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mercoledì 30 aprile 2014

Si parva licet ...

Si parva licet componere magnis.
Se è consentito paragonare alle grandi le piccole cose.
Alcune cose di ieri che mi fanno pensare che il declino sia inarrestabile.

La prima è un interessante esempio di segnaletica orizzontale in via Sassari; premesso che non mi intendo di segnaletica stradale, questa mi pare del tutto inutile, persino buffa. Come si vede è sofisticata e curata, molto più di altre, che sarebbero necessarie e che invece sono assai mal messe. Serve a qualcosa? Chi ha deciso di metterla?

La seconda è la desolante bacheca informativa alla "stazione" dei bus di Via Catalogna. Non sto a dire che quella non è una stazione, che la biglietteria è ineffabile, che vi è un deposito ributtante di spazzatura oltre la recinzione dei giardini perché tutti lo sapete; dico soltanto che è indecente che chi vuol utilizzare i mezzi pubblici, residenti o visitatori che siano, venga trattato in questo modo.

La terza è una vicenda personale; premetto che io ho la fortuna di potermi permettere delle visite mediche a pagamento, cosa che molti altri non hanno.
Ciò premesso non mi è stato possibile prenotare una semplice visita specialistica ad Alghero perché si andava troppo in là nel tempo (nel 2015 e oltre) e il sistema non era in grado di gestire prenotazioni oltre una certa data, anche andando a Sassari il primo appuntamento sarebbe stato a dicembre.
Uno scandalo senza nome. Una vergogna.

La quarta è la vicenda dadaista della continuità territoriale. Premesso che il personale di Air Livingston si è sempre comportato benissimo, era evidente a chiunque abbia mai viaggiato che assegnare una rotta a un vettore che non era in grado di fare il web check-in, di garantire accordi per la prosecuzione dei voli oltre Roma e per lo smistamento bagagli era totalmente insensato. E anche sarà vero che lo spericolato padrone di quella compagnia non ha rispettato i patti. Ma il modo con cui la Regione sta gestendo la vicenda è ridicolo. Non impone alla compagnia in difetto di ri-proteggere i passeggeri sul vettore subentrato, costringendoli a comprare due biglietti per lo stesso volo in attesa di un rimborso di cui non si conoscono le modalità. Intanto alle ore 11.27 del 30 aprile 2014 la Livingston continua a vendere biglietti anche per i prossimi mesi; e sostiene nella home di non avere ricevuto "copia del provvedimento". Ridicolo.

Una domanda: ci sarà un solo dirigente responsabile di questi misfatti, piccoli e grandi, che pagherà qualcosa per la sua incompetenza?
La risposta è: no.

Ometto un quinto episodio che ha per protagonisti dirigenti e funzionari (stabili e pro-tempore) del Comune di Alghero: riguarda il Santa Chiara e ve lo racconterò tra un paio di giorni.




  


domenica 27 aprile 2014

Via dalla campagna

Fortunatamente sarò all'estero per gran parte della campagna elettorale.
Così mi perderò molto del peggio.
Ho già avuto modo di dire che il modo con cui sono state espresse le candidature a Sindaco è, per essere benevoli, riprovevole.
Non mi soffermo più a lungo sull'estenuante teatrino che ha coinvolto gran parte dei candidati, con le punte dadaiste di chi, per eccesso di tatticismi e di furbizia, è rimasto fuori.
Vorrei solo ripetere un concetto.
Non serve continuare a farsi del male.
Ci sono diverse liste che hanno candidati per bene e che hanno vissuto l'esperienza di Alghero Bene Comune e del Buongoverno; tre candidati a Sindaco vengono da quell'esperienza o l'hanno affiancata
Non serve che si prendano a legnate ora.
Ho cari amici e persone che rispetto candidati in liste diverse; immagino che per molti di loro la scelta non sarà stata facile, c'erano molti pro e contro e immagino qualche mal di pancia.
Alla fine hanno scelto cercando di ragionare e valutando i pro e i contro.
Chiederei loro di non farsi la guerra.
Probabilmente ce la farà il candidato più preparato e che - tutto sommato - non governerà male la città.
Ma mi piacerebbe che anche Fiorella e Graziano prendessero molti voti.
Vorrei un successo della lista Sinistra civica; con i migliori auguri a Maria Graziella e Tiziana, do il mio sostegno a Natacha, Paola, Costantino e Mario
Confido che tutti loro  otto possano essere in Consiglio.

Lavorerò poi per rimettere insieme, dopo le elezioni, quella grande speranza di Alghero Bene Comune, che ci ha visto costruire le condizioni per un cambiamento vero, nei contenuti e nel modo di fare.
L'appuntamento è solo rinviato!


sabato 19 aprile 2014

Elezioni?

Mi ero ripromesso di non dire la mia.
Ma la situazione che si sta prospettando con sei, sette, otto candidati Sindaco e la quasi totale assenza di dibattito pubblico sui contenuti e le prospettive, insieme con la desolante tristezza che mi ha procurato una passeggiata appena fuori dal centro (incuria, abbandono, caos edilizio, dissesto) mi spingono a dire sommessamente la mia.
Quale sia la ragione non si possa convergere su un solo candidato per l'area che ha consentito l'elezione di Pigliaru in Regione mi è del tutto misterioso.
In una corsa a quattro (destra, centro, area Pigliaru, Cinque stelle) l'idea che questa coalizione non possa vincere perché "Alghero è di destra" (un mantra irragionevole in tempi come questi) mi pare immotivata.
Diciamo che quest'area sarebbe quella che è quella più certa di arrivare al ballottaggio, con gli altri tre più o meno con le stesse possibilità per l'altro posto.
Dico sarebbe e non sarebbe stata, perché non voglio credere che non sia ancora possibile provarci.
Premetto che la coalizione Pigliaru non mi entusiasma e che spero in buon risultato di Cinque stelle (serve un'opposizione severa e senza sconti), ma sarebbe la soluzione più accettabile, tutto sommato.
Allo stato questa coalizione ha tre potenziali candidati, Mario Bruno, che è quello che ha formalmente le carte in regola (spiegherò perché devo scrivere "formalmente"), Valdo Di Nolfo ed Elias Vacca.
Premesso che dal punto di vista politico e ideologico il candidato cui sono più vicino è Elias (che è anche capace di ironia), che penso sarebbe un buon candidato della coalizione, credo che si possa discutere quale dei tre o magari (perché no) una quarta o un quarto.
Ho scritto "formalmente" perché il partito di cui l'onorevole Mario Bruno è dirigente ed esponente autorevole non pare essere d'accordo e sta cercando con tutti i mezzi di farlo fuori: un po' quello che è successo con l'onorevole  Barracciu, anche lei legittimata dalle regole (anzi anche da un voto), quindi che Bruno sia disposto a discutere anche della sua candidatura all'interno delle forze che ancora si riconoscono nell'area Pigliaru, non è scandaloso; come non sarebbe scandaloso se la scelta alla fine cadesse su di lui.
Mi sento di proporre il metodo del dibattito pubblico, quelli veri cui ci aveva abituato il Buongoverno, c'è pochissimo tempo, ma sarebbe il modo migliore per spenderlo.
Non ho parlato della candidatura di Ignazio Chessa, una candidatura che mi piace moltissimo. anche se non dovesse arrivare al ballottaggio, penso che molti punti del suo programma siano essenziali, in particolare il punto 7).
Non ho parlato di programmi: fortunatamente un programma c'è, quello delle precedenti elezioni, quello che gli Assessori allora scelti si facevano un vanto di non conoscere..
Serve un'acrobazia.


sabato 12 aprile 2014

Comunque vada non andrà bene

Non vorrei eccedere in pessimismo.
Ma come stanno andando le cose ad Alghero è desolante.
Sinora ci sono in campo due soli candidati certi; quello di 5 Stelle, Graziano Porcu, e l'ex Sindaco Lubrano.
Di centristi puri, centro-sinistra, destra, sinistra non si sa ancora.
Le scelte vengono fatte lontano dal dibattito pubblico e - a quel che pare - sui contenuti c'è un silenzio totale.
Pare che UDC e PD abbiano fatto un accordo, cui probabilmente si accoderanno altri gruppi, anche di sinistra (una parte almeno): qualcuno sa su quali contenuti?
Come è ovvio la questione più importante non è se una coalizione può essere allargata (può, anche se è un po' stravagante che nemici e amici del PPS di Cappellacci - stiamo parlando di poco più di un mese fa! -  siano nella stessa coalizione per governare una città in cui la questione del PUC è decisiva: qual è la convergenza su questo tra PD e UDC?). e neppure se può farlo uno dei condomini (anche se quello con più millesimi) senza consultare gli altri (un bel modo di concepire le alleanze); la questione è: perché e su che cosa?
Non si sa e non si saprà.
Probabilmente parte della sinistra accetterà questo fatto compiuto (forse tutta).
Dopo di che uno dei condomini deciderà, per vie misteriose ed oscure, chi sarà il candidato; con quali garanzie di solidità della coalizione possiamo immaginarlo.

