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domenica 21 febbraio 2016

A Piandanna! A Piandanna!

Viviamo in un momento e in un luogo un po’ particolari.
Mi spiego: pare difficile dire che si è d’accordo con qualcuno o con qualcosa e non passare per uno sfegatato sostenitore o dire che si è in disaccordo con qualcuno o con qualcosa e passare per un detrattore ad oltranza.
O dire che in una situazione vi sono aspetti positivi senza voler dire che tutto va bene o che ci sono aspetti negativi senza voler dire che è tutta una merda.
Inoltre è difficile far credere che si dice quel che si pensa e che si pensa quel che si dice.
Tutto a ciò a volte mi deprime.

Ma veniamo al punto.
L’Assessora Firino, che è una persona che stimo e nella quale ho fiducia, è venuta all'inaugurazione dello straordinario evento Urban Thinker Campus The City we need: Open for Art a portare un saluto non formale e ha confermato in modo pubblico, esplicito, ribadito quel che era già stato anticipato in varie forme sui media.
Ha detto che il riconoscimento di Architettura ad Alghero come sede decentrata è una decisione già presa dalla Giunta e che sarà formalizzata nella prossima finanziaria, ha detto che questa scelta fa riferimento sia al dato geografico sia ai risultati raggiunti.
Esattamente quello che chiedo, chiediamo, da molti anni e per cui mi sono battuto, ci siamo battuti.
Sarebbe ridicolo se non fossi soddisfatto.
Tanto più perché Claudia Firino ha detto che questa decisione è stata anche il frutto di un dibattito serio, pubblico e anche aspro; questa affermazione è importante: sulle scelte che fanno riferimento a problemi veri, la discussione pubblica e il conflitto possono (ho scritto possono) portare a soluzioni migliori, molto migliori, delle operazioni di lobbying o degli scontri tra gruppi di potere.
E anche perché Claudia Firino ha detto che sulla questione delle sedi decentrate si dovrà andare a un confronto ampio per valutarne le prospettive strategiche e dunque il futuro.
Esattamente quel che vado, andiamo, sostenendo da molti anni.
Quindi sono soddisfatto. Anche se non sappiamo ancora quanti fondi saranno assegnati e con che modalità.
Ma il fatto che io sia soddisfatto non risolve i problemi.
Ce ne sono vari che fanno sì che la scelta della Regione, pur molto positiva, sia del tutto insufficiente a garantire un futuro della presenza universitaria ad Alghero.

Provo a spiegarmi.
Ho sempre detto che per assicurare una presenza universitaria di qualità ad Alghero era (è) necessario il contributo di quattro soggetti.
Comincio dai primi tre:

-        Il Comune di Alghero e la comunità algherese. Posso dire che – al di là di occasionali incomprensioni e divergenze – il Comune di Alghero, nelle diverse amministrazioni che si sono succedute, ha fatto la sua parte: tre edifici (e che edifici!) messi a disposizione per altri 15 anni in uso gratuito sono uno sforzo considerevole e un segnale forte e non equivoco. La comunità algherese ha mostrato in più occasioni il suo sostegno, anche se avremmo potuto fare di più e meglio per avere una maggiore e più fattiva collaborazione. Aggiungo dal lato dei “pro” il fatto che sembra si stia per chiudere la vicenda del centro di sostegno alle imprese / coworking / fab lab tra Comune, Università, Agenzia Regionale del lavoro, denominato Oasi  che è stata per moltissimo tempo bloccata da immotivate resistenze “sassaresi”. Dal lato dei “contro” segnalo che non è decollata (anche per una scelta che considero sbagliata di collocazione dell’Archivio storico) la biblioteca congiunta, un progetto ambizioso, ma che non ha avuto gambe (ora c’è una biblioteca da "separati in casa"). So che queste due ultime considerazioni non mi  saranno perdonate, ma mi limito a dire quello che penso, anche nella consapevolezza che governare è difficile e richiede anche fare passi indietro non desiderati: ma un passo indietro non è un passo in avanti.
-        La Regione Sardegna. Non voglio recriminare: credo che vi sia stata in un non recentissimo passato un eccesso di acribia sulla definizione di sede decentrata (forse, ma non lo so, con qualche intento punitivo) e poi c’è stata una lunga inerzia: posso dire, senza essere accusato di faziosità o di populismo che il colore politico della maggioranza non è stato il fattore determinante di questa “disattenzione”? Ora sappiamo che la Regione farà la sua parte: ripeto non so ancora il quanto e il come, ma questa decisione della Giunta è un sostanziale passo in avanti e crea le condizioni per una prospettiva possibile.
-        L’Ateneo di Sassari. Posso dire che non condivido il modo in cui la mia Università si sta comportando con la sede di Alghero? Credo di poterlo fare, anche  perché ho una grande opinione dell’intelligenza e del valore scientifico del Magnifico Rettore e anche perché lungi dall'essergli ostile l’ho votato  e ho sostenuto con impegno la sua candidatura.
Avevo votato e sostenuto anche Attilio Mastino, anche se con lui mi è capitato di avere scontri vivacissimi a volte epici. Credo che sia degno di nota che anche Attilio è uno studioso di grandissimo valore e che il fatto che i nostri Rettori, come non sempre succede, siano anche scienziati e ricercatori di grande qualità: è un buon segno per l’Ateneo.
Con Attilio, dicevo, abbiamo avuto spesso divergenze, soprattutto tattiche, e non ho difficoltà ad ammettere che qualche volta avevo torto io (so che lui non ammetterà mai che qualche volta aveva torto lui), ma abbiamo sempre trovato il tempo per discutere a per confrontarci.
Questo non mi è mai capitato di poter fare con Massimo Carpinelli, neppure quando ricoprivo un ruolo istituzionale,  forse per il mio modo troppo irrituale di porre le questioni.
Fatto sta che non ci siamo capiti.
Io credo che non ci sia futuro possibile per Architettura (e per quello che essa può ancora dare all'Ateneo) se essa non è solidamente basata ad Alghero, lui credo che creda che potremmo stare benissimo a Piandanna.
Io credo che, nel quadro di una strategia condivisa di Ateneo sulle questioni fondamentali, i Dipartimenti debbano avere ampi spazi di iniziativa e sperimentazione,  io credo che sulle grandi questioni (rapporti con l’Ateneo di Cagliari, disegno dell’offerta formativa complessiva, gestione dei problemi finanziari) si debba discutere con tutte le componenti della nostra comunità in modo aperto, ampio e condiviso, io credo che un Ateneo senza dottorato di ricerca sia destinato a un ridimensionamento fatale e che prima di rinunciare dovremmo venderci anche i gioielli di famiglia, e posso continuare.
Ma torno ad Alghero e ad Architettura ad Alghero. Ci sono alcune cose essenziali per poter lavorare in modo normale. La dotazione di personale è la prima. Ho sempre detto che la dotazione minima di AAA non può essere inferiore a quella degli altri Dipartimenti: stiamo parlando di 13 – 15 unità: attualmente solo 4 o 5 di queste unità sono coperte con fondi di Ateneo, le altre le paga AAA (ecco dove sono andati gran parte dei 300 mila, che quindi è come se non ci fossero), oltre allo scandalo di un precariato che per alcuni colleghi supera il decennio. Ho sempre detto che agli studenti di Alghero vanno assicurati gli stessi servizi che a tutti gli altri: alcuni ci sono (biblioteca, segreteria studenti), altri no (in primo luogo quelli informatici). Ho sempre detto che le sedi così come ci sono state consegnate erano incomplete e inefficienti (non ci sono gli oscuramenti, e questo è un grave problema quotidiano, gli arredi bagno non sono completi, il progetto per sistemare la terrazza non è stato avviato, mancano attrezzature indispensabili). Ho sempre detto che è ingiusto che il nostro personale debba viaggiare a sue spese tra Alghero e Sassari e che non ci sia un servizio regolare di posta interna.  E potrei continuare. Mi è capitato di quantificare la somma degli extra-costi cui siamo costretti da queste mancanze: torniamo inesorabilmente ai 650 /700 mila euro che avevamo un tempo.
Ho detto al Magnifico Rettore di allora, Attilio Mastino: scelga l’Ateneo se vuole avere, può permettersi di avere, ha un vantaggio ad avere una sede ad Alghero. Se sì, ne tragga le conseguenze. La stessa domanda ho rivolto al Magnifico Rettore di oggi, Massimo Carpinelli.
Posso dire che ho molti segnali secondo cui in tempi brevi il nostro Dipartimento potrebbe venir accorpato ad un altro e la sede trasferita a Sassari, località Piandanna: sarò lieto di essere smentito, a parole e soprattutto nei fatti.  Per ora mi limito a ricordare che nel luglio del 2015 per la prima volta da sempre non abbiamo fatto la cerimonia delle lauree; per ordine superiore da quel che so: un ordine che andava disubbidito, se c’è stato.

