svantaggio.

Se arriverò ad essere tra quelli che possono essere votati, così sarà chiaro per chi (non) si vota.





   



mercoledì 30 dicembre 2015

Buon 2016 // Happy 2016


Devo a Luciano Gallino, recentemente scomparso, il ricordo di questa frase di Milton Friedman.
Sempre c’è da imparare, specie dai vincitori anche e soprattutto se non ci piacciono: in questo caso l’importanza dell’egemonia culturale.

“Soltanto una crisi, reale o percepita, produce un vero mutamento. Quando quella crisi arriva, le azioni che vengono prese dipendono dalle idee in circolazione. Questa, io credo, è la nostra fondamentale funzione: sviluppare alternative alle politiche esistenti, quindi tenerle vive e disponibili fintanto che il politicamente impossibile diventa il politicamente inevitabile.

Milton Friedman Capitalismo e Libertà

Buon 2016!


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I owe to the recently deceased sociologist Luciano Gallino for reminding me of this Milton Friedman's quote.

Always there are things to learn, especially from the winners, above all from those one dislikes: in this case, on the importance of cultural hegemony

"Only a crisis—actual or perceived—produces real change. When that crisis occurs, the actions that are taken depend on the ideas that are lying around. That, I believe, is our basic function: to develop alternatives to existing policies, to keep them alive and available until the politically impossible becomes politically inevitable."

Milton Friedman Capitalism and Freedom

Happy 2016!