In definitiva possiamo pensare ad una mischia di sei candidati.

Continuo a credere che ne uscirà "vincente" il candidato, attualmente in corsa, del centro-centrosinistra; continuo a pensare che potrebbe non essere un cattivo Sindaco; continuo a non aver voglia di votare e sto organizzandomi in proposito.

Non penso che lo straordinario lavoro che è stato fatto dal basso da Alghero Bene Comune sia scomparso; dopo le elezioni può riprendere il lavoro culturale.
La distanza tra realtà sociale e quadro politico è sempre maggiore, ci vorrà tempo per ridurla; nel frattempo non è utile lasciarsi distrarre dalle farse del teatrino della politica.
Con Zelig ricordiamoci che "bisogna coltivare il nostro giardino"*.



* Pangloss disait quelquefois à Candide : “Tous les événements sont enchaînés dans le meilleur des mondes possibles ; car enfin si vous n’aviez pas été chassé d’un beau château à grands coups de pied dans le derrière pour l’amour de mademoiselle Cunégonde, si vous n’aviez pas été mis à l’Inquisition, si vous n’aviez pas couru l’Amérique à pied, si vous n’aviez pas donné un bon coup d’épée au baron, si vous n’aviez pas perdu tous vos moutons du bon pays d’Eldorado, vous ne mangeriez pas ici des cédrats confits et des pistaches.
– Cela est bien dit, répondit Candide, mais il faut cultiver notre jardin.



mercoledì 9 aprile 2014

Piccoli equivoci senza importanza

C'è una sana ignoranza. L'ignoranza socratica è una sana ignoranza. Chi sa di non sapere e cerca di saperne un po' di più è ignorante solo etimologicamente.
Un grande Sindaco Giuseppe Dozza, per 21 anni alla guida dell'amministrazione di Bologna. sapeva di non sapere tutto e si circondava di assessori competenti.
Posso sommessamente dire che apprezzo chi sa riconoscere i propri limiti e la propria ignoranza, non chi si fa vanto di essere ignorante, o non si accorge di esserlo riversando errori e sgrammaticature nei suoi scritti?
I parlamentari di Cinque Stelle, in media, studiano molto più degli altri e spesso mostrano competenza e la giusta acribia.
Hanno però a volte un gusto malsano per l'invettiva e l'insulto che non rafforza le loro posizioni e che è decisamente fastidioso.
Per non dire di molti simpatizzanti, spesso beceri e sguaiati.
Come tutti sanno io non ho alcuna simpatia per il PD, ma non ci vuol molto a riconoscere che molti elettori, iscritti e persino dirigenti o parlamentari di quel partito sono persone per bene, con cui prenderei e prendo volentieri un caffè e - se possibile - faccio molta strada insieme. E molti altri no.
Insultarli non serve; non serve né per i primi né per i secondi.
Cinque Stelle ha le sue regole, come tutte le organizzazioni: non critico le regole con cui si elegge il monarca assoluta che guida la Chiesa cattolica o quello per cui si elegge il Presidente del Rotary o il segretario del PD: sono fatti degli iscritti a quelle organizzazioni; io non mi riconosco nelle regole di quel movimento, ma chi aderisce a quel movimento evidentemente sì..
Ciò non vuol dire che non trovo interessanti alcuni preti, o disdicevoli tutte le iniziative del Rotary. o riprovevoli tutte le scelte del PD.
Ad esempio se mi chiedessero qual è il gruppo parlamentare con cui mi sono trovato più spesso d'accordo non avrei dubbio a dire che è quello di Cinque Stelle.
La ragione per cui ho molti amici, ma pochissimi tra quelli che contano, è che ho la pessima abitudine di dire quel che penso anche nei confronti di persone che ho votato; la ragione per cui conto meno del due di coppe quando comanda bastoni è che sono irriducibilmente fuori da ogni cordata o da ogni gruppo di potere.
Ma va bene così e così deve essere.
So di meritare molte critiche e accetto anche quelle meno giuste.
Ma non tollero che qualcuno metta in dubbio il fatto che io sia una persona per bene. Non tollero e cancello dalla mia vita chi si azzarda a sostenerlo, per sempre e senza appello.

Ciò premesso, se vogliamo parlare di Alghero, ho già detto che - pur essendo tra quelli che ne ha di meno - so di avere le mie responsabilità nel disastro che è successo e per questo accetto che vada come deve andare e mi rassegno al meno peggio, che per ora è uno solo.

Una spiegazione la debbo anche a chi non ha tempo di leggere le mie spiegazioni; io ho un ruolo istituzionale; quando ricopro questo ruolo ho il dovere di collaborare con tutte le altre istituzioni, per questo per il Direttore di AAA non ci sono rappresentanti istituzionali da evitare; un consigliere regionale è un consigliere regionale eletto dal popolo sia che sia di sinistra sia che sia di destra; un sottosegretario è un sottosegretario eletto dal Parlamento sia che sia di sinistra sia che sia di destra.
Come libero cittadino posso liberamente oppormi al governo Renzi e votare per chi mi pare.


sabato 22 marzo 2014

Statuti

C'è un che di paradossale nel modo con cui vengono costruite le notizie nell'era dei social network.
Un giovane collega scrive nel suo stato di facebook alcune considerazioni sul fatto (fatto) che gli sia stata revocata l'amicizia (così si chiama la disponibilità a vedere e a farsi vedere da qualcuno).
Parla di "amicizia tolta", non di epurazione, come è ovvio conoscendo l'uso oculato delle parole del mio amico e collega. Epurazione è stato un modo di dire, immagino ironico, uscito da qualche commento.
Forse un po' enfatico, ma forse non inesatto vista la sistematicità della "cancellazione".

Ivan aggiunge al fatto un commento, anzi un commento e una ipotesi.
Un atto di cosmica stupidità.
Immagino che giovi a quell'unità della sinistra che i compagni, a modo loro, perseguono.

Per quanto riguarda i fatti, nessuno li contesta: l'amicizia è stata tolta.
Veniamo all'opinione: essa può essere giusta o sbagliata, in tutto o in parte.
Si compone di due parti
1. Una classificazione: secondo Ivan l'atto è stato stupido, stupido in senso tecnico, nel senso di Cipolla:
Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un'altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita.  
Pare che anche questo non sia contestato; caso mai la giustificazione data da alcuni potrebbe essere: "stupidità involontaria" (la peggiore).
2. Una sconsolata affermazione, forse superflua.

Interessante è la ricezione del messaggio, da un lato da parte di un medium che, con pessima abitudine non dà (come potrebbe) il link ai post, ma li riassume, li commenta in modo fantasioso e in poche righe ricostruisce una storia del tutto improbabile, riesumando  tra l'altro un'antica sciocchezza del tutto irrilevante per la notizia in essere; dall'altro un insieme di commenti che non si riferiscono al fatto, ma a più o meno presunte responsabilità di Ivan, che ha abbandonato l'associazione e per questo non potrebbe esserne "amico su facebook", e poi anche a responsabilità di amici di Ivan raggruppati in una generica categoria del "voi", e altre considerazioni del tutto impertinenti..
Una semplice nota che avesse detto:
"sì è stata una sciocchezza, ci fa piacere che chi ha condiviso con noi un cammino continui a seguirci; Ci scusiamo, ripristiniamo l'amicizia; c'è un caffè pagato al bar dell Sport"
sarebbe stata di grande buonsenso.
Purtroppo così non è successo e non succederà.

Io che non ho fondato quel movimento, che l'ho sostenuto nelle campagna per le primarie e poi quando ha costituito una lista, senza avere mai nessun incarico di responsabilità, che ho votato e fatto votare con convinzione la capolista, che non ho aderito all'associazione, senza clamori mediatici, ma inviando una comunicazione motivata (mi sarebbe piaciuto che fosse discussa, ma tant'è), che non ho mai rifiutato interlocuzioni, che continuo a pensare che si possa essere in disaccordo anche mantenendo buoni rapporti personali, che non mi pento o vergogno di aver fatto della strada insieme a persone che reputo per bene e pensose del bene comune, che pur non essendo padre di famiglia mi sento un simpatico vecchio zio, che dal mio impegno non ho avuto, né ho, né avrò alcun vantaggio personale*,  scopro ora di essere stato escluso anche io; so che dovrò farmene una ragione, ma, anche se so che dà un po' fastidio, mi vien da dire: Qualis erat, quantum mutatus ab illo ...