Prima di passare al quarto soggetto, lasciatemi dire che – per il fatto che esiste la cosiddetta “astuzia della storia” (credo) - la confusa vicenda della riforma degli enti locali in Sardegna si è conclusa in un modo potenzialmente fecondo per i nostri territori: avranno il nome di “rete metropolitana” con le prerogative della città metropolitana (almeno auspicabilmente); a parte l’enfasi forse eccessiva, non è una definizione insensata; ma a mio avviso esprime più una potenzialità, un auspicio, un obiettivo che un dato esistente, ma è quel che serve, quello su cui si deve lavorare; e sarebbe un'enorme occasione.
Io penso che dovremmo ragionare su un sistema “metropolitano” dell’alta formazione, aggiungendo ai poli di Alghero e Sassari un polo di Porto Torres (un centro internazionale di ricerca e formazione sulle bonifiche) e prevedendo una rete distribuita su tutto  di accoglienza per attività didattiche e di ricerca temporanee: magari ho torto, ma ci sarà chi ha voglia di parlarne?

Il quarto soggetto è la comunità del DADU. Questa è una nota dolente, la più dolente. Ne parlerò in un prossimo post, l’ultimo che destinerò a queste tematiche (e spiegherò perché mi costringerò, dopo quell'intervento a tacere). Per ora devo dire che anche noi abbiamo fatto e stiamo facendo meno del necessario. Mi limito a segnalare che ci sono numerosi scricchiolii sia nella didattica e nella ricerca,che rischiano di mettere ridimensionare anche in tempi rapidi  i grandi risultati che abbiamo raggiunto. Ne parlerò, ma temo che la consapevolezza non sia molto diffusa.

Come è noto da circa un anno non ho più ruoli di responsabilità in Dipartimento e in Ateneo. La qualità della mia vita è migliorata.
L’unico rovello che ho è quello di una possibile fine ingloriosa, come quella della rana bollita.
Io sono un rospo reattivo, tuttavia.






domenica 7 febbraio 2016

Cosa è (stata) Architettura ad Alghero. Open for ...

Parlerò di un evento, importante; trovate qua le informazioni e gli aggiornamenti.
O meglio parlerò del piccolo miracolo che porta ad Alghero una delle poche decine di incontri (28 complessivamente) che in tutto il mondo (nel 2016 sono 10) preparano la conferenza delle Nazioni Unite sugli Insediamenti Umani (Unhabitat) che si tiene ogni 20 anni: la prima si è tenuta a Vancouver nel 1976, la seconda a Istanbul nel 1996, la prossima sarà a Quito dal 17 al 20 Ottobre.
Si tratta dei cosiddetti Urban Thinker Campus che rispondono su temi diversi alla questione: The city we need (qual'è la città di cui abbiamo bisogno); il tema di Alghero è Open for art.

Open nel significato di aperta in molti sensi, come ad esempio sono aperti i negozi di barbiere o le biblioteche nelle ore di attività; una città è aperta per l’arte, perché l’arte è un grande strumento di riqualificazione e rigenerazione urbana, un’opportunità di sviluppo, una condizione necessaria per la bellezza e la qualità della vita della città.
Nel corso dell’evento, di fatto ci saranno  molti eventi e di molti ospiti da tutto il mondo: conferenze, sessioni tematiche, mostre, proiezioni, performance; non farò torto a nessuno citandone qualcuna, guardate il sito.
Come non farò torto a nessuno citando solo alcuni dei partner prestigiosi o solo alcuni dei colleghi che hanno contribuito con le loro risorse.
Ma sì voglio parlarvi di due giovani colleghi e amici: due dottorandi che hanno inventato e gestito l’organizzazione dell’evento.
Qualcuno avrebbe da ridire sul fatto che due persone così siano dottorandi ad Architettura ad Alghero, o meglio ha avuto da ridire, prova provata della validità ineluttabile delle leggi di Cipolla anche in ambito accademico.
Se, come è possibile e persino probabile, il nostro dottorato non ci sarà più, miracoli come questo non saranno possibili. Ma ci tornerò.

Cominciamo da Giovanni Campus, che ha letteralmente creato questa opportunità; Nanni è un filosofo, che nelle evoluzioni delle sue esperienze culturali ha bazzicato molto le arti e ha elaborato delle idee innovative su come si può inverare il diritto alla città; Nanni mi ha letteralmente costretto, quando ero Direttore del Dipartimento, a promuovere questa iniziativa e – senza il becco di in quattrino (c’è ancora qualcuno che crede che AAA ha avuto davvero un finanziamento regionale aggiuntivo? Ma ci tornerò) – abbiamo detto, come ha sempre fatto un grande stratega, on s’engage et puis on voit.
Proseguo con Nađa  Beretic, che ha sostenuto Nanni e ha dato concretezza e operatività alle idee, le ha elaborate e rese fattibili; spesso la sera nel sempre meno affollato ufficio dei dottorandi e assegnisti al Pou Salit c’era lei da sola a lavorare al progetto; Nađa è serba (nel nostro dottorato da vari anni circa il 20 per cento in media dei dottorandi è straniero), è laureata in Scienze forestali e in Urbanistica ed è tra gli animatori di una straordinaria iniziativa culturale nata a Belgrado una decina di anni fa che si chiama Public Art in Public Space.
Nanni e Nađa hanno di fatto gestito e organizzato direttamente questo insieme di eventi (certo molti colleghi li hanno sostenuti, anche mettendo a disposizione i loro fondi, come ho detto), come avviene solo nei luoghi in cui è tradizione che l’unica gerarchia che conta è quella provvisoria e mutevole dell’impegno e della pro-attività.

Dicevo che forse il dottorato non ci sarà più, già quest’anno è stato ridimensionato; certo c’è una crisi economica e finanziaria profonda delle Università in generale e del nostro Ateneo in particolare, ma senza dottorati non c’è una vera Università.
Il nostro dottorato ha sofferto della grave carenza di risorse degli ultimi anni, ma posso dire che – mediamente – i nostri dottorandi (non solo architetti, che come è giusto sono la maggioranza, ma anche urbanisti, ingegneri, filosofi, sociologi, giuristi, ecologi. archeologi, …) sono bravi e – soprattutto – quasi tutti loro si sono molto identificati con la comunità di AAA, persino troppo.

Dicevo che i famosi soldi strappati con le unghie e con i denti dalla mobilitazione che ha visto in prima linea moltissimi nostri studenti (e dottorandi) non sono davvero mai arrivati ad Alghero se non in una percentuale modestissima. Premetto che nessuno più di me sarà contento se davvero (con un colpevole ritardo e senza "risarcimenti") verrà - come si conferma da più parti - inserita tra le sedi decentrate; so di essere inguaribilmente estremista, a me sarebbe piaciuto che ciò avvenisse con una riflessione approfondita sul ruolo e le prospettive delle sedi decentrate e su una valutazione di questa esperienza (tra l'altro questa sembrava essere una condizione necessaria per il Presidente Pigliaru), ma se avverrà andrà bene, avvenga come avvenga.
Quindi va bene se ci sarà un finanziamento stabile. Tuttavia ripeto che i 300 mila dell'anno scorso di fatto non sono arrivati ad AAA se non in minima parte. Mi spiego con un esempio: il nostro Dipartimento ha quattro unità di personale di ruolo in funzioni tecnico-amministrative per ogni tipo di attività: tutte le altre persone assolutamente necessarie in media altre 8 / 9 vengono pagate a parte con contratti di vario tipo: gli altri Dipartimenti hanno una dotazione di personale molto più alta, superiore in media alle 15 unità di ruolo; è evidente che se queste persone necessarie allo svolgimento della didattica e dei servizi debbono essere pagate con i fondi aggiuntivi della RAS, di quei fondi non resta pressoché nulla; se poi si chiede che alcune manutenzioni e alcuni servizi che a tutti gli altri Dipartimenti sono assicurati dall'Ateneo siano pagati dal Dipartimento ecco che di quei soldi non resta davvero nulla.
Non a caso noi avevamo quantificato i costi veri annuali, stanti così le cose, in circa 700 mila euro.
Lo so che non va di moda, ma secondo me i problemi non si risolvono con le buone intenzioni, ma affrontandoli per quel che sono: "i fatti hanno la testa dura", se mi si consente il richiamo a un politico russo del millennio scorso.
Ho detto mille volte e lo ripeto: non c'è futuro per Architettura se non ad Alghero; ma avere una sede decentrata che fa una didattica e produce un'attività culturale di qualità richiede che tutti facciano la loro parte: 
- il Comune: che ci ospita e che - a mio avviso - sta facendo moltissimo, se contiamo in termini monetari il  valore  delle tre sedi, il contributo della comunità algherese è consistente (tra l'altro questo contributo andrebbe detratto dal calcolo del costo di AAA per l'Ateneo, cose che nei conti interni non viene fatto);
 - la Regione: che deve operare per l'equilibrio territoriale e la qualità dell'alta formazione; la Regione ha fatto moltissimo per parecchi anni, molto meno negli ultimi anni, ma - ci dicono - riprenderà a fare (quanto e come lo vedremo, ma sono dettagli molto importanti);
- l'Ateneo: che deve decidere se vuole avere una sede decentrata ad Alghero e difendere un'esperienza di successo; a mio avviso l'Ateneo ha sempre fatto abbastanza poco, ma almeno nel passato ha lasciato che i fondi della Regione arrivassero e ha affiancato AAA nelle sue iniziative spesso con passione; da un po' di tempo si moltiplicano i segnali negativi: non parlo delle parole, che pure contano (del tipo "perché non vi trasferite a Piandanna), parlo di fatti concreti, come ad esempio la messa in carico al Dipartimento dei costi per il personale tecnico-amministrativo non di ruolo che in passato era, per una quota importante, presa in carico dall'Ateneo; ma per venire a un fatto di grande valore simbolico:  qualcuno si è accorto che la Festa delle lauree di luglio non è stata fatta quest'anno per la prima volta da sempre? Ma potrei citare molte altre cose, meno simbolicamente rilevanti, ma non meno importanti (chiedetemelo pure).

Di solito sono contento di avere ragione, ma questa volta spero di sbagliarmi; lo dico però in modo chiaro e contundente: ho ragione di ritenere che ci sia un rischio concreto di una prossima scomparsa di AAA o di un'imminente riduzione consistente della presenza dell'Università di Sassari ad Alghero; non sarebbe male che a questo rischio si pensasse prima che sia troppo tardi, prima che gli "aerei scappino dalla stalla", come si usa dire.
Tra l'altro pensarci sarebbe di interesse della nascente "rete metropolitana" che dovrebbe avere un suo punto di forza e una ragione d'essere nel disegnare un sistema di alta formazione, distribuito nel territorio, che faccia perno su tre poli, ma non solo (ai due poli di Alghero e Sassari si dovrebbe aggiungere un polo a Porto Torres sulle tecnologie delle bonifiche e della green economy).
Se qualcuno volesse se ne potrebbe parlare.

Ma non dimenticate di passare al Santa Chiara (e non solo) dal 18 al 20 Febbraio. Finché c'è vita approfittatene.   






  
     



mercoledì 28 gennaio 2015

A partire dal campo sosta dell'Arenosu. Alcune semplici riflessioni su un problema importante.

Io non sono "buonista"; se cerco spesso di essere buono (e, devo dire, mi riesce) è perché sono pigro:
Infatti, come ci dice la poesia di Brecht La maschera del cattivo

Sulla mia parete è appesa una xilografia giapponese
La maschera di un demone cattivo, dipinta con la lacca d'oro.
Pieno di compassione vedo
Le gonfiate vene frontali, segno di
Quanto è faticoso essere cattivo.

Troppo faticoso essere cattivi..
I buonisti sono quelli che "preferiscono le barricate con i mobili degli altri" (lo so. la sapete in altro modo, molto oscena,  ma io la fornisco nella versione di Flaiano: "Molti vogliono la rivoluzione, ma preferiscono fare le barricate con i mobili degli altri"); io penso che le situazione reali sono complesse e difficili e diffido di ogni demonizzazione e angelicazione.

Posso dire che - in ultima istanza - la soluzione trovata per il campo sosta dell'Arenosu, mi pare ragionevole e positiva? 
Intanto perché elimina il campo sosta e affronta il problema dell'abitare che è uno dei problemi più gravi dei rom ad Alghero e in tutta Italia come un  problema specifico, un problema che è una componente fondamentale del del diritto alla casa (un momento! Ci arrivo. Il diritto alla casa riguarda tutti, non solo i rom. Ci  torno, promesso), che è un aspetto fondamentale del diritto alla città.
Ovviamente non risolve tutti i problemi ad esempio non risolve il problema del diritto al lavoro (un momento!), del diritto all'educazione; ovviamente non risolve il problema dei rapporti tra rom e gagé,
Su questo ultimo problema c'è molto da lavorare (ne parlerò tra un po').
Il fatto che al momento in cui scrivo solo per una famiglia non si sia trovata una soluzione abitativa stabile è un enorme passo in avanti; nella speranza che non serva una soluzione abitativa provvisoria in roulotte per i componenti di questa famiglia, possiamo dire che comunque è stato eliminato il campo sosta (un piccolo complesso di roulotte per una famiglia è sì una soluzione abitativa precaria, ma non un campo: si può lavorare per renderla davvero temporanea e breve, e per renderla relativamente confortevole).

I fondi per la soluzione di questo problema vengono da risorse destinate specificamente a questo, fondi europei. Posso dire che io penso che il fatto che la nostra patria comune, quella più grande che è l'Europa (ora, grazie alla Grecia, un'Europa migliore), destini risorse dedicate ad affrontare la situazione di disagio e di discriminazione delle comunità rom  e sinti, è un fatto positivo, che senza risarcire queste comunità dell'orrore dello sterminio nazista (il porrajmos) o di secoli di persecuzione, comincia ad affrontare in modo razionale il problema dei diritti di cittadinanza di queste persone (come vedete non uso la parola integrazione o assimilazione).
Il riconoscimento concreto e operativo dei diritti è la base per richiedere il rispetto dei doveri che ciascuna persona ha nei confronti della comunità.
Quindi la mia argomentazione non è: "sono soldi dell'UE e quindi purtroppo non possiamo spenderli per altro", ma è: "sono soldi dell'UE fortunatamente destinati a questo scopo".

Ovviamente il problema della casa non è un problema che riguarda solo le persone della comunità rom (italiani o europei che siano), è un problema che decenni di speculazione edilizia, di assenza di politiche per l'abitare, di cattiva urbanistica,  ha reso drammatico per molte persone (italiane e no).
Ci sono case senza persone e persone senza casa; questo non è ammissibile: è il segnale del problema e un'indicazione della soluzione.
Servono delle politiche coraggiose e attive per garantire il diritto alla casa: questo è quel che io chiamerei davvero un "piano casa": interventi per favorire il recupero, la riqualificazione, il risanamento, la messa a disposizione dell'immenso patrimonio abitativo non utilizzato, anche accompagnato da misure  per una  nuova edilizia in zone di completamento, interamente destinata ad affrontare i problemi di chi non ha casa (dai più poveri, ai giovani precari, agli anziani), con  molte modalità di housing sociale, co-housing, autocostruzione, e anche a contrastare lo sprawl obbligato e a rafforzare il carattere "urbano" delle borgate.
Politiche della casa sono anche politiche per gli spazi pubblici e di quelli suscettibili di un  uso collettivo , che non possono essere lasciati abbandonati e vuoti; nel frattempo che si decide cosa farne e si trovano le risorse per farlo, la loro autogestione e l'uso temporaneo sono benedetti (la chiusura dell'ex Q a Sassari ha creato una pustola nel centro urbano); in ogni caso se ci sono spazi ed edifici abbandonati e servono spazi per la cultura, l'aggregazione il lavoro questo è il segnale del problema e un'indicazione della soluzione.

Ovviamente il problema del lavoro non è un problema che riguarda solo le persone della comunità rom (italiani o europei che siano), è un problema che decenni di politiche neo-liberali e antipopolari hanno reso drammatico. Servono politiche attive per il lavoro e il reddito, dalle politiche locali legati alle economie alternative, alle monete locali, alla manutenzione dei beni comuni, a quelle nazionali ed europee del reddito di cittadinanza. Anche qui che vi siano azioni per favorire l'accesso al lavoro delle persone delle comunità rom è un fatto positivo, è un aiuto per pensare e realizzare azioni simili per altre persone. Sulla questione delle risorse impegnate, vedi sopra.

C'è nella discussione sulle questioni che riguardano i diritti di cittadinanza dei rom, qualcosa che è peggio del razzismo: un rancore profondo, segno di un disagio e di un'impotenza, di un senso di insicurezza, di incertezza, di paura.
Non se la prendono con gli evasori, con gli sfruttatori, con gli speculatori, ma con persone senza casa, senza lavoro.
Magari molti di loro non sono simpatici, magari il loro stile di via non ci piace, sicuramente molti di loro attuano comportamenti illegali, a volte gravi, in genere lievi, quasi mai gravissimi.
Più di chi sfrutta il lavoro nero? Di chi evade le tasse e porta i suoi soldi all'estero? Dei corrotti? Di chi favorisce parenti e clienti?
Ma non c'è verso questi ultimi delinquenti un decimo della rabbia che si trova nei commenti sulle persone rom.
Un accanimento e una cattiveria che sono motivati solo dai fantasmi e dalle angosce e per questo sono meno colpevoli, ma più pericolosi del razzismo.

Non saranno tutte rose e fiori; ed è per questo che il lavoro culturale è anche in questo caso decisivo: si tratta di costruire cittadinanza: il che vuol dire che tutti accettino di rispettare le libertà degli altri, di farsi carico della costruzione e del rispetto di regole, di gestire i conflitti senza indulgenze, ma nella prospettiva di comporli.
Ci saranno problemi. Dovranno essere affrontati. Intanto ce n'è uno in meno.

P.S.
A proposito di nomi: ciascun popolo o gruppo preferisce in genere  essere chiamato con il nome che si è scelto: che so i Tedeschi definiscono la loro terra come Deutschland., ovvero "terra delle persone" (anche se i polacchi li chiamano Niemcy, ovvero "gente che non parla la nostra lingua"); "zingaro" è un nome con un'etimologia controversa, e che non ha (non aveva) in linea di principio una connotazione negativa (come non lo ha "gitano"), ma poiché è il nome su cui progressivamente si è accumulato il disprezzo (anche se con molta ambivalenza, che non sarebbe inutile indagare dal punto di vista psicanalitico), se a loro non piace, non lo userei.





venerdì 26 dicembre 2014

I tavolini al dunque.