C'è stata una stagione, quella di Alghero Bene Comune seguita dalla brevissima e intensa esperienza del Buongoverno in  cui il  modello organizzativo, che era consustanziale alle idee,  era quello dell'ascolto, della condivisione, dell'inclusione, della deliberazione; tutti avevano diritto di parlare, il dissenso era un valore, le decisioni venivano prese per consenso; non si chiedevano adesioni pregiudiziali, si accettavano divergenze, si costruivano faticosamente e collettivamente le scelte: c'erano persone diverse, di età, di formazione, di provenienza; quel modello organizzativo e la mobilitazione che ha saputo creare, ci davano da pensare che le cose potessero cambiare, che fosse possibile la politica fatta dal basso, la trasparenza, l'espressione libera del pensiero, che fosse l'ora di candidare una donna a sindaco, che tutti si parlasse tre minuti, che non ci fossero tavoli della presidenza.
Poi abbiamo sbandato, la forza della vecchia politica, l'ingenuità, la pressione del tempo ci hanno fatto smarrire la rotta; eppure ancora in campagna elettorale alcuni frammenti di quell'esperienza continuavano a luccicare, sempre più piccoli e sempre meno luminosi, quanto più prevaleva il realismo (un realismo vano e impotente) sul dovere di dire il vero.

Ci sarà una nuova campagna elettorale stantia, basata sulle omissioni e le strumentalità; forse ne uscirà un discreto amministratore (me lo auguro, anche se lascerò che accada, nel caso) a capo di una colaizione centrista..
In ogni caso una riflessione vera sul passato, un nuovo modo di fare politica e amministrazione, un programma di cambiamento non ci saranno e non ci sarà una voce per dare voce alla speranza.
Ma così deve essere.
Ma in fondo, da poco meno di ottocento anni, esiste il Purgatorio
Non mi interessano, a questo punto le polemiche sul "perimetro": ci sono pezzi di PD che sono più a destra dell'ex candidato Sindaco del centro-destra Marinaro: quello che faceva la differenza l'altra volta è che c'era stata partecipazione e voglia di mutare e che in molti (Sindaco e Assessori esclusi: dà da pensare, no?) credevano in un programma, serio, condiviso, fattibile e innovativo.
Ora è più o meno uguale e il programma sarà un'inutile foglia di fico, senza anima e scritto in pessimo italiano: speriamo che ci capiti un discreto amministratore, che sia un abile manipolatore (abile per gli standard di provincia) o no, che sia un po' indagato o no**; sarà il meno peggio, ma almeno avremo un'amministrazione decente.

Per questo molti di noi, che abbiamo molti più meriti che responsabilità, ma che non neghiamo le nostre responsabilità, che non le gettiamo dietro le spalle con indifferenza, salteremo un giro, guardando un po' tristi e un po' divertiti un teatrino sempre più bolso.
E poi, passata la festa, riprenderemo il "lavoro culturale", quello che si semina può aver bisogno di tempo per germogliare, ma spesso dà frutto.
Ci sentiamo a Giugno.


* Una delle battute più celebri di Ross Perot a proposito dei suoi avversari nella corsa alla Presidenza degli USA, è stata: "non hanno fatto un'ora di lavoro onesto in vita loro"; Perot è stato uno strano personaggio, populista di destra, la cui candidatura nel 1992 favorì la sconfitta di Bush ad opera di Clinton.
Ma la frase è un'efficace sintesi del significato della parola "casta": uno fa il senatore, poi l'assessore regionale, poi il sindaco, poi presiede una fondazione bancaria, poi una partecipata, poi torna in Parlamento (l'ordine non è importante). Una bella regola quella dei due mandati, se fossero onnicomprensivi!
Io ho sempre fatto politica, senza mai essere retribuito (il gettone di consigliere comunale a Venezia andava al gruppo e alle iniziative politiche, tutto, e quello da Assessore a coprire le spese di viaggio da Venezia prima e poi da Alghero a Gradara) e contemporaneamente ho fatto  sempre un lavoro onesto.Lavoro da quando avevo ventun'anni, e mi mantengo da quando ne avevo diciotto.
Lo dico per precisare che non sono nato accademico, ma figlio di proletari e non ho avuto nulla in eredità, cosa di cui ringrazio ancora i miei defunti genitori: l'eredità è sostanzialmente immorale, a mio avviso.
** Avvisato,  rinviato a giudizio, condannato in primo grado non sono la stessa cosa; e non è la stessa cosa il tipo di reato.
Io sono garantista, lo sarei stato anche per l'onorevole Barracciu, che non è stata fatta fuori perché era "avvisata", ma perché era destinata a una sicura sconfitta (un altro errore che non ci si dovrebbe scrollare dalle spalle con indifferenza, quello di averla sostenuta), tanto è vero che è stata compensata con un posto (immeritato) di sotto-governo; tant'è vero che un altro recente onorevole, nonostante sia stato rinviato a giudizio è stato eletto (con il voto anche di SEL ad esempio) Presidente del Consiglio regionale.
Mi piacciono i garantisti, capisco i giustizialisti, ma mi infastidiscono quelli a "corrente alternata".







giovedì 27 febbraio 2014

Ceteris paribus. A proposito del governo Renzi.

Un governo con molte donne è meglio. Ceteris paribus.
Un governo con una bassa età media è meglio. Ceteris paribus.
Ceteris (o coeteris se preferite) paribus.



mercoledì 19 febbraio 2014

Tornando a noi

Non so bene cosa succede.
Ma so cosa non succede.
Succede che AAA non ha ancora una biblioteca.
Ne riparlerò a breve.

Finite le elezioni regionali, la vita riprende; per quel che mi riguarda, per quel che riguarda la mia vita personale e professionale, ci sono alcune scadenze importanti, che erano un po' in sonno in attesa dell'esito delle Regionali.

In primo luogo l'elezione del nuovo Rettore, che sarà decisiva per il futuro dell'Ateneo in cui lavoro (io tendo a dire, decisiva per la sua sopravvivenza). Ne ho scritto in più occasioni, qui, qui, qui e qui.
Ne riparlerò a breve.

In secondo luogo le prossime elezioni comunali ad Alghero (lo sapevate? Tra tre mesi), che saranno una partita difficile, ma che - volendo - potrebbe essere vinta e non in modo "tradizionale".
Ne riparlerò a breve.

C'è poi questa faccenda delle elezioni europee, che potrebbe riaccendere una fiammella; c'è in Italia una sinistra sociale e culturale che vale ben più delle miserie umane; una sinistra che potrebbe essere decisiva per il nostro futuro; potrebbe succedere che uscisse dall'irrilevanza politica alla prossime elezioni europee; è difficile, ma ..
Ne riparlerò a breve.

Ci sono poi delle belle cose che avvengono in città; persone sagge, quasi sempre donne, che continuano l'impegno politico e culturale nel vivo della società, anche durante la campagna elettorale, ma non per catturare voti: penso all'iniziativa della Rete delle donne di Alghero con alcuni incontri di grande spessore (gente che studia prima di parlare) e l'evento One billion rising, penso al grande e intelligente lavoro, paziente e sobrio, mai urlato, per ricostruire la possibilità di un'importante scuola professionale per l'agricoltura in un territorio che ne ha un grande bisogno. 
Con persone come queste, con azioni come queste non possiamo rassegnarci.



lunedì 17 febbraio 2014

Una notizia straordinariamente positiva e due pessime.

La prima è la vittoria di Pigliaru, netta e ben distribuita.
Un risultato il cui merito va in parte consistente alla figura e alle doti del nuovo Presidente.
Una vittoria che dà speranza e fiducia.

Le notizie pessime sono:
- Metà dei sardi non ha espresso un voto (poco più o poco meno vedremo contando le schede bianche e nulle).
Un dato drammatico, uno spaventoso deficit di democrazia che -  scommetto - non sarà al centro dell'attenzione come dovrebbe.
- Forse avremo un Consiglio mono-sessuale o comunque con pochissime donne.
Un dato drammatico, uno spaventoso deficit di democrazia che -  scommetto - non sarà al centro dell'attenzione come dovrebbe.

Bene è che vinca un candidato buono, malissimo che lo voti poco più del 20% dei sardi e che il suo Consiglio comunale assomigli a un Concistoro; magari per equilibrare il Presidente potrebbe nominare una Giunta tutta al femminile, anche se so che non lo farà.

Altre interessanti questioni, ma minori le vedremo con i numeri alla mano.


venerdì 14 febbraio 2014

Voterò. Come.