Non so come finirà la vicenda relativa al nuovo regolamento  sul suolo pubblico.
Mi permetto quindi di fare delle considerazioni "a prescindere".
I miei venticinque lettori sanno come la penso, avendo sollevato più volte la questione.
Ne ho parlato nell'agosto scorso (qui), nel luglio scorso (qui), nell'ottobre 2013 (qui), e una prima volta nel luglio 2013 (qui).
Nel primo post scrivevo:

Credo che dovremmo fare alcune premesse (...).
La prima è che i tavolini occupano uno spazio pubblico; fanno concorrenza ai parcheggi, agli spazi per il gioco, alle aree per il libero godimento della città, determinano un paesaggio diverso da altri paesaggi esistenti o possibili.
La seconda è che l’iniziativa economica degli individui è una cosa molto positiva e che ciascuno è libero di intraprenderla, anche rovinandosi e fallendo se sbaglia; la libertà di intraprendere non è neppur essa assoluta, ma deve rispettare altre libertà: ad esempio quella degli altri di non essere sottoposti a inquinamento o a rumori molesti, e anche quella di chi lavora al rispetto della sua dignità.
La necessità e l’opportunità di regolare l’uso a fini privati degli spazi pubblici, con appositi meccanismi (ad esempio le concessioni) non sono in discussione, così come la necessità di sanzionare l’appropriazione privata di spazi pubblici (una volta si sarebbe detto “rubare alla vedova e all’orfano”) siano essi spiagge, strade, piazze; io direi che va sanzionata con severità e prontezza.


E proseguivo:
Comincerei da una cosa molto semplice: la trasparenza. Ogni concessione pubblica deve essere nota a tutti: non con un faticoso accesso agli atti, ma, direi, automaticamente, su un database in rete, con le caratteristiche, il costo, la data di richiesta e di approvazione, i nomi e cognomi di chi ha approvato, la perimetrazione esatta (...).
In secondo luogo le regole; la concessione pubblica configura in qualche misura obbligo di servizio pubblico: bagni accessibili, periodo di apertura, manutenzione e cura, diritti di passaggio.
In terzo luogo serve un piano che definisca quali aree sono utilizzabili e quali no e la percentuale di suolo che zona per zona può essere occupato, quale può essere la percentuale massima di area scoperta rispetto all’area interna, per tipologia di attività.
In quarto luogo servono rigorose indicazioni estetiche: una sorta di abaco degli arredi ammessi che va in automatico, se poi qualcuno si fa progettare il gazebo da Rem Koolhaas si sottoponga a una valutazione.
Infine serve una politica fiscale a sostegno di quella urbanistica, variare tasse e percentuali per evitare l’eccesso di concentrazione e favorire la distribuzione delle attività su aree più ampie.
Queste scelte vanno fatte coinvolgendo la popolazione direttamente interessata.

(...)
Continuo a essere convinto che una pubblica amministrazione possa far molto per garantire la libertà dei cittadini di intraprendere e la libertà dei cittadini di godere lo spazio pubblico: una saggia politica può far convivere queste due libertà.
Esattamente quel che non succede senza politiche pubbliche, quando un’amministrazione non c’è.


Ho assistito a due confronti pubblici sul tema, il mese scorso; uno con la presenza prevalente di abitanti del centro e l'altro con la presenza prevalente di esercenti (ma erano mescolati, e poi ci sono esercenti che sono anche abitanti) e mi ha colpito positivamente il carattere aperto e dialogante della discussione. C'era un sostanziale accordo sui principi (proporzionalità e frontalità, regole certe, convivenza di funzioni diversa, sanzioni efficaci).
Certo è più facile essere d'accordo sui principi che sulla loro applicazione, e quindi non stupisce che la discussione sia più accanita sul regolamento e sui dettagli (anche se non bisogna dimenticare che "è la somma che fa il totale": vedi qui).
Penso tuttavia che sia una buona cosa avere delle regole certe e stabili.
Una buona cosa lo è per gli operatori:  per gli esercenti del centro e quelli fuori dal centro, per quelli che hanno molto spazio interno e nessuna possibilità  (per la loro localizzazione) di avere spazio esterno, per quelli che hanno poco spazio interno, ma hanno possibilità di averne all'esterno, per gli altri operatori economici che non sono pubblici esercenti; per tutti loro avere regole certe è un'ottima cosa.
Una buona cosa per i turisti; credo che solo una visione miope ci possa illudere che i turisti vorrebbero avere tutte le piazza del centro occupate dai tavolini; certo è bello e utile avere tavolini, ma anche panchine, belle viste dei palazzi e delle piazze, spazi per far giocare i figli.
Una buona cosa per gli abitanti: anche a noi piace prendere il caffè in un tavolino all'aperto e ci piacerebbe poter godere di un buon aperitivo con vista mare (se ci sono pochi esercizi che offrono un buon aperitivo non è perché non hanno spazio all'aperto! Mi piace ricordare, al proposito, questa riflessione di un mio conoscente), ma anche a noi piace avere una bella vista di piazze e monumenti, avere panchine, spazi verdi, spazi per giocare, marciapiedi percorribili.

Certo un regolamento non basta: ci vuole pianificazione delle funzioni e  degli spazi.
Probabilmente alla fine, mettendo mano alla viabilità e alla gestione della mobilità (meno traffico automobilistico e razionalizzazione di soste e parcheggi), alla riqualificazione di strade urbane e quartieri, alla dotazione di servizi sui lungo-mare e nei quartieri, a un piano del commercio e delle attività, a un piano degli arredi e del colore, si arriverà ad aumentare il numero complessivo di posti a sedere all'aperto, anche in modo significativo, ma con diversa distribuzione e riducendo la densità in alcune zone.

Ma - si dice - c'è la crisi; e quando c'è la crisi tutto va bene. Non penso che sia vero: dalla crisi si esce aumentando la qualità e il valore aggiunto delle produzioni, con città più attraenti, con un'offerta gastronomica e commerciale più attraente, con aperitivi più sontuosi, con un'offerta che dura di più e ce si ingegna di essere attraente anche quando non è molto caldo; e anche con politiche dei prezzi, naturalmente; il bello è che di imprenditori innovativi nel campo della ristorazione e nei pubblici esercizi ce ne sono molti, molti di loro lo sono anche perché non godono di vantaggi localizzativi, e così si ingegnano (io ne ho in mente molti, e voi?).

Non so come finirà la vicenda. Ma potrebbe persino finire bene: con buon senso e rigore, trasparenza e lungimiranza. Io ci spero.





lunedì 18 agosto 2014

+ vida - movida

Non è mia: l'ho rubata a Cassano (no, non è il calciatore).
Mi pare una bella sintesi.
Ricordo bene la movida madrileña del post-franchismo, una ventata di libertà, trasgressione e creatività, appoggiata dal grande Sindaco Tierno Galván (socialista di altri tempi e di grande tempra, uno che sapeva che amministrare bene è molto più che amministrare), un movimento contro-culturale che non disdegnava alcol e droghe, ma che ha prodotto un'interessante serie di esperienze musicali, letterarie, artistiche; qualche notte ci fui (Madrid nunca duerme).
Per cui mi incazzo se viene gabellata come movida la vacuità delle notti del turismo de borrachera, delle birrette e del karaoke.
Questa movida falsa, che accetto solo per comodità e pigrizia che venga chiamata così, non è un fenomeno di innovazione culturale o di invenzione di nuovi piaceri, è il casino per il casino, il frastuono cacofonico, le basi musicali sparate a mille decibel, la piccola miseria di quelli che devono tirare a campare e che, poiché tutti se ne fregano di loro, se ne fregano di tutti.
Alcune piccole sventure private mi costringono per la prima volta a passare l'interra estate ad Alghero.
Premesso che sono un privilegiato, che ho una casa che mi piace nel centro storico e che so che in città si deve convivere tra diversi, premesso che capisco chi deve guadagnarsi da vivere percuotendo bonghi o facendo la statua vivente (che molti siano costretti a farlo per campare è un effetto collaterale del neo-liberismo, ma non è colpa di chi qualcosa deve fare per campare), tutto ciò premesso e definito che sono l'unico residente stabile in un edificio che ha sei appartamenti, nonostante questo devo arrendermi.
Cercherò un'altra casa: deciderò se ad Alghero o altrove, a seconda di altre scelte di vita, ma in un centro urbano trasformato in una brutta copia di un centro commerciale è impossibile vivere, nei due mesi del casino perché c'è casino, negli altri mesi perché non c'è niente.
Anche accettando di chiamare movida questo insensato movimento fracassone, una buona politica sarebbe quella che promuovesse la vida e solo dopo - e conseguentemente - l'animazione di questa vida, ovvero la movida.
Temo che gli interessi di breve periodo prevarranno: rassegniamoci e facciamo trasloco.



lunedì 11 agosto 2014

La monocultura del turismo uccide le città

Le cronache ci raccontano di una città allo sbando, travolta da flussi incontrollati di turisti, assediata da grandi navi da crociera che penetrano nei suoi canali, in perdita costante di abitanti e di funzioni.
Dopo più di un millennio, quella che è stata la città più prospera del mondo e forse la più bella si è estinta.
Non ci voleva molto a capire che una città che viva solo di turismo è destinata a una rapida scomparsa.
Venezia è scomparsa come città: rimane un fondale su cui si innestano molti musei straordinari, depredata dall'uso privato, immemore dei suoi governi, aristocratici e  classisti, ma saggi e capaci di visione.
Eravamo in pochi a dire che troppi turisti fanno male, non importa se poveri o ricchi, giovani o vecchi, colti o ignoranti.
Troppi turisti fanno male alle città, ma anche alle spiagge e ai boschi.
Fanno male a Venezia e fanno male ad Alghero.
Il turismo è un'industria pesante, consuma territorio e risorse, impoverisce e banalizza storie, culture e commerci.
Senza industrie non si può vivere, ma il buon governo impone di limitarne l'impatto, di evitare la distruzione delle stratificazioni storiche e dell'ambiente.
Io ho detto a suo tempo che a Venezia servivano meno turisti, e allora erano la metà di oggi: io penso che sia un crimine che le navi da crociera entrino in una città così delicata e complessa.
Se dicessi sommessamente che ad Alghero servono meno turisti ad Agosto, sarei anche questa volta contrastato e irriso?
Ad Alghero serve che ci siano meno turisti ad Agosto.
E forse anche a Luglio.
E badate che non sto parlando di meno turisti con le pezze al culo e di più turisti di lusso (dio ce ne scampi da questi ultimi) e neppure di turisti "colti" (per carità!): quando dico meno dico meno in assoluto.
Mentre ne vorrei di più a novembre e a febbraio.
E vorrei che le liberalizzazioni fossero sagge e opportune (Bersani mi sta simpatico e Renzi no, ma le "lenzuolate" sono state spesso improvvide): se un bar serve cibi è bene che si sappia che però quello non è un ristorante, ed è solo un esempio.
Si parla di tassa di soggiorno: penso che sia una cosa giusta, se è una tassa di scopo e se la si paga (anche salata ad Agosto) in modo diverso nei diversi periodi dell'anno e se si trova il modo di far pagare qualcosa anche a chi non passa neppure una notte in città, ma ne usa gli spazi, specie se lo fa ad Agosto.
Ma quel che voglio dire è: la monocultura uccide le città, quella del turismo particolarmente in fretta.




 


giovedì 7 agosto 2014

#sosteniamoexq

Non ci sono soluzioni facili alla fame di spazi per vivere e far vivere.
Ma c'è un punto di partenza: se ci sono case vuote e persone senza casa, se ci sono spazi vuoti e persone che hanno bisogno di spazi un pezzo della soluzione è chiara.
Non è giusto e opportuno che le cose continuino così.
Magari occupare case e spazi non è la sola soluzione, ma è un pezzo della soluzione, mentre lasciarli vuoti è un pezzo del problema.
Miliardi di euro di soldi pubblici sono stati spesi per il recupero di spazi che non sono utilizzati o che sono sottoutilizzati; ce ne sono anche a Sassari, ce ne sono anche ad Alghero.
Credo che sia sensato per dei buoni amministratori chiedersi perché, e come potrebbe essere diversamente.
Ci sono poi edifici importanti, distribuiti capillarmente nelle città che sono usati poche ore al giorno, le cui pertinenze sono spesso abbandonate: sono le scuole, che potrebbero accogliere attività e dare spazio alle associazioni.
Se ci saranno fondi per "metterle in sesto" perché non pensare che siano dei luoghi centrali nella ricostruzione della città pubblica.
E mi taccio sull'appropriazione privata degli spazi pubblici da parte di macchine e tavolini.
Insomma, a parte tutto quel che ha fatto l'exQ, dobbiamo sostenerlo perché ci propone delle soluzioni e ci fa vedere i problemi.
Io sto con l'exQ.



martedì 22 luglio 2014

A chi spetta fare le cose

Io di mio non ho una grande passione per la scelta (o la pratica) del settore pubblico di affidare a volontari lo svolgimento di attività che al settore pubblico competono.
Tuttavia è bene fare dei distinguo.
Ne farei tre.
Il primo è che la gestione di molte attività del welfare, specie quelle capillari o di cura, non funziona bene con modalità, regole e meccanismi che non coinvolgano gli utenti, le famiglie degli utenti, i cittadini. Esagerando, tenderei a dire che quasi ogni progetto ha molto da guadagnare da un ruolo attivo delle persone coinvolte e in alcuni casi ha assoluto bisogno di quello che si chiama empowerment dei soggetti coinvolti.
Il secondo è che per realizzare progetti di lungo periodo e dare sostanza a una visione condivisa il cosiddetto capitale sociale è un elemento fondamentale; basta pensare al ruolo che ha nella salute pubblica una associazione come l'AVIS costruita sulla base del volontariato puro e che molte più di altre associazioni ha saputo star fuori dalla politica.
Il terzo è che quella che è stata chiamata la "crisi fiscale dello Stato" renderà molto difficile anche in futuro anche in una fase (improbabile) di ripresa economica, mantenere i livelli di spesa pubblica necessari ad assicurare oltre ai servizi indispensabili (che - per diverse ragioni - saranno sempre più costosi), anche altri servizi, importanti per la vita sociale e per lo sviluppo sociale ed economico.

Queste riflessioni per dire che il fatto che alcuni servizi debbano essere garantiti dal settore pubblico, diciamo per capirci dalla Repubblica ("La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato") non implica necessariamente che la Repubblica non possa o non debba coinvolgere direttamente cittadini e popolazioni nella loro ideazione, gestione o controllo.
Certo è che in molti casi è necessaria una presenza diretta, ad esempio nella scuola ("La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi"), a volte anche totale (penso alle funzioni di polizia, per cui il volontariato è del tutto non auspicabile), ma in altri le funzioni di indirizzo o di controllo possono bastare e un ruolo rilevante può essere assunto dalle attività di volontariato e non-profit e a volte - come è ragionevole - anche dal mercato.
Faccio due esempi per capirci.
Tenere pulite le strade, le piazze, le spiagge, i giardini, le aiuole, ... è costoso; farlo per un Comune con una grande estensione geografica è ancora più costoso; farlo per un Comune che ha una popolazione "a fisarmonica", che in alcune zone e in alcuni periodi dell'anno cresce in modo enorme, è ancora (molto) più costoso: senza la collaborazione delle persone che vivono, si divertono e lavorano in un luogo tenere pulito è ancora (e molto, molto) più costoso. Come si ottiene la collaborazione delle persone? Con l'informazione in primo luogo, fatta bene, dove e come serve, in una lingua che ciascuno di loro capisca. Con l'educazione in secondo luogo. Con inventivi in terzo luogo. E poi con sanzioni. E poi facendo in modo che i concessionari di spazi pubblici si facciano carico di una quota delle attività di pulizia. Ma anche stimolando e favorendo l'auto-organizzazione delle persone volonterose, per segnalare problemi, per suggerire soluzioni, ma anche per prendersi cura di spazi. Per tutte queste ragioni e perché sarebbe opportuno avere degli operatori motivati e fedeli, in linea di massima non sarebbe inopportuno che i Comuni gestissero direttamente la raccolta dei rifiuti; in subordine, una delle qualità della ditta che ha l'incarico dovrebbe essere quella di capacità di relazione e comunicazione, sperimentate.
Un altro tema, meno appassionante, riguarda un intervento rilevante relativo alle politiche del lavoro; c'è una concreta possibilità che si realizzi ad Alghero, grazie alla collaborazione tra Comune e Università, uno spazio che serva ad aiutare l'avvio e il decollo di nuove imprese innovative, un incubatore di imprese, costruito sulla base del modello del coworking, con un nucleo centrato su un fab-lab, a valere sui fondi del progetto Innovare . Detta papale papale un progetto simile, se pure ha bisogno di un innesco pubblico (direi che non ne può fare a meno), può funzionare solo se è gestito e sviluppato dai soggetti coinvolti: imprese, professionisti, studenti, associazioni; può funzionare solo se mantiene la sua doppia funzione economica e sociale e sa costruire uno spazio pubblico e aperto.