Voterò. Non turandomi il naso, ma tappandomi le orecchie.
Voterò Pigliaru presidente e una delle liste che sostengono Murgia, una a caso, o quella che qualcuno do voi mi consiglia insieme con una donna degna cui dare la preferenza.
Voterò Pigliaru, nonostante che il principale partito che lo sostiene, al di là delle molte persone in buona fede che lo votano e del fatto che ci siano alcune brave persone che in esso si candidano, sia impresentabile.
Le scelte recenti dei suo capi, De Benedetti, Napolitano e Renzi sono inqualificabili, molto peggio del peggio della prima Repubblica.
Per non sentirli mi tapperò le orecchie.
Voterò Pigliaru nonostante che nei volantini della sua propaganda elettorale sia scritto "Vogliamo una vera Università internazionale a Cagliari", dimenticando che ce ne è già una, che sta ad Alghero.
Lo voterò perché - se saprà essere indipendente e se avrà coraggio - essendo una brava persone e una persona competente, può fare molto per la mia Regione.
Voterò una delle liste della coalizione che appoggia Murgia perché voglio che il progetto di Murgia sia rappresentate in Consiglio e non voglio lasciare il monopolio dell'opposizione alla destra e perché se qualche consigliere eletto con le liste di Pigliaru vacillasse (un'abitudine diffusa) potrebbero impedire che la maggioranza svanisca.
Mi piacerebbe che Pigliaru chiamasse Murgia in Giunta.
Si tratta di decisioni meditate e sofferte.


mercoledì 12 febbraio 2014

Le molte sfumature del voto utile ...

Supponiamo, solo supponiamo, che Pigliaru sia in testa e che con il voto di alcuni dubbiosi tra lui e Murgia vinca davvero.
Quale conseguenza ne trarrebbero i teorici del "voto utile" se non quella che segue?
La coalizione di Pigliaru prenderà la maggioranza dei seggi; gli altri andranno alle coalizioni che superano il 10%; se questa fosse solo quella di Cappellacci i seggi di maggioranza andrebbero tutti alla destra. Se invece anche la coalizione di Murgia superasse lo sbarramento una parte dei seggi andrebbe a quelle liste e in ogni caso tanto più voti avessero quei partiti meno seggi avrebbero le liste che sostengono Cappellacci, depotenziando il peso della destra e potendo avere un'opposizione di qualità e che ha posizioni molto vicine a quelle della parte sinistra della coalizione di Pigliaru.
Insomma se vince Pigliaru, il voto "utile" per le liste è per quelle che sostengono  Murgia.
C'è qualche errore nel ragionamento?
Ritengono i compagni, gli amici e colleghi che sostengono Pigliaru e invitano al voto utile, di usare la ragione in modo non selettivo e di impegnarsi a votare le liste della coalizione di Murgia?
Se vince Pigliaru, ogni voto dato a uno dei partiti che sostengono Murgia è un voto sottratto alla destra.
Chiedo agli elettori che mi invitano a votare Pigliaru, di impegnarsi a votare per una delle tre liste che sostengono Murgia.
Astuzie del voto utile, ovvero vanità dell'argomentazione astuta



domenica 9 febbraio 2014

“Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero se poi perde l'anima sua?” (Mt 16,26)

Dice che Renzi non voleva dire quello che ha detto.
Riferisco le sue parole nella versione data dall'onorevole Mario Bruno.
"Un voto dato alla Murgia salva la coscienza, un voto dato a Pigliaru salva la Sardegna" (Matteo Renzi).
Altri al posto di "salva" dicono che abbia detto "mette a posto".
Potrei cercare un video, ma temo che ascoltare Renzi, abbassi le mie intenzioni di voto per Pigliaru, che non se lo merita.

Proverei ad analizzare alcune possibili interpretazioni della frase.

Prima: "un voto dato alla Murgia salva la coscienza, ma non la Sardegna. Un voto dato a Pigliaru salva la Sardegna, ma non la coscienza".
Come ipotesi è quella più vicina all'interpretazione ragionevole, la lectio facilior: la frase sembra opporre due esiti: la salvezza della coscienza e quella della Sardegna, come se fossero in opposizione: il mancato uso di "solo" e "anche" sembrerebbe lasciar intendere che questa sia l'interpretazione corretta.

Seconda: "un voto dato alla Murgia salva la coscienza, ma non la Sardegna. Un voto dato a Pigliaru salva la Sardegna, anche se non necessariamente la coscienza"; anche questa interpretazione ci sta: in fondo nelle liste che sostengono Pigliaru ci sono dei notori "capibastone" (definizione dell'onorevole Barracciu, dopo quella che in neo-lingua si chiama la sua "rinuncia"; i capibastone hanno incassato ed elogiato l'onorevole Barracciu per la sua "decisione") che sicuramente non salvano la coscienza; è un'interpretazione che mi pare possibile  e che mi lascia ancora un margine per poter votare Pigliaru; sarei in compagnia di persone senza coscienza (nell'affermazione di Renzi, non nella mia!), ma anche di persone con coscienza. Certo che - nell'opinione di Renzi - votando Murgia ci si trova in migliore compagnia (moralmente intendo).

Terza: "un voto dato alla Murgia salva solo la coscienza, ma non la Sardegna. Un voto dato a Pigliaru salva la Sardegna, e anche la coscienza".
Dimenticare in una sola frase  l'uso dell'avverbio solo e della congiunzione anche per un giovane locutore e un esperto comunicatore appare eccessivo e scarterei questa interpretazione.
Se fosse vera la prima interpretazione, come appare più sensato pensare, bisognerebbe votare per Michela Murgia; se fosse vera la seconda, potrebbe rimanere il dubbio, e si potrebbe porsi un quesito di cosa sia più giusto (non utile!) fare.
Che ne dicono i miei venticinque lettori?


sabato 8 febbraio 2014

Sondaggi riservati: Pigliaru in calo, sale la Murgia e cresce l'astensione.

La mia scelta elettorale è il risultato di una contesa tra le mie personalità multiple.

Ero partito con Murgia 100% e Barracciu 0%.
Subito dopo la "rinuncia" (sic!) della Barracciu era Pigliaru 90% e Murgia 10%
Poi le intenzioni di voto, dopo la presentazione delle liste, si sono stabilizzate per un po': a Pigliaru 70% e Murgia 30%.
Negli ultimi giorni l'arrivo di Renzi in Sardegna accolto da folle adoranti e un incongruo blitz  all'Ospedale di Alghero, da un lato, alcune affermazioni di Murgia sulle università sarde, dall'altro, hanno smosso le acque: Pigliaru 50%, Murgia 40%, la gita fuori porta 10%.
Ho deciso di non raccogliere informazioni ulteriori per non complicarmi la vita.

In violazione di tutte le norme, vi prometto un ultimo sondaggio sabato prossimo.


lunedì 11 novembre 2013

Molto buono

Non vedo perché il rispettabilissimo titolo di ragioniere non venga usato per tutti coloro che l'hanno guadagnato sul campo.
Ma forse il suggerimento di un lettore di questo blog (in calce al link che vedete sopra) ha avuto successo, come succede nella vicina Francia chiamiamoci tutti "signore" o "signora" (monsieur / madame).
Non oso pensare che si debba usare il "cittadino" della Rivoluzione francese o il "compagno" dell'URSS, quindi signore va bene.
Dunque il signor Monte parla di me in un'intervista e in termini lusinghieri, ma non abbastanza per la mia presunzione, io avrei detto "il molto buon professore", piuttosto che un corretto, ma un po' moscio, "il buon professore".
Dice poi una cosa verissima che quando il progetto di Architettura ad Alghero fu concepito io non sapevo che si stesse concependo.
Devo confessare che quando ero giovane, molti anni prima dell'atto del concepimento cui ha assistito il signor Monte, dopo una giornata di intenso studio (c'è chi ha studiato anche a scuola), in un momento di sonnolenza, ebbi una visione che - col senno di poi - posso interpretare come una premonizione della nascita di Architettura ad Alghero.
Riconosco che non essendo abituato a scambiare il mondo immaginario dei sogni con il mondo reale, non diedi molto peso a quella premonizione.
Ciò detto, confermo i miei sinceri ringraziamenti per l'attenzione, la disponibilità, l'impegno e l'apertura del signor Monte, che in moltissimi casi, anche durante la lunga vicenda dell'accordo con l'Università, è sembrato consapevole dell'esistenza del mondo reale.
Apprezzo molto il fatto che per umana solidarietà abbia accettato in questa occasione di condividere la descrizione di un mondo immaginario (una sorta di universo parallelo) di un suo amico: so che gli è costato, ma è stata una buona azione.

 
 

domenica 10 novembre 2013

Giù le mani dai ragionieri!

Io sono un fisico di formazione, nel senso che mi sono laureato in Fisica.
Poi con un interessante e non convenzionale percorso sono diventato professore di Tecnica e Pianificazione urbanistica (non sono - e non mi sono mai definito - un urbanista).
Da quarant'anni e oltre lavoro in una Facoltà di Architettura e ho potuto vedere il tono di superiorità e di dileggio che gli studenti di architettura avevano per i "geometri".
Anche studenti di architettura mediocri verso buoni geometri.
Come direttore di un Dipartimento di Architettura mi sono convinto che sia opportuno che quello che è stato l'importante mestiere del geometra,  ormai sia associato a una laurea triennale.
Ma questo è un altro discorso: penso che un cattivo geometra possa fare più danni di un cattivo architetto.
Penso anche che per fare buona progettazione servano architetti e che la struttura tecnica che in un Comune si occupa di edilizia, lavori pubblici e pianificazione non possa non avere al suo interno architetti e urbanisti (magari consorziandosi se serve), affidandosi solo ai pur utilissimi geometri.
Ciò premesso, non posso che esprimere una netta presa di posizione a favore dei ragionieri.
Se volete, persino con una maggiore convinzione di quella che spenderei per i barbieri (mio padre, mio nonno, mio bisnonno e molti altri indietro nel tempo lo sono stati e so l'enorme importanza della funzione sociale dei barbieri) o per i pizzaioli (ambasciatori molto più di altri dell'Italia nel mondo).
I ragionieri hanno espresso la forte figura del ribelle Fantozzi Rag. Ugo, che è in grado di guidare la rivolta contro il potere (ogni potere!) al grido "la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca".
Sappiamo che di per sé quello è un film fantastico, ma il potere, soprattutto quello del conformismo. lo rende "una cagata pazzesca".
Quindi giù le mani dai ragionieri, come categoria.
Sulle singole persone che fanno i ragionieri si può discutere, ma utilizzare quel titolo (o qualunque altro che sia stato guadagnato; escludo gli immotivati titoli nobiliari) in modo spregiativo, non va bene mai.  
Che vivano i ragionieri (e i cantonieri).





martedì 5 novembre 2013

Natasha non c'entra niente!

Credo che sia ora che i media (questa volta lo affermo senza esitazione: tutti!), tirino in ballo Natasha Lampis per questo e per quello (merito o colpa che siano).
Si tratta di un falso.
La persona in questione si chiama Natacha Lampis: è possibile prenderne atto?
Grazie.



mercoledì 2 gennaio 2013

Buon 2013

Dear colleagues and friends: happy 2013!
Cari colleghi e amici: buon 2013!

“It is even so in a commonwealth and in the councils of princes; if ill opinions cannot be quite rooted out, and you cannot cure some received vice according to your wishes, you must not, therefore, abandon the commonwealth, for the same reasons as you should not forsake the ship in a storm because you cannot command the winds. You are not obliged to assault people with discourses that are out of their road, when you see that their received notions must prevent your making an impression upon them: you ought rather to cast about and to manage things with all the dexterity in your power, so that, if you are not able to make them go well, they may be as little ill as possible; for, except all men were good, everything cannot be right, and that is a blessing that I do not at present hope to see.”

“According to your argument, - answered he – all that I could be able to do would be to preserve myself from being mad while I endeavoured to cure the madness of others; for, if I speak with, I must repeat what I have said to you; and as for lying, whether a philosopher can do it or not I cannot tell: I am sure I cannot do it. But though these discourses may be uneasy and ungrateful to them, I do not see why they should seem foolish or extravagant-“

Thomas More Utopia_________________________________________________________

“Lo stesso vale per la politica e la vita di corte. Se non si possono sradicare completamente gli errori, né battersi contro i vizi come in effetti vorreste, non ci si deve tirare indietro per questo. Sarebbe come voler abbandonare una nave nella tempesta soltanto perché non si è in grado di controllare i venti. D’altro canto, non serve a niente cercare d’imporre a forza idee del tutto nuove, che non sortirebbero alcun effetto contro i pregiudizi della gente. Si deve parlare indirettamente, muoversi con quanto più tatto è possibile, dandosi almeno da fare per ridurre al minimo il danno di quegli errori che non si possono correggere. Poiché non potrà esserci perfezione finché gli esseri umani non diventeranno perfetti, speranza alla quale ho rinunciato ormai da tempo.”

“In questo modo però. - disse Itlodeo, - a furia di darmi da fare per porre riparo alla pazzia altrui, finirei per impazzire anch’io. Se voglio dire la verità, devo dirla nel modo che voi contestate. Io non so quanto sia giusto per un filosofo mentire, ma certo non vi sono abituato. A parte il fatto che, per quanto ciò che dico possa risultare noioso, non vedo però che cos’abbia di così stravagante. Mica cerco di convincere nessuno ad adottare il sistema proposto da Platone nella sua immaginaria Repubblica, né quello vigente attualmente in Utopia, che per quanto migliori del nostro potrebbero apparire eccentrici, dato che non prevedono la proprietà privata ma solo la comunione dei beni”.

Tommaso Moro Utopia


mercoledì 26 dicembre 2012

Buon 2012

Clever words from a German philosopher of the XIX Century.
"That which is for me through the medium of money – that for which I can pay (i.e., which money can buy) – that am I myself, the possessor of the money. The extent of the power of money is the extent of my power. Money’s properties are my – the possessor’s – properties and essential powers. Thus, what I am and am capable of is by no means determined by my individuality.
I am ugly, but I can buy for myself the most beautiful of women. Therefore I am not ugly, for the effect of ugliness – its deterrent power – is nullified by money.
I, according to my individual characteristics, am lame, but money furnishes me with twenty-four feet. Therefore I am not lame.
I am bad, dishonest, unscrupulous, stupid; but money is honoured, and hence its possessor. Money is the supreme good, therefore its possessor is good. Money, besides, saves me the trouble of being dishonest: I am therefore presumed honest.
I am brainless, but money is the real brain of all things and how then should its possessor be brainless? Besides, he can buy clever people for himself, and is he who has power over the clever not more clever than the clever? Do not I, who thanks to money am capable of all that the human heart longs for, possess all human capacities? Does not my money, therefore, transform all my incapacities into their contrary?"

Karl Marx Economic and Philosophical Manuscripts of 1844 – XL

Alcune intelligenti parole di un filosofo tedesco del XIX secolo.
"Ciò che mediante il denaro è a mia disposizione, ciò che io posso pagare, ciò che il denaro può comprare, quello sono io stesso, il possessore del denaro medesimo. Quanto grande è il potere del denaro, tanto grande è il mio potere. Le caratteristiche del denaro sono le mie stesse caratteristiche e le mie forze essenziali, cioè sono le caratteristiche e le forze essenziali del suo possessore. Ciò che io sono e posso, non è quindi affatto determinato dalla mia individualità.
Io sono brutto, ma posso comprarmi la più bella tra le donne. E quindi io non sono brutto, perché l'effetto della bruttezza, la sua forza repulsiva, è annullata dal denaro.
Io, considerato come individuo, sono storpio, ma il denaro mi procura venti quattro gambe; quindi non sono storpio. Io sono un uomo malvagio, disonesto, senza scrupoli, stupido; ma il denaro è onorato, e quindi anche il suo possessore.
Il denaro è il bene supremo, e quindi il suo possessore è buono; il denaro inoltre mi toglie la pena di esser disonesto; e quindi si presume che io sia onesto.
Io sono uno stupido, ma il denaro è la vera intelligenza di tutte le cose; e allora come potrebbe essere stupido chi lo possiede? Inoltre costui potrà sempre comperarsi le persone intelligenti, e chi ha potere sulle persone intelligenti, non è più intelligente delle persone intelligenti? Io che col denaro ho la facoltà di procurarmi tutto quello a cui il cuore umano aspira, non possiedo forse tutte le umane facoltà? Forse che il mio denaro non trasforma tutte le mie deficienze nel loro contrario?

K. Marx Manoscritti economico-filosofici del 1844 - XL



 

domenica 3 settembre 2000

Tutti i buon anno


Se la Natura avesse voluto che mangiassimo
vegetali freschi, non ci avrebbe dato l’intelligenza
per inventare i barattoli e gli apriscatole.
Frederick Pohl I mercanti dello spazio
Buon 2002. Tutti noi abbiamo la fortuna di aver vissuto due anni palindromi.
Mi sa che non ci capiterà più: il prossimo è nel 2112; ma la scienza chissà …
Comunque Auguri.