Non va bene la supplenza per un settore pubblico che abdichi ai suoi compiti; al contrario serve un pubblico più forte e capace di visione, ma meno intrusivo e più decentrato. Quello che di buono c'era nel socialismo municipale di Prampolini, ripensato nell'era di Internet e con molto spirito libertario (anarchico).





martedì 15 luglio 2014

L'invasione dei tavolini

Che uso fare degli spazi pubblici in città e fuori?
Credo che tutti potremmo convenire sul fatto che ci sono molti possibili usi di questi spazi e che alcuni di questi usi configgono o addirittura sono incompatibili tra di loro: una piazza usata come parcheggio non può essere usata come spazio-gioco o essere occupata dai tavolini di un caffè o essere un giardino con panchine e aiuole.
Credo anche che tutti potremmo convenire che i diversi usi degli spazi pubblici generino delle esternalità, ovvero effetti positivi o negativi che un’attività ha sulle attività di un altro soggetto, senza che tale effetti si riflettano in prezzi pagati o in compensazioni ricevute da parte di altri soggetti. Ad esempio la sistemazione di uno spazio abbandonato a parco urbano porta vantaggi a chi ha una casa che si affaccia su quel parco senza che chi abita quella casa debba pagare per questo vantaggio, oppure l’apertura di un bar con orario notturno in una piazza porta svantaggi a chi ha una casa che si affaccia su quel parco senza che chi abita quella casa abbia nessuna compensazione per il disagio.
Vantaggi e svantaggi possono essere diretti o indiretti, temporanei o permanenti, immediati o differiti: può succedere che per alcuni quegli effetti siano positivi e per altri negativi.
Credo che tutti potremmo convenire che in una città è bene che vi siano molti usi diversi degli spazi pubblici; almeno se si conviene sul fatto che una città sia un luogo di incontro e di relazione tra persone diverse.
E credo che il ruolo della pubblica amministrazione sia di rendere massimi i vantaggi per tutti i cittadini, a partire da quelli più “deboli”.
Io credo che la museizzazione di pezzi di città o – persino peggio – la consegna di intere zone della città alla monocultura del turismo di massa sia una catastrofe nel lungo periodo.
Ci sarà chi ci guadagna nell'immediato, ma – oltre al fatto che molti ci rimettono anche nell'immediato – la perdita di funzioni urbane consegna parti di città, peggio se della città storica, alla scomparsa e alla banalizzazione, togliendo loro attrattività, competitività, vita.
Ecco perché non avere un piano degli usi e delle funzioni della città storica di Alghero è una sciagura che ha come effetto collaterale il dominio pieno e incontrollato dei tavolini, un vero blob inarrestabile e un po’ osceno.
Capiamoci: a tutti fa piacere – se possiamo permettercelo – di prendere un caffè seduti di fronte a un incantevole tramonto o di cenare in riva al mare. Ma fa anche piacere godersi l’ombra seduti a una panchina o portare a giocare in piazza i propri figli o nipoti.
Potremmo avere persino più tavolini se non li concentrassimo solo nelle zone centrali.
E se le zone centrali non fossero luoghi anonimi e senza qualità, sarebbero più attraenti, soprattutto quando c’è meno gente da fuori e servirebbe ce ne fosse di più.
C’è poi il discorso delle attività temporanee. Anche esse generano esternalità.
Un rally, un concerto, una fiera commerciale, la visita del papa, il gay pride. Non è facile fare il bilancio delle esternalità di questi eventi, ovvero la somma tra esternalità positive e negative: come calcolare l’effetto morale positivo del gay pride?
Ma chi governa deve porsi il problema, sapendo pianificare e distinguere.
Un piano del commercio in primo luogo per la città storica e le aree contigue, e poi un piano che regoli i plateatici (pochi e cari in alcune zone, molti e a buon mercato in altre), le concessioni, i parcheggi, il verde urbano, gli spazi-gioco, i mercati, le attività temporanee; nel massimo della trasparenza e della semplicità, quel che si può fare si deve fare subito, senza troppi vincoli e senza discrezionalità.
Il tutto gestito con un sistema informativo accessibile, capace di facilitare una gestione che sia anche finanziariamente efficiente, senza l’ossessione di fare cassa.








domenica 13 luglio 2014

Non tutti (i media) se ne sono accorti, ma è successo

Oltre sessanta bambine e bambini hanno partecipata alla Junior Summe School organizzata da Architettura ad Alghero da giovedì a sabato.
Oltre venti colleghi ed amici di AAA (professori ordinari, associati, ricercatori, assegnisti e dottorandi), l'Associazione Malerbe e il gruppo Tamalacà hanno collaborato con la direttrice della Scuola Silvia Serreli, a titolo volontario e con passione e competenza, per realizzare un evento ricco ed utile.
Prezioso è stato il contributo dei genitori, che hanno offerto un sontuoso buffet.
Come hanno detto molti dei protagonisti della Scuola: "con pochissimo possiamo fare cose grandi".
Debbo ringraziare anche il Magnifico Rettore Attilio Mastino, il Sindaco di Alghero Mario Bruno, l'Assessora Gabriella Esposito, il futuro Rettore Massimo Carpinelli per aver voluto condividere con noi questa esperienza.
La serietà, la giocosità, l'intelligenza e la fantasia degli studenti hanno prodotto idee e proposte dal punto di vista dei futuri cittadini, idee e proposte acute, concrete e possibili; nelle politiche dell'Amministrazione e nel prossimo PUC è necessario che esse trovino spazio: insieme con le bambine e i bambini vigileremo perché non siano dimenticate.
Ma non è finita qua.
Con i collegi del Dipartimento di Storia, Scienze dell'Uomo e della Formazione, con l'Università di Sassari, con le scuole, con l'Amministrazione, con le associazioni, con le bambine e con i bambini, daremo vita all'Università dei Bambini per costruire insieme un percorso educativo per il diritto alla città, un diritto da rivendicare e da praticare, chiedendo e facendo.
C'è un futuro se pensiamo al futuro.




mercoledì 28 maggio 2014

Un inutile sequestro

Ci sarà da commentare l'esito delle elezioni europee lato Italia (con un'unica modesta buona notizia). E - dopo il ballottaggio - anche quello di Alghero.
Non vi parlerò delle aule e della biblioteca: a parte il fatto che ho vinto una scommessa con il Magnifico Rettore; addì 28 Maggio: le chiavi non sono state consegnate, ma già lo si sapeva. Ve ne parlerò a suo tempo.
Non parlerò neanche della campagna elettorale per il Rettore cui dedicherò un apposito post (mi limito a rilevare che in uno solo dei programmi ufficiali dei candidati c'è un vago accenno ad Alghero e in nessuno agli specifici problemi di architettura, almeno a quanto dice il motore di ricerca).

Voglio parlare del sequestro della città da parte degli organizzatori di un rally.
Premesso che non sono contro i rally, così come non sono contro i concerti, le sagre della porchetta, i Festival dell'erotismo, indipendentemente dal fatto che mi interessino o no (i rally non mi interessano, le sagre della porchetta sì); premesso che è comprensibile che per organizzare grandi eventi possa essere indispensabile intervenire sulla circolazione dei mezzi e delle persone; premesso che i benefici di questo o quell'evento possano essere positivi per alcuni, irrilevanti per altri e trasformarsi in puri disagi per altri ancora, c'è una domanda.
Il soggetto pubblico - che tutela gli interessi comuni - ha fatto il possibile per alleviare il disagio dei normali cittadini, ridurlo al minimo, informarli in modo adeguato, trattarci con lo stesso rispetto dovuto agli organizzatori dell'evento (ospiti, non padroni della città)?
Per esempio fornendo un'alternativa per la sosta a chi viene a lavorare in città? Ma è solo un esempio.
La risposta è no.
Una parte della città è sotto sequestro nei tempi e nei modi decretati dai nuovi "padroni", cui pubblici funzionari prestano uno zelante ossequio.

Fortuna che me ne vado.






mercoledì 30 aprile 2014

Si parva licet ...

Si parva licet componere magnis.
Se è consentito paragonare alle grandi le piccole cose.
Alcune cose di ieri che mi fanno pensare che il declino sia inarrestabile.

La prima è un interessante esempio di segnaletica orizzontale in via Sassari; premesso che non mi intendo di segnaletica stradale, questa mi pare del tutto inutile, persino buffa. Come si vede è sofisticata e curata, molto più di altre, che sarebbero necessarie e che invece sono assai mal messe. Serve a qualcosa? Chi ha deciso di metterla?

La seconda è la desolante bacheca informativa alla "stazione" dei bus di Via Catalogna. Non sto a dire che quella non è una stazione, che la biglietteria è ineffabile, che vi è un deposito ributtante di spazzatura oltre la recinzione dei giardini perché tutti lo sapete; dico soltanto che è indecente che chi vuol utilizzare i mezzi pubblici, residenti o visitatori che siano, venga trattato in questo modo.

La terza è una vicenda personale; premetto che io ho la fortuna di potermi permettere delle visite mediche a pagamento, cosa che molti altri non hanno.
Ciò premesso non mi è stato possibile prenotare una semplice visita specialistica ad Alghero perché si andava troppo in là nel tempo (nel 2015 e oltre) e il sistema non era in grado di gestire prenotazioni oltre una certa data, anche andando a Sassari il primo appuntamento sarebbe stato a dicembre.
Uno scandalo senza nome. Una vergogna.

La quarta è la vicenda dadaista della continuità territoriale. Premesso che il personale di Air Livingston si è sempre comportato benissimo, era evidente a chiunque abbia mai viaggiato che assegnare una rotta a un vettore che non era in grado di fare il web check-in, di garantire accordi per la prosecuzione dei voli oltre Roma e per lo smistamento bagagli era totalmente insensato. E anche sarà vero che lo spericolato padrone di quella compagnia non ha rispettato i patti. Ma il modo con cui la Regione sta gestendo la vicenda è ridicolo. Non impone alla compagnia in difetto di ri-proteggere i passeggeri sul vettore subentrato, costringendoli a comprare due biglietti per lo stesso volo in attesa di un rimborso di cui non si conoscono le modalità. Intanto alle ore 11.27 del 30 aprile 2014 la Livingston continua a vendere biglietti anche per i prossimi mesi; e sostiene nella home di non avere ricevuto "copia del provvedimento". Ridicolo.

Una domanda: ci sarà un solo dirigente responsabile di questi misfatti, piccoli e grandi, che pagherà qualcosa per la sua incompetenza?
La risposta è: no.

Ometto un quinto episodio che ha per protagonisti dirigenti e funzionari (stabili e pro-tempore) del Comune di Alghero: riguarda il Santa Chiara e ve lo racconterò tra un paio di giorni.




  


mercoledì 9 aprile 2014

Piccoli equivoci senza importanza

C'è una sana ignoranza. L'ignoranza socratica è una sana ignoranza. Chi sa di non sapere e cerca di saperne un po' di più è ignorante solo etimologicamente.
Un grande Sindaco Giuseppe Dozza, per 21 anni alla guida dell'amministrazione di Bologna. sapeva di non sapere tutto e si circondava di assessori competenti.
Posso sommessamente dire che apprezzo chi sa riconoscere i propri limiti e la propria ignoranza, non chi si fa vanto di essere ignorante, o non si accorge di esserlo riversando errori e sgrammaticature nei suoi scritti?
I parlamentari di Cinque Stelle, in media, studiano molto più degli altri e spesso mostrano competenza e la giusta acribia.
Hanno però a volte un gusto malsano per l'invettiva e l'insulto che non rafforza le loro posizioni e che è decisamente fastidioso.
Per non dire di molti simpatizzanti, spesso beceri e sguaiati.
Come tutti sanno io non ho alcuna simpatia per il PD, ma non ci vuol molto a riconoscere che molti elettori, iscritti e persino dirigenti o parlamentari di quel partito sono persone per bene, con cui prenderei e prendo volentieri un caffè e - se possibile - faccio molta strada insieme. E molti altri no.
Insultarli non serve; non serve né per i primi né per i secondi.
Cinque Stelle ha le sue regole, come tutte le organizzazioni: non critico le regole con cui si elegge il monarca assoluta che guida la Chiesa cattolica o quello per cui si elegge il Presidente del Rotary o il segretario del PD: sono fatti degli iscritti a quelle organizzazioni; io non mi riconosco nelle regole di quel movimento, ma chi aderisce a quel movimento evidentemente sì..
Ciò non vuol dire che non trovo interessanti alcuni preti, o disdicevoli tutte le iniziative del Rotary. o riprovevoli tutte le scelte del PD.
Ad esempio se mi chiedessero qual è il gruppo parlamentare con cui mi sono trovato più spesso d'accordo non avrei dubbio a dire che è quello di Cinque Stelle.
La ragione per cui ho molti amici, ma pochissimi tra quelli che contano, è che ho la pessima abitudine di dire quel che penso anche nei confronti di persone che ho votato; la ragione per cui conto meno del due di coppe quando comanda bastoni è che sono irriducibilmente fuori da ogni cordata o da ogni gruppo di potere.
Ma va bene così e così deve essere.
So di meritare molte critiche e accetto anche quelle meno giuste.
Ma non tollero che qualcuno metta in dubbio il fatto che io sia una persona per bene. Non tollero e cancello dalla mia vita chi si azzarda a sostenerlo, per sempre e senza appello.

Ciò premesso, se vogliamo parlare di Alghero, ho già detto che - pur essendo tra quelli che ne ha di meno - so di avere le mie responsabilità nel disastro che è successo e per questo accetto che vada come deve andare e mi rassegno al meno peggio, che per ora è uno solo.

Una spiegazione la debbo anche a chi non ha tempo di leggere le mie spiegazioni; io ho un ruolo istituzionale; quando ricopro questo ruolo ho il dovere di collaborare con tutte le altre istituzioni, per questo per il Direttore di AAA non ci sono rappresentanti istituzionali da evitare; un consigliere regionale è un consigliere regionale eletto dal popolo sia che sia di sinistra sia che sia di destra; un sottosegretario è un sottosegretario eletto dal Parlamento sia che sia di sinistra sia che sia di destra.
Come libero cittadino posso liberamente oppormi al governo Renzi e votare per chi mi pare.


lunedì 7 aprile 2014

La pazienza e lo studio sono doti irrinunciabili per chi vuol fare politica

Ci vuole anche l'indignazione e la rabbia.
Bisogna anche essere determinati e andare al punto.
Ma pazienza e studio sono doti irrinunciabili per chi vuol fare politica.
Così come lo è il rispetto delle persone.
Sicuramente i "cinque stelle" hanno indignazione e rabbia.
Certamente Renzi è determinato e vuole andare al punto.
Ma non hanno pazienza e non studiano.
E hanno un gusto eccessivo per l'insulto.
Il rispetto delle persone è alla base del vivere civile: senza nessuno ha ragione.

Ma vada.
Ma l'abitudine all'insulto e all'intolleranza spesso conduce ad azioni ripugnanti.
Qui trovate la storia della scellerata azione contro un assessore pugliese da parte del movimento cinque stelle locale.
Si dà il caso che io conosca Guglielmo, che se c'è una persona perbene al mondo è lui; mite e coraggioso, gentile e fermo, onesto sin oltre il pensabile.
Guglielmo è un caro amico, uno della scuola di un prete straordinario, Tonino Bello, che è stato vescovo di Molfetta e presidente di Pax Christi, una grande personalità e un uomo di sinistra vero, e lo dico io che sono ateo e che i preti non mi piacciono (anche senza tonaca); Guglielmo ha fondato e avviato una bella casa editrice "scalza", La Meridiana di Molfetta della qual mi onoro di aver diretto (con l'amico Tonio Brusa) una collana, chiamata P come gioco.
Non sapevo che Guglielmo fosse malato e gli sono molto vicino.
Chi lo attacca merita un silenzioso disprezzo e, forse il perdono, che va a coloro che non sanno quello che fanno.

Parlavo nel post precedente dell'"elogio dell'ignoranza e del vitalismo " da parte di Renzi, come culturalmente vicino al modo di pensare fascista, quell'attacco a Minervini è culturalmente vicino al modo di agire fascista.
Magari uno dei miei lettori che è di quel movimento vorrà scrivere scusandosi a nome dei suoi soci, in modo netto e conciso.
Magari no.

P.S.
Non c'era il copyright su "Farò un post, breve, ma intenso.", ma è sempre bene citare le fonti. 
Il mio amico Graziano Porcu lo farà in un prossimo futuro, ne sono sicuro.








sabato 5 aprile 2014

Rieccolo

Farò un post, breve, ma intenso.

Debbo confessare che il mio giudizio politico su Renzi era sbagliato.
Onestamente mi debbo ricredere.
Renzi non è un passo indietro, è una sciagura.
Il suo  elogio dell'ignoranza e del vitalismo  è culturalmente vicino al modo di pensare fascista.
Per questo dico che ogni voto che - anche con l'intenzione di contrastare Renzi - favorisca il partito di cui si è appropriato è un voto che farà danno.

Ad Alghero non si capisce bene chi si candida: l'unico certo, allo stato, è il candidato di 5 stelle, Graziano Porcu; di altri si sa che sono candidati o possibili candidati, Mario Bruno e Stefano Lubrano, ma non si sa con quale coalizione, il che - se permettete - è un po' strano.
Alla fine penso che prevarrà il candidato con più spessore politico, con due anni di ritardo e con meno entusiasmo e passione: penso che non sarà un cattivo sindaco, ma non sarà alla guida di un'amministrazione di cambiamento, il che - di questi tempi - non è una buona cosa.
Conosco Graziano, che è stato sino a poche settimane fa un dirigente dell'associazione C'è un'Alghero Migliore.
Penso che sia una brava persona, che - a suo dire - non capisce di politica. Non sarebbe necessariamente un male se ne sapesse di amministrazione. O se qualcuno dei suoi sostenitori ne sapesse o avesse voglia di studiare.

Una cara compagna ha pensato, nel suo profilo facebook, di proporre il mio nome (mi aveva avvisato) come possibile candidato Sindaco.
La cosa mi è valsa una vignetta di Vukic.
Parlando seriamente, ringrazio della stima, ma so che non potrei mai essere un buon amministratore: è comunque escluso - per ora e per sempre - che io lo diventi o che accetti alcun incarico di nomina politica: per due buone ragioni: nessuno me lo proporrebbe, non accetterei.
Parlando scherzosamente, dopo essere stato Direttore della migliore Scuola di Architettura di Italia, l'unico passo in avanti sarebbe un posto nella Commissione europea.
Questo per dire che pur non facendomi difetto l'autostima, sono in grado di valutare cosa so fare e cosa no.
Non sarà così per la gran parte di coloro che si candideranno.

A proposito: oggi c'è stato un incontro molto partecipato e intenso sugli spazi pubblici ad Alghero (e a Sassari e Porto Torres): è un segnale positivo che non ci fosse nessuno dei media e nessun "politico"; ed è un segnale positivo che nessuno dei presenti abbia considerato rilevante la questione che ci saranno delle elezioni ad Alghero e Sassari.
Un segnale positivo e sconfortante.





mercoledì 12 marzo 2014

Passi indietro. Almeno uno, meglio se più d'uno

Mi capita sempre più spesso di essere pessimista, purtroppo non sempre lo sono abbastanza.
Non so come esprimere la mia estraneità e il senso di sconforto che ne deriva.