2002
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La storia di Samuel Plimsoll deve essere meditata da tutti coloro che pensano che non servano regole che governino la auri sacra fames del mercato.
Non è sensato ascoltare quelli che dicono che rispettare la vita ed i diritti di chi lavora porterebbe alla rovina l’economia e che comunque chi lavora deve rispettare le regole sempre anche quando queste – come spesso succede – sono fatte apposta contro chi lavora, mentre le regole non valgono se di quelli che lavorano sono a favore.
Di Plimsoll e della descrizione della solidarietà fra le classi lavoratrici inglesi parla Kropotkin in un suo libro datato e splendido (Mutual Aid: A Factor of Evolution ovvero L’aiuto reciproco: un fattore di evoluzione 1902)

“Samuel Plimsoll nacque a Bristol nel 1824 e dopo alcune esperienze da imprenditore e da funzionario divenne membro della Camera dei Comuni in rappresentanza della Contea di Derby
Nel 1870 Plimsoll raccolse una grande quantità di prove su scandali marittimi che riguardavano scafi, attrezzature e macchine difettose e la grande sventura di quei tempi il sovraccarico delle navi. Le presentò in un libro Our Seamen illustrato con fotografie di orfani e vedove di marinai. Durante una riunione a Leeds raccontò di una nave che era condotta da ragazzi di 17 anni perché marinai più esperti e cauti nono avevano voluto salirvi.
Sino al 1871, quando una persona si arruolava per un viaggio su una nave egli poteva essere incarcerato se in seguito si rifiutava di salirvi, anche avendo scoperto che era inadatta a prendere il mare (unseaworthy). In un’occasione – scrisse Plimsoll – I proprietari si rifiutarono di farla ispezionare dagli agenti degli assicuratori (i Lloyd’s), anche in questo caso e nonostante che per questo la nave fosse stata iscritta nella “lista nera” i giudici imprigionarono I 20 uomini dell’equipaggio che rifiutarono di imbarcarsi.
Molte navi inadatte a prendere il mare furono comunque fatte salpare e i loro equipaggi furono dispersi senza lasciare traccia, lasciando le famiglie senza sostegno alcuno: erano chiamate le “navi bara”: esse venivano assicurate dai proprietari per grandi somme assieme al loro carico; i proprietari aspettavano ansiosamente le notizie dell’affondamento che avrebbe loro permesso di raccogliere i soldi dell’assicurazione e si premuravano anche di non caricare abbastanza cibo per i marinai.
La pressione dell’opinione pubblica spinse il governo a nominare una Commissione Reale e come risultato venne approvata una legge (Unseaworthy Ship Act) che stabiliva una linea massima di carico (la “linea Plimsoll”), ma come non era difficile prevedere la legge resto “lettera morta”: non vi era un’Autorità per verificare dove la linea dovesse essere collocata e dunque ogni armatore cercava di fissarla a suo piacimento (persino sulla ciminiera).
Samuel Plimsoll insistette scontrandosi con il governo ed ottenne nel 1891 un emendamento che stabiliva dove la linea doveva collocarsi: il centro del disco doveva essere collocato sulla base delle indicazione della Commissione per il Commercio e doveva indicare la massima linea di carico in acqua salata.”




The Samuel Plimsoll’s story should be meditated upon by all those who find rules governing the marketplace’s "auri sacra fames" unnecessary.
It could be insane to listen to who says the respect of life and rights of those who work will bring the economy to its ruin, and that all those who work should always respect rules, even if these are made – as often happens – urposely against them, while the rules are invalid if in their favour.
Kropotkin talks about Plimsoll and about the solidarity between English working classes in one dated and splendid book (Mutual Aid: A Factor of Evolution 1902).
“Samuel Plimsoll was born in a house which overlooked the churchyard of St Mary Redcliffe in 1824. His father Thomas was a Civil Servant, who took his family to live in the Lake District. Samuel received his education at Penrith from Jenny Dalton, the wife of a corset-maker, who was often heard to say, "She moulds the heads, while I mould the bodies."
After having set himself up as a coal merchant Samuel Plimsoll tried to interest the Great Northern Railway in his scheme for the transit of coal, but suffered great frustration in this and became bankrupt. He then joined Newton and Chambers, colliery owners and married the stepdaughter of his employer, Joseph Chambers. As a Liberal, he sat in the House of Commons as Member of Parliament for Derby.
In 1870 he took over the ideas of a shipowner James Hall, the true instigator of the "Plimsoll mark". Plimsoll amassed a great deal of evidence concerning shipping scandals, covering defective hulls, equipment and machinery, and the great evil of the day - overloading. He set this down in a book, illustrated with photographs of sailors' widows and orphans. When attending a meeting in Leeds he told his audience about a ship which was manned by boys of 17, because older and more wary sailors would not sail her.
Up until 1871, when a man signed on for a ship, he could be imprisoned if he afterwards refused to sail in her, even if he found her to be unseaworthy. There was one case brought to light by Plimsoll where the owners had refused to have their ship surveyed by Lloyd's. In spite of the fact that she had been placed on the blacklist magistrates gaoled her crew of 20 men who had refused to sail her. Many unseaworthy ships were deliberately allowed to sail to their doom, the crews being lost without trace, leaving behind destitute families. These were referred to as "coffin ships" which, along with their cargoes, were heavily insured by their unscrupulous owners,. These owners eagerly awaited the news that their ship had sunk so that they could collect the insurance. To add to the hazards of the sea, the food shipped aboard for the sailors consumption was already unfit to eat...
Bristol, the place of Samuel Plimsoll's birth, was quick to recognise his work, and held a banquet aboard Brunel's steamship the Great Western in his honour. He was met at Temple Meads Railway Station by Bristol's leading citizens and as he arrived at Hotwells was cheered by a large crowd. The sumptuous banquet was held in the ship's saloon which was brilliantly lit and decorated with flowers. When he and his party, which included some rather portly figures, were pulling away from the landing stage in a boat, the fact that the public had become "overload" conscious was made plain. An old "salt" standing by the quay, who didn't know Plimsoll from Adam, removed his clay pipe from his mouth and shouted,"I'll tell Plimsoll".
The pressure of public opinion forced the Government to set up a Royal Commission and as a result 93The Unseaworthy Ship Act' was passed. But sad to say things went on much the same as before; there was no Authority to see that the Act was adhered to and as a result shipowners were fixing their own load-lines. When Plimsoll watched a ship leaving harbour with her load-line eight inches below the surface of the water, he was confronted with the situation. The Welsh skipper had displayed his contempt for the Act, having painted the load-line on the ship's funnel, and saying that he had not been told where the mark was to be placed..”
2004

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Care amiche e cari amici buon 2005!
50 anni fa moriva l’uomo che aveva 100 anni fa cambiato il modo di concepire ed interpretare il mondo della realtà, Albert Einstein.
Voglio augurarvi un buon anno con le sue parole prese da un articolo del 1948 (nel mio sito il testo completo); permettetemi solo due considerazioni.
In questo articolo Einstein parla di tutti gli esseri viventi (maschi e femmini) usando – come si usava ai suoi tempi – la parola “man” (uomo); anche i grandissimi uomini, come le grandissime donne, sono figli del loro tempo e riescono a andare oltre i limiti della loro epoca solo un po’ e solo su qualche cosa: così Jefferson era un proprietario di schiavi e Marx ingravidava di nascosto la sua domestica e Voltaire era antisemita.
In questo articolo Einstein – oltre a chiedere modestia agli scienziati e dunque a sé stesso – parla di una piccola parola (“società”) difendendone l’importanza per ogni singolo “uomo” (oggi diremmo persona): la più grande rivoluzionaria del dopoguerra ha invece agito con la convinzione che “non esiste qualcosa che si chiama società”: è mia opinione che avesse ragione Albert Einstein e non Margaret Thatcher e che il mondo e l’Italia staranno meglio se convinceremo noi stessi e gli altri a dar ragione ad Einstein.

Dear friends: happy 2005.
50 years ago died the man that 100 years ago changed the way in which the world could be conceived and understood, Albert Einstein.
I would like to wish you happy new year with the words of an article he wrote in 1948 (in my website the complete text) and let me propose you only to remarks.
In this article Einstein refers to all the human beings (males and females) using – as it was usual in his times - the world “man”; it was not fair and the way they acted with his wife was not fair at all, but also the very great men (and also the very great women) are sons (and daughters) of their time so they can go behind the limits of their époque only partially: so Jefferson was an owner of slaves, Marx made a clandestine son with his servant and Voltaire was anti-Semite.
In this article Einstein – a part from asking modesty to the scientists – refers to a small word (society) defending his importance for every single man (we would say “person” nowadays): the greatest revolutionary person of the last half-century acted in the idea that “There is no such thing as society”; my opinion is that Albert Einstein was right and Margaret Thatcher was wrong and the world and Italy will be better places if we will persuade ourselves e other people to consider Einstein opinion right.
(…) we should be on our guard not to overestimate science and scientific methods when it is a question of human problems; and we should not assume that experts are the only ones who have a right to express themselves on questions affecting the organization of society. (…)

"Dobbiamo stare attenti a non sopravvalutare la scienza e i suoi metodi quando si ha che fare con i problemi umani; e non dobbiamo pensare che gli esperti sono i soli che hanno il diritto di esprimersi su questioni che influenzano l’organizzazione della società.

Man is, at one and the same time, a solitary being and a social being. As a solitary being, he attempts to protect his own existence and that of those who are closest to him, to satisfy his personal desires, and to develop his innate abilities. As a social being, he seeks to gain the recognition and affection of his fellow human beings, to share in their pleasures, to comfort them in their sorrows, and to improve their conditions of life. (…)

L’uomo è allo stesso tempo un essere solitario ed un essere sociale. Come essere solitario cerca di proteggere la sua propria esistenza e quella di chi è più vicino a lui, di soddisfare i propri desideri e di sviluppare le proprie innate capacità, come essere sociale cerca di ottenere il riconoscimento e l’affetto degli altri esseri umani suoi compagni, di condividere i loro piaceri, di confortarli nelle loro pene, di migliorare le lo roco condizioni di vita.

The individual is able to think, feel, strive, and work by himself; but he depends so much upon society—in his physical, intellectual, and emotional existence—that it is impossible to think of him, or to understand him, outside the framework of society. It is "society" which provides man with food, clothing, a home, the tools of work, language, the forms of thought, and most of the content of thought; his life is made possible through the labour and the accomplishments of the many millions past and present who are all hidden behind the small word "society."

Gli individui sono capaci di pensare, sentire, lottare e lavorare da soli, ma dipendono così tanto dalla società – nelle sue esperienze fisiche, intellettuali ed emotive – che è impossibile pensarli o capirlo al di fuori del quadro della società. È la “società” che fornisce all’uomo il cibo, i vestiti, una casa, gli strumenti per lavorare, il linguaggio, i modi di pensare e gran patte dei contenuti di ciò che si pensa; la su vita è possibile solo per la fatica e l’attività di molti milioni di persone passate e presenti che sono tutte nascoste dietro la piccola parola “società”."

2005---------------------------------------------------
This year is Diderot (Rameau's Nephew 1762 Incipit). The Enlightenment is out of fashion, but we need it. Reason is warm, full of passion and reason does know its reasons. Happy 2006

Quest'anno è Diderot (Il nipote di Rameau 1762 Incipit). L'Illuminismo è fuori moda, ma è necessario. La ragione è calda, piena di passione e conosce le sue ragioni. Buon 2006!

"No matter what the weather, rain or shine, it's my habit every evening at about five o'clock to take a walk around the Palais Royal. I'm the one you see dreaming on the bench in Argenson's Alley, always alone. I talk to myself about politics, love, taste, or philosophy. I let my spirit roam at will, allowing it to follow the first idea, wise or foolish, which presents itself, just as we see our dissolute young men on Foy's Walk following in the footsteps of a prostitute with a smiling face, an inviting air, and a turned-up nose, then leaving her for another, going after all of them and sticking to none. For me, my thoughts are my prostitutes."

"Non importa se piove o c'è il sole, è mio costume ogni sera verso le cinque fare una passeggiata al Palais Royal. Son quello che potete incontrare che sogna sulla panchina d'Argenson, sempre solo. Mi intrattengo con me stesso parlando di politica, d'amore, di gusti o di filosofia. Abbandono il mio spirito a tutto il suo libertinaggio. Lo lascio padrone di seguire la prima idea che si presenta, saggia o folle che sia; un po' come si vedono nel viale di Fois i nostri giovani dissoluti andar dietro ad una cortigiana con l'aria invitante, il viso ridente, il naso all'insù, la lasciano per provarci con un'altra, attaccandole tutte senza attaccarsi a nessuna. I miei pensieri sono le mie sgualdrine."

"Qu'il fasse beau, qu'il fasse laid, c'est mon habitude d'aller sur les cinq heures du soir me promener au Palais-Royal. C'est moi qu'on voit, toujours seul, rêvant sur le banc d'Argenson. Je m'entretiens avec moi-même de politique, d'amour, de goût ou de philosophie. J'abandonne mon esprit à tout son libertinage. Je le laisse maître de suivre la première idée sage ou folle qui se présente, comme on voit dans l'allée de Foy nos jeunes dissolus marcher sur les pas d'une courtisane à l'air éventé, au visage riant, à l'oeil vif, au nez retroussé, quitter celle-ci pour une autre, les attaquant toutes et ne s'attachant à aucune. Mes pensées, ce sont mes catins."

2006
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Eric J. Hobsbawm "The New Threat to History" in The New York Review of Books Volume 40, Number 21 December 1993.

"I want to remind you of one other thing. You, as students of this university, are privileged people. The odds are that, as alumni of a distinguished and prestigious institute you will, if you choose, have a good status in society, have better careers, and earn more than other people, though not so much as successful businessmen. What I want to remind you of is something I was told when I began to teach in a university. "The people for whom you are there" said my own teacher, "are not the brilliant students like yourself. They are the average students with boring minds who get uninteresting degrees in the lower range of the second class, and whose examination scripts all read the same. The first class people will look after themselves, though you will enjoy teaching them. The others are the ones who need you." That applies not only to the university but to the world. Governments, the economy, schools, everything in society, are not for the benefit of the privileged minorities. We can look after ourselves. It is for the benefit of the ordinary run of people, who are not particularly clever or interesting (unless, of course, we fall in love with one of them), not highly educated, not successful or destined for success, in fact, nothing very special. It is for the people who, throughout history, have entered history outside their neighborhoods as individuals only in the records of their births, marriages, and deaths. Any society worth living in is one designed for them, not for the rich, the clever, the exceptional, although any society worth living in must provide room and scope for such minorities. But the world is not made for our personal benefit, nor are we in the world for our personal benefit. A world that claims that this is its purpose is not a good world, and ought not to be a lasting one."

Eric J. Hobsbawm "Dentro e fuori la storia" in De Historia Rizzoli 1997 pag.22.
"Ciò che voglio ricordarvi è qualcosa che mi fu detto quando iniziai la mia attività di docente all'università. «Le persone per le quali sei qui», mi avvisò il mio insegnante, «non sono gli studenti bravi come te. Sono gli studenti di medio livello, con una mente poco brillante, che ottengono risultati poco interessanti e le cui tesi di laurea sono tutte uguali. Gli studenti di primo livello sanno badare a se stessi, anche se a te darà soddisfazione insegnare loro. Ma sono quegli altri che hanno davvero bisogno di te.» Questo ragionamento si applica non solo all'università, ma al mondo intero. I governi, l'economia, le scuole, tutte le istituzioni sociali non esistono a beneficio delle minoranze privilegiate. Noi sappiamo badare a noi stessi. Esse esistono a beneficio della gente comune, che non è particolarmente intelligente o interessante (a meno che, ovviamente, non ci innamoriamo di una di queste persone), che non ha un alto livello di istruzione, non ha successo o non è destinata al successo e che insomma non è niente di speciale. Le istituzioni esistono per le persone che, nel corso della storia, sono entrate nella storia come individui, al di fuori dei gruppi a cui appartenevano, solo perché i loro nomi sono registrati all'anagrafe con le date di nascita, di matrimonio e di morte. Ogni società in cui valga la pena di vivere è costruita per loro, non per i ricchi, gli intelligenti, gli eccezionali, anche se ogni società in cui val la pena di vivere deve offrire a tali minoranze uno spazio e un ambito di azione. Ma il mondo non è fatto per il nostro tornaconto personale e neppure noi siamo nel mondo per il nostro personale vantaggio. Un mondo che afferma che questo è il suo scopo non è un buon mondo e non dovrebbe durare."

2007
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Sonnet 138 By William Shakespeare
When my love swears that she is made of truth,
I do believe her, though I know she lies,
That she might think me some untutor'd youth,
Unlearned in the world's false subtleties.

Thus vainly thinking that she thinks me young,
Although she knows my days are past the best,
Simply I credit her false-speaking tongue:
On both sides thus is simple truth suppress'd.

But wherefore says she not she is unjust?
And wherefore say not I that I am old?
Oh, love's best habit is in seeming trust,

And age in love loves not to have years told.
Therefore I lie with her and she with me,
And in our faults by lies we flatter'd be.

[1609]

Sonetto 138 di William Shakespeare
Quando tutta onestà il mio amor si giura
Le presto fede anche se so che mente,
Che mi ritenga un giovanetto ignaro,
Inesperto dei trucchi della gente.

Sì, quasi lei giovane mi stimasse,
Pur se è trascorso il mio tempo migliore,
Per sincera io la do come lo fosse;
Ciascun così del vero è traditore.

Ma a che lei fa di fedeltà finzione?
E, s'io son vecchio, a che servon gli inganni?
Oh, il meglio dell'amore è l'illusione,

E un vecchio amor non ama dire gli anni.
Perciò giacendo insieme noi mentiamo,
E l'un dell'altro i vizi lusinghiamo.