Il Parlamento sta per approvare una legge elettorale sciagurata, che mette insieme il peggio dei sistemi elettorali di Paesi diversi.
Una legge che sarebbe sciagurata e antidemocratica anche se avesse le "quote rosa" o qualche meccanismo per tutelare la presenza di donne.
Il piùcheporcellum è una legge disegnata sugli interessi personali dei due personaggi che l'hanno voluta, il Gatto e la Volpe.
Dovrò fare un grande passo indietro: nessuno dei partiti che sostengono questa legge avrà mai il mio voto, in nessun tipo di elezione, e non lo avrà chi si presenta in alleanza con uno di questi partiti.

In nessun tipo di elezione, Comunali incluse.
Anche su questo mi sento totalmente fuori. C'è stata prima delle scorse elezioni un'esperienza straordinaria, quella di Alghero Bene Comune, che poi si è trasferita nel percorso di discussione pubblica del "Buongoverno"; ho avuto un ruolo attivo in entrambe le esperienze che continuo a giudicare molto positive: dal percorso del "Buongoverno" è uscito il nucleo più importante del (bel) programma di coalizione del centro-sinistra.
Al momento di rendere concreta quella proposta, molti errori, settarismi, furbizie, ingenuità, accelerazioni ottuse, l'hanno depotenziata e spenta ed è finita male, molto male; per alcune cose ho delle responsabilità dirette.
Dopo, dopo la catastrofe annunciata, non abbiamo avuto la pazienza e l'umiltà di ragionarci e di riannodare le fila; ormai è troppo tardi.
Credo che sia giusto saltare un giro.
Penso che non sarà un bel vedere, ma magari la stagione ci aiuta e ci sarà bel tempo per una gita fuori porta.

In nessun tipo di elezione, Europee incluse.
Questa vicenda della cosiddetta "Lista Tsipras" (ma perché a sinistra c'è ancora questa maledetta tendenza a liste "personali"?) la vedo sempre più male; mal pensata, mal condotta, mal conclusa.
C'è un riferimento parlamentare in Europa della sinistra: l'onorata e spennacchiata GUE/NGL e un riferimento politico, la più vivace forza politica della Sinistra Europea, ma non si sa bene se gli eletti (eventuali) approderanno lì o chissà dove; potrebbero finire anche nel Partito Socialista Europeo di Tony Blair, il che a cent'anni dalla scomparsa della Seconda internazionale, i cui partiti in grande maggioranza votarono per la guerra, non promette nulla di bene.
Mi sa che riusciranno ad incartarsi e invece di una lista unitaria, ampia, europeista ne uscirà una angusta, litigiosa e giustizialista: probabilmente riusciranno a perdere la quarta  elezione consecutiva.
Il mio quarto voto buttato.

Chiudo con un'altra mia dimensione. Un'altra delle sconfitte che mi pesano sulle spalle; anche di questa ho solo un po' di responsabilità, ma non la nascondo.
A metà marzo ancora il DADU non ha accesso a tutte le sue aule e non ha la disponibilità della biblioteca. I ritardi si sommano e il muro di gomma è sempre più morbido. Non sono i mesi e lo spreco di risorse pubbliche a preoccuparmi, ma il silenzio, indifferente o rassegnato che sia; comunque andrà, non andrà come sarebbe dovuta andare e non ci saranno per la città i benefici che ci sarebbero potuto essere.
Ne prenderò atto e farò anche qui un passo indietro.

Insomma c'è poco da essere ottimisti. Anche non pensando alla Crimea,
Mi prendo una vacanza. Lunga, mi sa.










mercoledì 19 febbraio 2014

Tornando a noi

Non so bene cosa succede.
Ma so cosa non succede.
Succede che AAA non ha ancora una biblioteca.
Ne riparlerò a breve.

Finite le elezioni regionali, la vita riprende; per quel che mi riguarda, per quel che riguarda la mia vita personale e professionale, ci sono alcune scadenze importanti, che erano un po' in sonno in attesa dell'esito delle Regionali.

In primo luogo l'elezione del nuovo Rettore, che sarà decisiva per il futuro dell'Ateneo in cui lavoro (io tendo a dire, decisiva per la sua sopravvivenza). Ne ho scritto in più occasioni, qui, qui, qui e qui.
Ne riparlerò a breve.

In secondo luogo le prossime elezioni comunali ad Alghero (lo sapevate? Tra tre mesi), che saranno una partita difficile, ma che - volendo - potrebbe essere vinta e non in modo "tradizionale".
Ne riparlerò a breve.

C'è poi questa faccenda delle elezioni europee, che potrebbe riaccendere una fiammella; c'è in Italia una sinistra sociale e culturale che vale ben più delle miserie umane; una sinistra che potrebbe essere decisiva per il nostro futuro; potrebbe succedere che uscisse dall'irrilevanza politica alla prossime elezioni europee; è difficile, ma ..
Ne riparlerò a breve.

Ci sono poi delle belle cose che avvengono in città; persone sagge, quasi sempre donne, che continuano l'impegno politico e culturale nel vivo della società, anche durante la campagna elettorale, ma non per catturare voti: penso all'iniziativa della Rete delle donne di Alghero con alcuni incontri di grande spessore (gente che studia prima di parlare) e l'evento One billion rising, penso al grande e intelligente lavoro, paziente e sobrio, mai urlato, per ricostruire la possibilità di un'importante scuola professionale per l'agricoltura in un territorio che ne ha un grande bisogno. 
Con persone come queste, con azioni come queste non possiamo rassegnarci.



giovedì 6 febbraio 2014

Che da un male non nasca un bene?

Allora siamo tutti d'accordo: il lavoro va pagato; quello creativo come quello ripetitivo, quello manuale come quello intellettuale.
Tra l'altro nella ristorazione c'è molta creatività.
Accanto al lavoro c'è il volontariato: ad esempio sei scrittori hanno regalato il loro lavoro al Comune di Bitti per la ricostruzione. Hanno scelto di farlo.
C'è anche l'esercitazione, il gioco, l'hobby.
Ma il lavoro è lavoro: per questo trovo splendida la campagna #coglioneNo (anche perché ha suscitato un dibattito con alcune precisazioni utili).
Per questo l'ho citata anche se il termine usato è un po' volgare.
Credo che tutti noi sappiamo che una cena e un aperitivo vanno pagati, anche se nulla vieta a un ristoratore di offrire un pasto a una persona che ha fame.
Credo che a volte qualcuno abbia pensato che uno slogan o un logo potessero essere non pagati: penso che molti ora si siano ricreduti; questo è un bene.

Posso aggiungere che da un po' di tempo noto un grande progresso in alcuni bar e ristoranti di Alghero.
Tutti sanno che io ritengo che ci sia qualche cosa di sbagliato anche economicamente nella trasformazione della città storica in un'area per turisti, senz'anima e identità.
Questo fenomeno c'è, anche perché manca un sensato piano del commercio.
Ma da cittadino e consumatore noto alcuni significativi progressi.
Io, di mio, non avrei inventato la locuzione "centro commerciale naturale" e avrei preferito che con un concorso di idee se ne pensasse un 'altra, ma la locuzione c'è. è diffusa e conosciuta e amen.
Mi pare che il centro commerciale naturale di Alghero stia cominciando a funzionare, con proposte e idee diversificate ed efficaci (non tutte mi piacciono, ma io non sono tutti i consumatori).
E poi alcuni bar si danno da fare, riuscendo persino a proporre dei veri aperitivi come dio comanda, parecchi ristoranti hanno proposte gastronomiche di qualità a prezzi ragionevoli, si collegano alle produzioni locali, fanno promozione.
Il mondo della cultura è poi attivissimo: se solo incontrasse una classe politica non fatta di cariatidi (giovani e vecchie) sarebbe un potente elemento di occupazione e di sviluppo.
Insomma c'è molto che si muove e che è interessante.
Ovviamente come esistono studenti universitari bravi e somari, ci sono ristoratori e operatori economici bravi e somari.

Chi mi conosce sa che non sono ottimista e temo sempre che la moneta cattiva scacci quella buona, come dicono gli economisti, ovvero che i furbi, che costruiscono e gestiscono trappole per turisti, contagino tutti gli altri, che una classe politica miope faccia un cattivo uso (o nessun uso) degli spazi pubblici importanti che ci sono in città (abbandonati e no), lasciando fuori piccole imprese, associazioni e professionisti.
Tuttavia non si deve cedere alla disperazione.

Il fatto che i ristoratori si mettano in rete va considerata una cosa positiva, che potrebbe entrare in un rapporto positivo con le realtà produttive locali, con le associazioni culturali, con quelle educative.
Penso, e l'ho scritto, che l'associazione ARA abbia fatto una sciocchezza (il termine tecnico lo risparmio), ma sono sicuro non  in cattiva fede.
Se posso fare qualcosa per aiutare a trasformare un male in un bene, anche con una discussione pubblica, serena, ironica e severa, tra diversi interlocutori, sono disponibile; come sempre i locali generosamente offerti ad AAA dalla città, della città sono a disposizione.