[1609]

(Trad. E.d'Errico Fossi)

2008

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Learning from USA // Imparando dagli USAF.D. Roosevelt at Madison Square Garden October 31, 1936

For twelve years this Nation was afflicted with hear-nothing, see-nothing, do-nothing Government. The Nation looked to Government but the Government looked away. (…)
They had begun to consider the Government of the United States as a mere appendage to their own affairs. We know now that Government by organized money is just as dangerous as Government by organized mob. (…)
Of course we will continue to seek to improve working conditions for the workers of America‹to reduce hours over-long, to increase wages that spell starvation, to end the labor of children, to wipe out sweatshops. Of course we will continue every effort to end monopoly in business, to support collective bargaining, to stop unfair competition, to abolish dishonorable trade practices. (…)
Of course we will provide useful work for the needy unemployed; we prefer useful work to the pauperism of a dole.
Here and now I want to make myself clear about those who disparage their fellow citizens on the relief rolls. They say that those on relief are not merely jobless‹that they are worthless. Their solution for the relief problem is to end relief‹to purge the rolls by starvation. To use the language of the stock broker, our needy unemployed would be cared for when, as, and if some fairy godmother should happen on the scene.(…)
Of course we will continue our efforts for young men and women so that they may obtain an education and an opportunity to put it to use. Of course we will continue our help for the crippled, for the blind, for the mothers, our insurance for the unemployed, our security for the aged. Of course we will continue to protect the consumer against unnecessary price spreads, against the costs that are added by monopoly and speculation. We will continue our successful efforts to increase his purchasing power and to keep it constant.
For these things, too, and for a multitude of others like them, we have only just begun to fight.
Per dodici anni il Paese è stato afflitto con un Governo che non sentiva nulla, non vedeva nulla, non faceva nulla. Il Paese guardava al Governo, ma il Governo guardava altrove. (…)

Learning from USA // Imparando dagli USAF.D. Roosevelt al Madison Square Garden 31 Ottobre 1936
Avevano cominciato a considerare il governo degli Usa come una mera appendice dei loro affari. Ora sappiamo che il governo esercitato dalla finanza organizzata è altrettanto pericoloso del governo della malavita organizzata.(…)
Naturalmente continueremo a fare quel che serve per migliorare le condizioni di lavoro dei lavoratori americani, per ridurre gli orari troppo lungo, per far crescere i salari da fame, per far finire il lavoro dei minori, per eliminare le fabbriche malsane ed insicure. Naturalmente continueremo a fare tutti gli sforzi per farla finita con i monopoli, per sostenere la contrattazione collettiva, per fermare la competizione iniqua, per eliminare le ingiuste pratiche commerciali. (…)
Naturalmente faremo in modo che i disoccupati abbiano lavori utili, noi preferiamo lavori utili alla carità. Qui ed ora voglio che sia chiaro cosa penso di coloro i quali disprezzano i loro concittadini che hanno bisogno di assistenza, dicendo che chi ha bisogno di assistenza non è senza lavoro, ma è senza meriti: la loro soluzione è quella di eliminare l'assistenza per purificarli con la fame: i nostri disoccupati saranno assistiti quando, come e se apparirà un dolce madrina. (…)
Naturalmente continueremo i nostri sforzi per le giovani donne e i giovani uomini, perché essi possano ottenere un'educazione e l'opportunità di usarla. Naturalmente continueremo ad aiutare le persone disabili, le madri, continueremo ad assicurare le indennità di disoccupazione, le pensioni per gli anziani. Naturalmente continueremo a proteggere i consumatori contro gli aumenti ingiustificati dei prezzi, contro i costi aggiuntivi di monopoli e speculazioni. Continueremo gli sforzi per far crescere il potere di acquisto e per mantenerlo.
Per queste cose e per moltissime altre come queste, abbiamo appena cominciato a lottare.

2009
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Care colleghe, cari colleghi, care amiche, cari amici,
stiamo per entrare nell'ultimo anno della prima decade del nuovo millennio.
Speriamo che possa essere un punto di svolta.Vi allego una poesia di B. Brecht, che ci ricorda l’importanza di rendere accessibile a tutti la conoscenza e la possibilità di apprendere, e questo non solo perché “serve”.
Buon 2010!

Leggenda sull'origine del libro Taoteking dettato da Laotse sulla via dell'emigrazione Bertolt Brecht
1
Quando fu, e già logoro, ai settanta,
anche il Maestro ebbe voglia di quiete.
Ché nel paese ancora una volta era debole il bene
e ancora una volta più forte cresceva la malvagità.
E lui cinse i calzari:

2
E prese su quanto aveva di bisogno.
Poco. Però, una cosa e l'altra, e c'era
la pipa che sempre fumava, la sera,
e il libro che sempre leggeva.
E, a occhio, pan bianco.

3
Godè la valle ancora e la dimenticò
quando ai monti volse la via.
E il suo bue godeva l'erba fresca,
ruminando, con il vecchio in groppa,
ad un passo che per lui bastava.

4
Ma nel quarto giorno fra i dirupi
gli sbarrò la strada un gabelliere:
“Hai qualcosa di prezioso?”, “Nulla”.
E il ragazzo che guidava il bue disse:”Insegnava”.
Tutto dichiarato, dunque.

5
Ma quell'uomo, in un suo lieto animo,
chiese ancora: “E che cosa ne ha cavato?”
E il ragazzo: “Che cede all'acqua docile,
a lungo andare, la pietra più tenace.
Quel che è duro la perde, capisci?”

6
Per andare finché c'era, di quel giorno,ancora luce
pungolava il ragazzo ora il bue.
E già dietro un pino nero scomparivano quei tre
quando improvvisamente si riscosse
l'uomo e gridò: “Ferma, ehi!

7
Che storia è, questa dell'acqua, vecchio?”
“Ti interessa?” Il vecchio si fermò.
“Io sono solo un gabelliere”, disse,
“ma, chi alla fine vinca, interessa anche me.
Dillo, se tu lo sai!

8
Tu scrivimelo! Dettalo al ragazzo!
Non si può portar via certe cose con sé.
Ce n'è, da noi, di carta e inchiostro.
E anche da cena. Quella è casa mia.
È una proposta, no? “

9
Con lo sguardo allora il vecchio scese
su quell'uomo. Giubba a toppe. Scalzo.
E la fronte tutta fitte rughe.
Oh, non gli parlava un vittorioso.
E mormorò: “Anche tu?”

10
Per dir di no a una cortese preghiera
era il vecchio, o pareva, troppo vecchio.
E così disse forte: “Chi domanda si merita risposta”.
Poi il ragazzo: “E vien freddo”.
“Bene, una breve sosta”.

11
Dal suo bue scese il Saggio
e scrissero per sette giorni in due.
Li nutriva, il gabelliere, e soltanto sottovoce
in quei giorni bestemmiava con i suoi contrabbandieri.
E il lavoro si compì.

12
E una mattina il ragazzo porse
al gabelliere ottantuna sentenze.
E per qualche provvista ringraziando
pei dirupi dietro il pino presero.
Più di così chi può esser cortese?

13
Ma non solo al Saggio si dia lode
che sul libro col suo nome splende!
Ché strappargliela si deve, prima, al Saggio la saggezza.
Anche sia grazie dunque al gabelliere
che la seppe volere.


2010

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Quest’anno è morto un grande educatore ed urbanista, un anarchico britannico (quatre mots qui vont très bien ensemble); non sempre – credo – aveva ragione, ma sempre il suo pensiero “radicale” (che va alle radici) ci interroga e ci inquieta.
"L'idea che una casa debba essere progettata sino in fondo prima di poter avere il permesso di costruzione e il mutuo è ridicola: “Guardi le case di questo villaggio. Molte di loro hanno sviluppato il loro carattere attraverso i secoli, un po' di stile medievale sul retro con aggiunte Tudor e Georgiane.”
Ma la gente che vive in queste case non darebbe probabilmente il benvenuto allo sfruttamento della campagna circostante per quelle che essi considererebbero come baraccopoli? “Sono soprattutto I nuovi arrivati a essere categorici sul fatto di mantenere il villaggio e I suoi dintorni nell'esatto stato in cui era quando essi sono arrivati.” dice Ward, senza dar troppa importanza. “essi fanno un gran misticismo sulla ruralità.”
Sicuramente, comunque, egli non difende la completa eliminazione dei controlli della pianificazione? “io non credo che ci si dovrebbe liberare di essi.” dice. “I ricchi potrebbero far tutto quel che vogliono, se ciò accade. Ma io voglio che il sistema di pianificazione sia abbastanza flessibile da dare un'opportunità a chi non ha casa.”
Intervista a Colin Ward sul Guardian di mercoledì 10 luglio da parte di Chris Arnot
In 2010, Colin Ward has died: he was a great educator and urban planner, a British anarchist (quatre mots qui vont très bien ensemble); maybe he was not always right, but his radical thought is always challenging and questioning for planners and educators.

"The idea that a house should be completed in one go before you can get planning permission and a mortgage is ridiculous. Look at the houses in this village. Many of them have developed their character over centuries - a bit of medieval at the back, with Tudor and Georgian add-ons."
But would the people who live in such houses not be unlikely to welcome the despoiling of the surrounding countryside by what they would see as small-scale shanty towns? "It's usually incomers who are most adamant about keeping the village and its surroundings exactly as it was when they moved in," says Ward, dismissively. "They make a big mysticism out of rurality."
Surely, though, he is not advocating the wholesale slashing of planning controls? "I don't believe in just letting it rip," he says. "The rich get away with murder when that happens. But I do want the planning system to be flexible enough to give homeless people a chance."
Colin Ward, interview to The Guardian Wednesday (by Chris Arnold)
2011